Questione morale, Renzi alla prova

Questione morale, Renzi alla prova
di Carmelo Conte
L'ex ministro Carmelo Conte
L’ex ministro Carmelo Conte

Di certo, Renzi, rafforzato nella leadership e nella credibilità dal successo ottenuto alle recenti elezioni europee, ha impedito che gli scandali della Pubblica Amministrazione deflagrassero politicamente.  Tuttavia, i suoi commenti sulle questioni specifiche, pur se diretti e senza distinguo, sono apparsi un già visto: indignazione per i fatti e fiducia nella magistratura, una prammatica accorta e non del tutto disinteressata. Che ricorda, nella forma se non nella sostanza, l’atteggiamento collaborativo (difensivo) assunto, al tempo di Mani Pulite, dalla Fiat. Quando Cesare Romiti, allora suo Direttore Generale, con una lettera pubblicata sul “Corriere della Sera” del 24 aprile 1993, si rivolse agli industriali invitandoli a collaborare con i giudici. Salvo a svelare nel libro “Storia segreta del capitalismo italiano” di avere scritto quell’articolo su richiesta dei Pm e che ciò era servito a evitargli l’arresto e a depotenziare le inchieste a carico della Fiat. Ebbene, pur essendo molte le differenze tra le due vicende, il raffronto del caso attuale con il precedente storico muove per similitudine dal “chi ha notizie di reato vada a parlare ai magistrati e si dimetta dalle cariche” pronunziato da Renzi, lunedì scorso all’Assemblea Nazionale del Pd. Laddove, senza escludere che egli abbia inteso rivolgere anche un monito ai maneggioni interni al suo partito, è sembrato che volesse innanzitutto manifestare condivisione, a fini politici e di captatio benevolentiae, per l’azione svolta dai magistrati. Una scelta misurata e comprensibile dovuta anche alla circostanza che gli scandali più recenti (Mose di Venezia ed Ex Po di Milano) sono riconducibili in buona parte a ex Pci ed ex Dc, soci fondatori del Pd. In tale logica di “aggancio” si colloca, secondo alcuni, anche la decisione di incaricare il dott. Raffaele Cantone, magistrato di valore molto stimato tra i suoi colleghi, di compiti straordinari per reprimere la corruzione. Quest’interpretazione appare, però, poco credibile e comunque forzata. Invero, i primi a eccepire e a sollevare dubbi sui poteri da conferire al loro collega sono stati i vertici della magistratura. Che si sono appellati, in nome di un principio costituzionale, al diritto dovere di evitare il rischio, anche indiretto, di una sottomissione al Governo di una funzione giudiziaria che, comunque svolta, deve essere insindacabile e autonoma. Tuttavia, nel dare atto al Governo di avere accolto tale rilievo e di avere coerentemente circoscritto i poteri di Cantone evitando che la funzione giudiziaria fosse ingabbiata nella straordinarietà (il commissario anti mafia e il commissario anti corruzione), non può passare sotto silenzio un problema di sistema non meno rilevante. Che attiene al cosiddetto “controllo di legalità”, espressione con la quale si suole definire l’esercizio della giurisdizione, mentre il compito della magistratura non è controllare la legalità dei comportamenti di tutti, e ancor meno di risolvere la questione morale che attiene alle condotte collettive e al superamento delle ingiustizie sociali, ma di reprimere l’abuso di chi delinque. Un’inversione di funzioni che Roberto Bobbio definisce giuridicismo per segnalarne la degenerazione rispetto al diritto naturale. Ecco, questo potrebbe essere il discrimine tra i doveri della politica, le competenze assegnate al dott. Cantone e il ruolo della magistratura ordinaria. Un criterio generale che consentirebbe di evitare, anche a livello locale, sia conflitti tra politica e giustizia sia convivenze tra cattiva politica e malagiustizia. A condizione, questo il punto dirimente anche per Renzi, che sia data una risposta a un interrogativo non più eludibile: è possibile riformare e costruire un sistema in cui, come sostiene Emanuele Macaluso, i partiti abbiano un ruolo diverso da quello avuto nella Prima repubblica e da quello che “non” hanno avuto nella Seconda, ma che tuttavia siano una forza di rappresentanza?

(da La Città del 22 giugno 2014)

 

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *