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Quirinale, ma perché il Pd si ostina con nomi che sanno di muffa?

Quirinale, ma perché il Pd si ostina con nomi che sanno di muffa?
di Pasquale De Cristofaro

l43-marini-vitalizi-130227135034_big-960x637Lo ammetto, non ho mai amato Amato. Ora, poi, che lo danno per favorito con D’Alema alla presidenza della Repubblica, lo amo ancora di meno. In realtà, li trovo entrambi inaffidabili. Mi rendo conto, però, che sono i “magnifici due” che potrebbero dare ancora un po’ d’ossigeno a questa classe politica che ha sgovernato alla grande in questi decenni e che proprio non ci pensa a farsi da parte. Troppo sottile il suo ingegno politico per i miei gusti; uomo scaltro e capace, Amato è il candidato perfetto per un Paese al tramonto. Mi spiego meglio. In quest’ultimo anno, con una crisi che mordeva nella carne viva del paese reale, con esodati, cassintegrati, cinquantenni che si sono trovati all’improvviso in mezzo ad una strada senza più stipendio e senza la possibilità d’agganciare un benché minimo straccio di pensione, il professore Amato ci spiegava in televisione le “ragioni della crisi”. Il terzo canale della RAI, quindi il servizio pubblico pagato con i nostri soldi, metteva su, addirittura, una trasmissione. Nulla di più grottesco e drammatico al tempo stesso. Sentir parlare di crisi Amato, uno tra i pochi grandi garantiti di uno stato ormai sull’orlo del precipizio, ha assunto un sapore beffardo e inaccettabile. Lo avrei visto meglio discutere degli stessi temi in una assemblea pubblica composta da giovani disoccupati senza più speranza di futuro, da disperati che non riescono più neppure a mettere insieme il pranzo con la cena per i propri figli, da tutti coloro che non riescono più a curarsi perché non riescono a pagarsi le medicine, da chi con dignità deve ormai fare la fila alla Caritas per poter mangiare un pasto decente, ecc; lì, non protetto dallo schermo della televisione, lo avrei visto volentieri spiegare le diseguaglianze inaccettabili che hanno portato in questi anni persone come lui ad accumulare tanti e tali privilegi di casta che gridano vendetta. Si dirà che il talento e il genio vanno pagati. Rispondo a questa obiezione semplicemente facendo osservare che se ci troviamo in queste situazioni un po’ di responsabilità di questa vecchia classe dirigente pure deve essere messa in conto; o sbaglio? Per non parlare dell’immenso potere che in questi anni hanno esercitato in tutti i settori, sistemando nei posti chiave famigliari ed amici. Basta. Non se ne può più. Intanto la colpa dello stallo la si butta tutto su Grillo. Lui, per il Quirinale aveva proposto la Gabanelli, ottima giornalista, o Strada o Rodotà. Perché il PD si ostina con nomi che sanno di muffa e vecchia politica; se proprio vuole svoltare, Rodotà potrebbe essere il candidato giusto. La verità è che il Partito democratico non è più il partito che ha a cuore le ragioni degli ultimi ( caso mai lo è stato in passato), è diventato da tempo il partito degli apparati, dei garantiti e dei burocrati. Purtroppo la sua base è composta ancora da tantissimi operai, studenti, precari che però, cinicamente dopo ogni elezione vengono brutalmente scaricati. Questa, a mio modo di vedere, è la cruda verità.

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