Racconto della crisi e doppiezze della scienza economica

Racconto della crisi e doppiezze della scienza economica
di Alfonso Liguori

url-1È un periodo che per motivi facilmente comprensibili parliamo e sentiamo parlare tantissimo di economia. Anche troppo forse.

In questo surplus comunicativo c’è un elemento che è forse da chiarire, o meglio disvelare, e che potrebbe aiutare tutti noi a districarci tra le mille informazioni.

Prendiamo il tema ormai centrale del dibattito, quello che ci ha messo 12 anni per venire finalmente considerato come fondamentale: euro sì/ euro no.

Capita, ad esempio, di vedere in trasmissioni televisive, tipo “La gabbia” un dichiarato giocatore di poker, Mario Adinolfi, contrapporsi con determinazione a un professore di economia, Antonio Maria Rinaldi. Oppure che a un imprenditore si contrapponga un politico che magari ha studiato giurisprudenza o medicina.

In questi casi, il suggerimento che mi permetto di darvi è: fermatevi un attimo, staccatevi dalle cose che i due contendenti si dicono e chiedetevi: “Ma avrà più senso fidarsi di un professore di economia o di un giocatore di poker?”. Perché, non so l’avete notato, ma è strano: basta che uno sia in televisione a parlare di qualcosa e subito gli diamo credibilità senza minimamente considerare la sua storia professionale o gli studi di provenienza. Così succede anche che un politico – al quale per altro mai daremmo credibilità soprattutto in questo momento – contesti le affermazioni di un imprenditore, come è avvenuto ultimamente al programma di Giletti “L’arena”, e noi siamo lì a credergli, mentre prendiamo per non buone le parole dell’altro che tutti i giorni si reca in azienda a combattere sul campo la crisi. Per capire un po’ meglio le cose, allora, ci conviene forse fare una pausa e rifarci la domanda di partenza: “Ha più senso credere a un economista o a un giocatore di poker?”.

Può succedere però che in tv vi appaiano due economisti. E allora, come si fa?

Può sembrare complicato ma anche in questo caso non lo è se avrete la pazienza di seguirmi un momento, e abbiate la volontà di staccarvi dalle cose che vengono dette e osservare il meccanismo. È come guardare una partita di calcio: inquadratura da vicino vedete solo il giocatore o pochi giocatori che manovrano palla, se inquadrate dall’alto potete osservare la squadra nel complesso. Dunque, nella situazione dei “due economisti” dovete scegliere l’inquadratura dall’alto.

Perché ci rivolgiamo a un esperto, per esempio un medico, un ingegnere, un avvocato? Perché dobbiamo affrontare un problema complesso, non alla portata nostra o degli studi che abbiamo fatto, e perché invece lui ci ha dedicato una vita.

Da un lato avete un economista che vi sembri che parli difficile, che esprima concetti complicati, che vi è faticoso seguire. Qui siete voi che dovete fare il piccolo sforzo di “andare verso la cosa complicata. Ma siccome politica e televisione, oggi, vi hanno abituato al “linguaggio della portiera”, vi sarete certamente impigriti e dunque tendere ad allontanare da voi “l’amaro calice”, cioè il discorso complesso.

Dall’altro lato, avete un economista che vi dice, sotto sotto (ribadisco: sotto sotto!), una cosa rassicurante: “Tutti possono parlare di economia e fare economia, perché in verità si tratta solo di fare il così detto conto della serva: guadagno mille, spendo duecento in alimentari, duecento in bollette, duecento in vestiti, duecento in rate per l’auto, restano duecento!”. Ah, che bello, ora ho capito e non ho fatto nemmeno nessuno sforzo, è come fare i conti con lo stipendio, solo che le cifre sono più grandi: lo Stato incassa 800miliardi e ne spende tot in questo, tot in quello, si può risparmiare qui e tagliare qui e tutto va a posto.

A questo punto, vi deve venire un sospetto. L’Economia è una scienza, una cosa complessa che ha tante e tante ramificazioni e secoli di studi e analisi: economia politica, aziendale, macroeconomia, microeconomia, ecc. ecc. Come è possibile che tutto si risolva negli stessi conticini che faccio a casa?

In realtà quel secondo economista vi sta illudendo, e se lo fa, fatevi venire il sospetto che abbia una ragione, o meglio ancora un secondo fine, secondo fine che siccome l’Economia è una scienza, voi non potete cogliere, meno che mai mettendo in stato di “pigrizia” il vostro cervello.

È come se un medico vi dicesse che potete operarvi da soli o potete operare il vostro amico, se un ingegnere affermasse che potete costruivi un grattacielo senza tanti calcoli strutturali complessi. Vi fidereste di tali professionisti? Credo proprio di no. Però siete pronti a fidarvi di un economista che vi fa credere che basti fare bene “il conto della serva”, magari perché sta in tv.

A questo punto, l’ultima domanda, quella determinante: perché dei due professionisti uno mi illude?

Non è difficile, so che lo avete già compreso: perché fa parte di un gioco, un grande gioco in cui si usano i mezzi di comunicazione per nascondervi le verità e si usano professionisti perché le verità vi giungano distorte ad arte; così mentre voi vi illuderete che il problema sia l’evasione fiscale (dimenticando che esiste da sempre, quindi forse il problema non è lì), quelli di cui lui fa gli interessi continueranno a fare i loro complessi giochi sulla vostra pelle, giochi nei quali voi non potete entrare, perché da un lato vi vengono negati gli strumenti per comprendere, e dall’altro perché è più comodo essere vittime della propria pigrizia.

Il disonesto risolve la questione con uno slogan: “Se usciamo dall’euro perderemo il 70% (Boom!) del nostro potere d’acquisto!”; l’onesto comincerà con il dire: “Adesso vi spiego perché non è vero…”, e qui, avete già spento il cervello.

Ogni tanto chiediamoci se la crisi economica non sia anche un po’ colpa nostra.

redazioneIconfronti

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