Mer. Giu 26th, 2019

I Confronti

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Rapimento Spinelli. Berlusconi avrebbe pagato 8 milioni?

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Indagini in alcune agenzie bancarie italiane e svizzere sul contenuto di tre cassette di sicurezza

Ci sono più domande che risposte, al momento, nel caso del sequestro-lampo di Giuseppe Spinelli, il tesoriere di Berlusconi, costretto in casa sua, da tre uomini armati, a chiamare l’ex Premier per farsi latore di una asserita offerta di documenti scottanti in cambio di 35 milioni di euro. Il rapimento, tenuto nascosto per un mese nonostante il rilievo delle personalità coinvolte, e nonostante si fosse subito risolto con il rilascio delle vittime – il ragioniere e sua moglie, Anna Rasconi – è stato rivelato solo oggi in concomitanza con gli arresti, sei. Si tratta di tre italiani e tre albanesi (nella foto), che farebbero pensare a un goffo tentativo di “colpo grosso” da parte di delinquenti comuni. Una serie di anomalie nella dinamica dell’accaduto, e i ripetuti “non so” degli investigatori in conferenza stampa, poi, hanno suscitato non poche perplessità. Tanto da far parlare di “giallo”, soprattutto attorno al particolare del cd con misteriosi documenti alcuni dei quali Francesco Leone, ritenuto il “regista” della banda, ha fatto vedere a Spinelli cercando di farli passare per un imbarazzante dossier che avrebbe avuto risvolti estremamente favorevoli al Cavaliere nella vicenda del cosiddetto Lodo Mondadori a scapito di Carlo De Benedetti e di Gianfranco Fini. Una chiavetta con 7 ore di filmati e un foglietto con appunti a mano che però non sono stati ancora recuperati. Chi li ha? I rapitori se li sono portati via o sono stati consegnati per una valutazione? Tutta la dinamica dei fatti, peraltro, con l’aggressione sulla porta di casa, l’atteggiamento minaccioso ma non violento, la richiesta di intermediazione al termine della quale, come nulla fosse, i sei se ne sarebbero semplicemente andati (limitandosi a fare una telefonata nel pomeriggio per sapere cosa aveva risposto Berlusconi) non è certamente consueta. Anche dopo il rilascio, poi, la ritardata denuncia (un fax partito dallo studio legale Ghedini-Longo giunto in Procura, a Milano, nel pomeriggio del giorno seguente alla liberazione, con più di 24 ore di “buco”) è un fatto inoppugnabile e poco motivato. Come se non bastasse poi l’episodio della scorta personale dell’ex premier inviata a “prelevare” Spinelli e la moglie per portarli in un luogo “più sicuro”, scorta che forse non sapeva nulla dell’accaduto, o forse aveva ordine di non interessarsene perché avrebbero proceduto altri, compongono un quadro molto sui generis. Di certo Spinelli ha raccontato ai magistrati di essersi subito recato a parlare con Berlusconi e l’avvocato Ghedini ad Arcore, cioè appena dopo la liberazione, e di essere poi tornato a casa. Lì, ha ricevuto una telefonata dai sequestratori, che gli hanno chiesto cosa avesse detto Berlusconi sentendosi rispondere che il Cavaliere era intenzionato a “fare verifiche” e ad “acquisire il materiale alla luce del sole”. Una risposta che ha causato l’interruzione di ogni ulteriore trattativa. Una giornata dai contorni poco precisi, quindi, ma che forse, più semplicemente, è trascorsa nel tentativo di valutare la bontà di quelle misteriose informazioni, riservatamente e prima che finissero in mano ai magistrati. Tanto che Berlusconi, in quei due giorni, saltò alcuni importanti appuntamenti ufficiali. Alla fine, però, pare non sia stato pagato nessun riscatto. Accertamenti invece sono ancora in corso presso alcune agenzie bancarie italiane e svizzere sul contenuto di tre cassette di sicurezza, forse portato oltreconfine. Cassette – rileva il gip – “accese proprio in collegamento al sequestro Spinelli” e a cui i sequestratori “davano estrema importanza”. Forse il luogo dove i sei (ma per gli inquirenti mancano all’appello altri presunti complici) speravano di farsi versare un acconto sul prezzo per i “documenti”? Indiscrezioni sono trapelate anche sulla cifra: 8 milioni di euro. Sta di fatto che le indagini al momento si muovono nello scenario di un sequestro a scopo di estorsione, nato dal progetto di un tentativo di truffa finito male. Ad avvalorare questa ipotesi lo scarso spessore criminale dei sequestratori, tra i quali spicca uno degli inventori dei sequestri lampo in Italia, Francesco Leone, per un certo periodo anche collaboratore di giustizia ma recentemente tornato a commettere reati.

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