Mar. Ago 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Ratzinger contro Ratzinger

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di Luigi Zampoli
di Luigi Zampoli

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Le dimissioni del Pontefice Benedetto XVI, saranno inevitabilmente oggetto di raffinatissime disquisizioni ed interpretazioni da parte della vasta pletora dell’intellighenzia mediatica.
Dalla liturgia “porta a porta” (è proprio il caso di dirlo) del salotto di Bruno Vespa, ai talk-show nazional-popolari che imperversano sulle nostre televisioni, sarà un diluvio di opinioni, parole in libertà, riflessioni magari appropriate, ma, soprattutto, di escatologiche disquisizioni sul significato recondito di questo gesto, previsioni ardite sul futuro della Chiesa Cattolica.
C’è da aspettarsi una sorta di “chiamata alle armi” dei molteplici grilli parlanti che, in questo momento, ardono dalla voglia di trovare una qualsiasi ribalta televisiva o, in subordine, della carta stampata, per esternare il loro originalissimo sforzo cerebrale sulla vicenda.
Si sprecheranno i paragoni con il predecessore, Giovanni Paolo II, che ha esercitato il suo magistero fino all’ultimo respiro, tra atroci sofferenze, si metterà l’accento su una scelta che, al di là di lontanissimi precedenti che si perdono nella notte dei tempi (come quello di Celestino V), si rivelerà di sicuro riferimento per i prossimi Pontefici. Alcuni commentatori, come il direttore di repubblica Ezio Mauro, hanno subito definito la scelta di Ratzinger, “il momento dell’ingresso nella modernità della Chiesa”, fatta, quindi, anche di avvicendamenti alla guida dell’Istituzione, quasi che il papa si sia comportato alla stregua di un “normale” Capo di Stato.
Ma si sa che il Papa dimissionario, almeno per quanto riguarda l’immediato futuro, rimarrà in Vaticano, all’interno di un monastero di clausura, per un periodo, non si sa quanto lungo, di preghiera ed esercizi spirituali.
Rimane dunque la realtà di un uomo che, liberatosi del suo sacro fardello bianco, rivendica ora la solitudine e il silenzio come propria condizione di vita liberamente scelta, sotto il peso della sua debilitazione fisica… un gesto di profonda umanità figlio del bene più prezioso su cui una persona, sia pure illuminata da una fede assoluta ed investita del ruolo di Vicario Cristo, può fare affidamento nei frangenti cruciali della propria esistenza: la propria coscienza.
Nel momento di profondo travaglio personale la coscienza dell’uomo Joseph Ratzinger è prevalsa sulle convinzioni cristiane del Pastore universale Papa Benedetto XVI.

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