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Ratzinger era rimasto solo: umile e rivoluzionario il suo gesto

Ratzinger era rimasto solo: umile e rivoluzionario il suo gesto
di Aniello Manganiello

donanielllllllRitengo che Papa Benedetto XVI abbia compiuto un gesto di grande umiltà e di responsabilità, un gesto profondamente meditato e per nulla sovrapponibile ad atteggiamenti superficiali e reattivi che, peraltro, non rientrano affatto nello stile di un Pontefice colto, profondo e teologo come è stato Ratzinger. Da oggi sperimenteremo, pertanto, l’assenza-presenza di un grande Papa che, per la prima volta in maniera tanto libera e volontaria nella storia della Chiesa, saprà farsi, ad un tempo, ombra e doppio, e magari vestendo “una semplice tonaca nera (perché non sanno bene nemmeno come vestirlo) – osserva Stefano Di Michele sul Foglio – volgerà lo sguardo e tenderà l’orecchio: ma sguardo cieco ed orecchio sordo, esattamente come nel chiaroscuro di un confessionale dove pensieri e segreti e voci non hanno destinazione terrena”. Sarà la fine di una millenaria mitologia, perché il Pontefice ha tracciato uno spartiacque deciso e netto tra una visione monarchica del Papato e una visione più umana e comprensibile di questo altissimo servizio.
La Chiesa ha un cammino da compiere nell’umanità, un percorso che si realizza nel divenire della storia delle civiltà e che deve manifestarsi nell’attenzione costante ai bisogni di una umanità sempre più smarrita a causa della laicizzazione irresistibile e di una secolarizzazione che si insinua, soprattutto tra le giovani generazioni, come un vento che sradica le certezze di cui il Cristianesimo rappresenta la sintesi più convincente e attuale.
Una Chiesa operosa e operativa deve essere all’altezza del servizio al quale è chiamata e probabilmente la stanchezza e le condizioni di salute precarie non consentivano a Papa Ratzinger di spendersi come egli avrebbe voluto, da interprete fedele delle necessità della Chiesa di Roma nel tormentato e inquieto terzo millennio. Da questo punto di vista, il gesto del Papa mi appare profetico e rivoluzionario, perché indica una traiettoria più autentica per la missione della Chiesa e rivoluziona antiche certezze, tutte più o meno innervate su comode e acritiche adesioni ad una “ortodossia” dei comportamenti spesso asfittica.
Mi sia consentito di aggiungere, inoltre, una considerazione per così dire emotiva nel commento del gesto del Papa Benedetto XVI. Mentre Papa Giovanni Paolo II aveva avuto nel cardinale Ratzinger una forte spalla e un fedele consigliere per le sue decisioni, la mia impressione è che questo Papa fosse davvero molto solo. E credo proprio che tale solitudine lo avrà convinto a lasciare, perché unita alle sue condizioni di salute ormai irreversibilmente precarie avrebbe reso penoso, oltre che faticoso, un ruolo per il quale è impossibile prescindere dal consenso e dal conforto dei compagni di viaggio.
L’auspicio è che questo grande gesto induca le gerarchie ecclesiastiche a favorire una salutare discontinuità con il passato e con il presente prima che sia troppo tardi e possa percepirsi, sempre più diffusamente, la lontananza della Chiesa di Roma dai destini dell’umanità e soprattutto dalla sorte e dalla salvezza degli Ultimi.

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