Home
Tu sei qui: Home » Archivio » Ravveduto (Libero Grassi): i rifiuti in Campania come la sanità in Lombardia

Ravveduto (Libero Grassi): i rifiuti in Campania come la sanità in Lombardia

Ravveduto (Libero Grassi): i rifiuti in Campania come la sanità in Lombardia
di Silvia Siniscalchi

Delle “authority” nominate dal Cnel che possano controllare la pubblica amministrazione, tanto nel settore rifiuti come in Campania, quanto nella sanità come in Lombardia. È questa la proposta lanciata da Marcello Ravveduto, dottore di ricerca in Storia e Sociologia dei media e dell’industria presso l’Università di Salerno, presidente dell’associazione antiracket “Coordinamento Libero Grassi” e autore, tra gli altri, del rapporto “Sos Impresa” di Confesercenti, alla luce anche dell’indagine che ha riguardato 154 tra dipendenti, dirigenti, revisori dei conti e consulenti del lavoro dell’ex Consorzio di Bacino Salerno 2.
Dottor Ravveduto, ha letto quanto accaduto al Consorzio di Bacino Salerno 2?
È un caso molto simile a quanto accade in altri posti.
Simile a molti altri casi solo in Campania o in tutta Italia?
Da quanto è emerso anche nel rapporto Sos Impresa abbiamo rintracciato che nella pubblica amministrazione italiana c’è sempre più un andamento legato ad auna gestione molto privatistica, una gestione pseudo manageriale…
Un tempo sembrava una cosa positiva per la pubblica amministrazione.
Sì, ma ci si è ormai resi conto che questo tipo di gestione non è più legata a criteri di efficacia e di efficienza. Dietro si celano sempre interessi personali di pochi.
E la politica continua a gestire e a cadere nell’antico vizio della lottizzazione per creare consenso?
La politica continua a sfruttare la situazione attraverso il sistema diffuso dello spoil system, creando dei circuiti che mirano a dare vita semplicemente a logiche di sistema clientelare. Ad esempio, vediamo quello che sta accadendo con la sanità in Lombardia: si era pensato che facendo entrare in alcuni settori dei capitali privati si potessero ottenere delle efficienze. Non si è fatto niente altro che determinare, anche in settori strategici come la sanità, sistemi privatistici. Del resto anche un partito come la Lega Lombarda è arrivato ad avere rapporti con i mafiosi.
Questo vuol dire che siamo nella piena logica gattopardesca, in Italia in tanti anni non è cambiato nulla?
Secondo me, invece, la situazione è peggiorata. Vede, la seconda repubblica era stata tacciata per essere antistatale, nel senso di meno pubblica. Si era introdotto il criterio della managerialità. In 20 anni si era detto che si volevano evitare i controlli eccessivi dei partiti politici, del leader di turno, del presidente o del sindaco di turno. Si era prospettata l’idea che si doveva staccare la gestione dei servizi dalla politica. Ancora oggi la politica non solo controlla ma gestisce attraverso i carrozzoni. In passato, è vero, c’era anche una logica assistenzialistica, ma nella pubblica amministrazione vigeva comunque il criterio dello sviluppo, non c’erano interessi privatistici che coprissero questa idea.
Un modo di vedere che fa quasi spavento. Lei, da studioso, non intravede alcuna situazione che si opponga alla logica del carrozzone nella pubblica amministrazione?
Io credo nella logica del maggior controllo pubblico, i manager non devono essere sottoposti alla verifica del politico del momento, ma di diversi centri di controllo che devono prestare la propria attenzione. E poi deve intervenire la Corte dei Conti. È necessario il suo maggior intervento. Oggi di fronte alla corruzione c’è bisogno di più attenzione della Corte dei Conti. In qualsiasi ente, dai comuni agli enti centrali si tenta di trasformare la pubblica amministrazione in attività con interessi privatistici.
Davvero in tutti? Mi sembra troppo adesso, alcuni Comuni, ad esempio, non hanno la possibilità che avevano un tempo di gestire, spostare danaro, drenare consenso. Non crede?
Io ritengo che tutti gli enti di rappresentanza politica, anche i sindaci, i presidenti di Provincia, di Regione, riescano ad infilare interessi privatistici nei budget pubblici. Il budget deve essere soprattutto sociale.
E per questo servono maggior controllo pubblico. Ma in questo modo non rischiamo, di nuovo, di unire in una sola classe controllori e controllati. Tutti appartenenti alla politica. E tutto rimane invariato?
Infatti credo che l’Italia debba finalmente smettere di pensare solo alle authority di controllo e garanzia ma le debba realizzare davvero. E non come dei privati cda aziendali da spartire all’interno della politica. Devono essere organi come il Cnel a nominare le authority, che devono cominciare a svolgere il lavoro di controllo sulla Pubblica amministrazione a tutti i livelli.
Proprio di recente il Cnel è stato tacciato di inutilità. Con la sua proposta riacquista valore?
Non è assolutamente un organo inutile. È il luogo delle forze sociali del paese e quindi dove si possano nominare i componenti delle authority autonome. E poi proprio nel Cnel si continuano a svolgere studi su questi fatti, su questi settori presi in considerazione.
Giusto, ritorniamo ai fatti. La “monnezza” in Campania come la sanità in Lombardia?
Si è creato un contesto criminale in questo settore che lei fa bene a chiamare “monnezza”. E questo anche perché lo Stato negli scorsi anni ha avuto pochissima attenzione per il settore ambientale. Considerandolo al pari di un volontariato marginale. La politica in Italia per anni non si è mai occupata dell’ambiente. A meno che non si trattava di nominare propri rappresentanti nei carrozzoni. C’è stata un’assenza della cultura ambientale. E così è venuto fuori il sistema dei consorzi, sistema clientelar-criminale.

Informazioni sull'Autore

Ricercatore Università degli Studi di Salerno

Numero di voci : 111

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto