Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Regionali, occhio alla comunicazione e alle “patacche”

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di Andrea Manzi
di Andrea Manzi
Andrea Manzi
Andrea Manzi

L’imminente campagna elettorale per le Regionali, che vedrà contrapposta la potente macchina istituzionale che fa capo a Stefano Caldoro, sorprendentemente munifica negli ultimi mesi, allo schieramento di centrosinistra rappresentato dal partito-non partito del Pd, forte della sola sua insanabile frantumazione interna, pone agli elettori un problema di verità. Capire, cioè, quali siano effettivamente, dietro le apparenze, i blocchi contrapposti, quali interessi strategici ed economici essi rappresentino, quali programmi saranno capaci di ideare e realizzare, soprattutto di quale progetto di Regione sapranno farsi interpreti e quali concreti rapporti pensano di intrattenere con la sempre più evanescente pratica della legalità. Un tempo a tali domande era facile rispondere. Al cittadino bastava guardare dentro quanto restava della “piazza”, luogo dove politicamente si mostrano le virtù (Aristotele). La piazza e la polis si sono poi ingrandite e la ricerca della verità è avvenuta attraverso partiti, sindacati e organi d’informazione. La stampa e l’opinione pubblica hanno così preso il posto dell’antica piazza, che è stata negli anni addirittura sostituita da una piazza tecnologica, nella quale il tele-vedente ha spesso conferito il proprio consenso sulla base di una disarmante ingenuità politica.

Occorre perciò fare attenzione alla comunicazione anche nelle sue forme più apparentemente rassicuranti, come Internet, che se da un lato favorisce la diffusione orizzontale delle informazioni, sottraendo tale compito alle istituzioni politiche o culturali, dall’altro pone problemi di alfabetizzazione informatica al fine di garantire pari opportunità nell’accesso alle notizie e alle fonti. Proprio a causa di una mancata alfabetizzazione specifica, la radio negli anni 20 determinò il risultato delle elezioni americane e nei decenni successivi fu la tv, per lo stesso motivo, a pilotare altri esiti, e non soltanto in America. Così come la conoscenza dei caratteri di stampa favorì l’identità e la cultura degli uomini del tempo, la comunicazione continua a “determinare” i risultati elettorali. A ciò si aggiunga che i contrappesi risultano inadeguati sia in Italia che nel mondo, tant’è che vale ancora la regola non scritta secondo la quale una saggia comunicazione incide molto più di una buona politica. Tra l’altro, i partiti che un tempo polarizzavano attenzione e controllavano il consenso anche attraverso i rapporti interni di forza, evitando la riduzione dell’area politica al semplice triangolo esterno “candidato-emittente-elettore”, sono diventati essi stessi delle micro aziende di promozione personale o addirittura agenzie pubblicitarie per il sostegno dei leaderismi.

La conseguenza è drammatica, perché si può vincere (o perdere) una competizione senza alcun merito (o demerito), per il solo sapiente coinvolgimento emotivo delle masse e in particolare di sub-gruppi che vivono talvolta sul bagnasciuga campano della legalità.

Sono pensieri della domenica un po’ angosciosi, i nostri, ma non peregrini, perché quando emerge una vitalità regionale irrefrenabile, dopo anni di paralisi istituzionale inspiegabile e offensiva per i cittadini, tale “rivoluzione” alla vigilia del voto appare a dir poco sospetta, oltre che irritante. Così come non è tollerabile apprendere dalle cronache di onorari superlativi destinati da Comuni in grave crisi a professionisti anonimi e comunque molto modesti della comunicazione, il che rende legittimo chiedersi se, per caso, dietro gli inspiegabili ingaggi non si nasconda il tentativo di “acquisto” di aree di influenza nel mercato sotterraneo dell’accredito e del consenso pubblico, anche al fine di pilotare meglio qualche candidato nella sfida di Santa Lucia. Ovviamente, sempre con il pagamento del conto spedito al povero cittadino-contribuente.

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