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Regione Campania, i consiglieri spendono senza giustificare

Regione Campania, i consiglieri spendono senza giustificare

Per ottenere il rimborso spese i consiglieri regionali campani compilavano un modulo che, secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Napoli, non conteneva l’indicazione della causale. Il modulo è agli atti dell’inchiesta condotta dal pm Giancarlo Novelli e coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco per fare luce su presunte irregolarità nell’impiego dei fondi destinati ai gruppi consiliari e ai consiglieri della Regione Campania. Il modulo è un prestampato di tredici pagine. «Il sottoscritto consigliere regionale…, titolare del diritto di iniziativa legislativa dichiara di aver sostenuto le spese per complessivi euro…», riporta il testo. Sono indicati tutti i riferimenti normativi per chiedere il rimborso spese, il periodo a cui si fa riferimento, la dichiarazione che «le spese non sono state erogate a coniuge, convivente, parenti o affini entro il quarto grado» ma non v’è indicazione della causale.
Dopo la bufera avvenuta all’interno della regione Lazio, l’attenzione è rivolta anche alla Campania. Al Consiglio regionale di Napoli, infatti, tocca fare i conti con i controlli della Guardia di Finanza. La questione nasce però molto prima del polverone sollevato da Fiorito & company, quando, nel luglio di quest’estate, i militari perquisiscono studio e casa del consigliere Udeur Ugo De Flaviis, alla ricerca di possibili riscontri dell’assunzione della ex cognata del consigliere in un’azienda informatica in contatto con Palazzo Santa Lucia, per giungere infine alle accuse di corruzione e abuso d’ufficio.
Da questo momento in poi, le indagini si espandono a ragnatela, fino ad arrivare a vertere sulle intere spese del consiglio regionale; le voci principali su cui vertono le indagini sono proprio quelle su cui più risulta difficile fare chiarezza: Consulenze, meeting e gadget, studi professionali su materie di interesse politico, congressi, happening, finanche sondaggi demoscopici e progetti per l’imprenditoria giovanile o per la formazione dei senza lavoro. Tutte spese che ovviamente, stando ai registri contabili del palazzo Santa Lucia sono ben cristalline. Fino ad arrivare al modulo che, secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Napoli, non conteneva l’indicazione della causale.

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