Regione Campania, un salasso per fitti, auto, fotocopie e cancelleria

Regione Campania, un salasso per fitti, auto, fotocopie e cancelleria
di Mario Amelia

Per penne, carta, fotocopie, tastiere, computer, mouse e non solo, la Regione Campania, e lo sa bene l’assessore al patrimonio Ermanno Russo (nella foto), ha speso nel 2011 113 euro per abitante, considerati i 5.834.056 residenti in Campania, si raggiunge la cifra record di 659.248.328 euro. Una cifra davvero importante, altro che tagli e spending review. Si tratta di quasi 700milioni di euro di “consumi intermedi” finiti nel mirino del governo Monti. La Regione Campania, in questa speciale classifica delle alte spese per consumi intermedi, è seconda solo alla Basilicata (con 147,5 euro ad abitante). Per la cancelleria e materiale informatico, ad esempio, la Regione Lombardia nel 2011 ha speso 9 euro ogni 100 abitanti, il Piemonte 55 euro e la Sicilia 102 ogni cento residenti. Mentre tra i comuni capoluogo la sorpresa arriva con il Comune di Napoli che spende “solo” 530,9 euro per abitante, nel complesso 509.414.721 euro, una delle cifre più basse rispetto alle altre città capoluogo di provincia come L’Aquila (con una spesa pro capite di 3068,8 euro), Milano (1146,3 euro), Venezia (1061,6 euro). Stiamo considerando, in questa speciale classifica, le spese che le Amministrazioni pubbliche sostengono ogni giorno per funzionare gli enti.
Ed in tema di spending reviw, tagli alla spesa e risparmi dalla pubblica amministrazione, facciamo un po’ di conti in tasca alle Regione e ai Comuni. Le spese dei consumi intermedi nei bilanci locali riguardano essenzialmente tre voci: uscite per acquisto di beni – dalla carta e penne dell’economato al carburante per le auto di servizio-, le prestazioni di servizio – manutenzione ordinaria o nuovi strumenti informatici come computer e tastiere -, utilizzo di beni terzi – come immobili in affitto, auto a noleggio o in leasing -. Qualche Regione, però, si permette anche il lusso di far conoscere la propria attività attraverso pubblicazioni di riviste e giornali, trasformandosi in “editori”, e sono altri costi.
Si tratta di tante “libertà” che dopo la scure del governo Monti non tutte le amministrazioni pubbliche potranno più permettersi. Ad individuare chi spende di più, secondo il pacchetto del supertecnico Enrico Bondi, è il censimento telematico dei flussi di cassa realizzato dal ministero dell’Economia: gli enti locali hanno tempo fino al 30 settembre per affinare il tutto, ma la linea è tracciata dalla stesso normativa che prevede l’applicazione automatica dal 15 ottobre della stretta proporzionale alla spesa per i consumi intermedi, in caso di mancato accordo nelle Conferenze Stato-Regioni e Stato-Città.
Il punto di vista, va però allargato, in questo caso. Non ci si deve fermare all’enorme cifra, per consumi intermedi, perché l’efficienza della gestione c’entra solo in parte. Il problema vero, infatti, nasce soprattutto dal fatto che nei bilanci locali anche i consumi intermedi rappresentano una realtà molto diversificata al proprio interno, che insieme alle penne abbraccia per esempio i contratti di servizio per i trasporti o lo smaltimento dei rifiuti. Ci si nasconde di tutto in questa voce. Ed ecco che cresce a dismisura. Le cose più emblematiche si vedono proprio nei bilanci dei Comuni che sono più piccoli di quelli delle Regioni, ma sono presenti in tutti i livelli di Governo. Chissà se si riuscirà a correggere gli sprechi, senza intaccare i già scarsi servizi.

m.amelia

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