Renzi, dalla brace alla padella

Renzi, dalla brace alla padella
di Beatrice Benocci

Matteo-Renzi1Ci siamo, Renzi è al governo, forse. Nessuno, sia esso renziano o meno, avrebbe voluto questo. Il desiderio era quello di andare a elezioni, vincerle e poi vedere Renzi alla guida del nuovo governo. Ma qualcosa è andato storto. La sensazione è quella di essere stati presi in giro, ma non da Renzi, da chi ha tirato la corda e alla fine ha fatto capire che la legge elettorale – che stiamo tutti aspettando – non sarebbe arrivata. Solito calcolo politico del tira e molla. Chiaramente parliamo di Letta e del suo governo. Il timore di Letta era sicuramente quello di non poter andare avanti una volta approvata la legge elettorale, e così ecco uscire dal cappello “impegno Italia”, il cui fondamento era nessun limite temporale all’azione del governo. Ora Renzi si gioca tutto e con lui tutti noi. E alla fine è opportuno dirsi giochiamocela, anche perché se ci voltiamo indietro ci viene la nausea e il mal di pancia. Ma questo senso di “ovosodo”, che non va né giù né su, ci viene anche se guardiamo alla cronaca di questi giorni, quella provinciale, legata alla scelta del candidato PD per la Segreteria Regionale. Già la vista delle liste lasciava perplessi: ancora una volta gli stessi nomi, qualche inserimento di “giovani” e soprattuto il pollaio alla Bersani  del “io giro la ruota” e del “sotto a chi tocca”. La conclusione è stata ancora una volta imbarazzante e deludente: l’occupazione della  sede PD da parte di Guglielmo Vaccaro e l’intervento della Procura. E quindi speriamo che il sacrificio a cui ancora una volta vengono chiamati gli italiani valga a qualcosa, almeno valga una nuova legge elettorale per poi andare subito a elezioni. Se, al contrario, questo governo Renzi dovesse durare allora potremo dire che l’Italia può ripartire dalle riforme sostanziali. L’auspicio è che il nuovo corso inizi dall’eliminazione del Senato, delle Province e a mio avviso metta in discussione seriamente il ruolo delle Regioni, spesso centro di sperpero di denaro pubblico, clientelismo, poca efficienza, totale incapacità di programmazione e sviluppo. Non possiamo non citare l’inefficienza del sistema sanitario campano a causa del quale risulta più conveniente non richiedere il ticket per esami e prelievi, poiché il costo degli stessi fatti in privato costa meno. Un’attenta riflessione sull’eliminazione delle Regioni risulta a mio avviso necessaria, al fine di restituire allo Stato compentenze fondamentali e lasciare ai Comuni consorziati e alle cosiddette Città metropolitane materie di loro competenza, con buona pace dei leghisti.

 

Postilla: gli studiosi hanno guardato e guardano con grande interesse al Movimento 5 Stelle, quale esempio di democrazia diretta via web. Ma come interpretare ciò che è successo in questi giorni in occasione delle consultazioni tra il premier incaricato e le varie forze politiche, quando Grillo disattendendo la decisione del popolo del web ha finito solo per esprimere una sua specifica posizione di non dialogo. Tralasciando, quindi, quei pochi minuti inascoltabili e privi di senso, ciò che salta agli occhi è il totale discostamento di Grillo da quanto deciso dal popolo del Movimento 5 Stelle. In definitiva, si è trattato di un totale crollo dell’istituto della democrazia diretta. Andando a leggere i vari commenti degli stessi simpatizzanti del movimento ci si accorge che a fronte di tanti sodali con Grillo, vi sono coloro che non si sono riconosciuti nel leader e nel suo comportamento, che si sono sentiti defraudati e che avrebbero preferito non sciupare un’occasione di dialogo istituzionale tra il M5S e il premier incaricato.

redazioneIconfronti

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