Renzi ‘decisionista’ e Pd ormai ridicolo

Renzi ‘decisionista’ e Pd ormai ridicolo
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Mai come oggi la partecipazione attiva ai processi della politica, tanto affermata in linea di principio e legittimata da un diritto costituzionale ineludibile, è smentita nei fatti. Dopo il trionfo nelle elezioni europee, anche Renzi e il partito democratico non sembrano avere più tanto interesse per le urne. In realtà, l’ex-sindaco di Firenze, essendo profondamente decisionista e molto ambizioso, nonostante la collegialità delle settimanali riunioni della direzione del partito, non ama essere messo in discussione. Forte dei suoi numeri cerca d’imporre la sua azione menando fendenti a destra e a manca. Minacciando di sciogliere il Parlamento al minimo accenno di dissenso, intimorisce deputati e senatori che, legati alla poltrona e senza alcuna dignità, in aula finiscono per digerire l’indigeribile. Ma, dopo tutto, non si può dimenticare che è andato al potere attraverso una manovra di Palazzo. Infatti, la sua carica non è stata legittimata da alcun voto popolare. È bastata la benedizione di Napolitano e un Parlamento messo in ginocchio e reso di fatto impotente anche per il ricorso ormai continuo alla decretazione d’urgenza. Renzi e la sua coalizione, dichiarando di voler raggiungere, costi quel che costi, la scadenza naturale della legislatura, stanno cercando, insomma, di anestetizzare la partecipazione degli italiani ai processi decisionali e consultivi. Quest’ultimi, d’altro canto, per altri e più gravi motivi sembrano aver maturato una disaffezione così profonda verso la politica che ogni azione tesa a far recuperare loro un po’ di fiducia nella “cosa pubblica” è destinata, almeno nel breve periodo, a fallire. Ma perché Renzi è diventato così allergico a dare la parola agli elettori? Innanzitutto, perché è consapevole che il traguardo raggiunto nelle europee, difficilmente eguagliabile in altre occasioni, è stato il frutto di un combinato di eventi favorevolissimi, come gli ottanta euro elargiti a pochi giorni da quelle elezioni per una gran parte di lavoratori della pubblica amministrazione e la sensazione diffusissima nella pubblica opinione che rappresentava l’ultima carta da giocarsi in quel marasma generale. Poi, perché, al di là di tutti i proclami, il premier è ben  consapevole che la sua politica fin qua ha prodotto ben poco in termini reali. La congiuntura economica interna continua ad essere negativa, la disoccupazione ha raggiunto indici drammatici così come il debito pubblico non accenna minimamente a scendere, le tasse locali continuano ad aumentare mentre la fiducia degli italiani ha raggiunto ormai i minimi storici. In tale clima, più si è rintanati nelle proprie certezze e meglio è. La Grecia con tutti i suoi guai, a mio modesto parere, ha mostrato più coraggio. Il suo Parlamento che non è stato capace di eleggere il nuovo capo dello stato ha deciso, nonostante il baratro possibile, di ridare voce al proprio elettorato infischiandosene dei valori in picchiata della Borsa e  dell’Europa. Da noi, diventano un caso perfino le primarie del PD campano. Pur di non far votare le persone si sta precipitando, con grotteschi rinvii, nel più profondo ridicolo.

 

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *