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Renzi è la risorsa (non un problema) per liberare l’elettorato del Sud

Renzi è la risorsa (non un problema) per liberare l’elettorato del Sud
di Alfonso Conte

Se la Prima repubblica è stata caratterizzata da partiti ideologici, fortemente legati allo schema bipolare dominante le relazioni internazionali, e se la Seconda è stata fondata sulla personalizzazione e sul liderismo, la Terza promette (finalmente!) di ancorarsi ad un voto di opinione, liberato da posizioni precostituite ed orientato soprattutto dalla valutazione laica di programmi e persone. Come rilevato da tutti i sondaggisti ed in linea con quanto avviene nella maggior parte delle democrazie occidentali, oggi in Italia il primo partito è quello degli indecisi, i quali, più correttamente, andrebbero individuati in coloro i quali non sono più disponibili a firmare cambiali in bianco e sono stanchi di continuare a turarsi il naso. Si tratta, in molti casi, di elettori indipendenti dagli apparati di partito, disincantati rispetto a passate esperienze di militanza o, per motivi generazionali, del tutto estranei all’idea di legarsi allo stesso partito per tutta una vita. Tale elettorato mobile appare più diffuso nell’Italia Centro-settentrionale, da sempre più vicina e sensibile a dinamiche europee, mentre al Sud, a causa soprattutto di più asfittiche dinamiche economiche, il mutamento appare rallentato dal peso ancora oggi esercitato da rapporti di matrice clientelare.
Se tale analisi fosse esatta, ne discenderebbero alcune conseguenze significative per comprendere meglio il voto delle Primarie del Centrosinistra; innanzitutto, sarebbero del tutto fuori luogo le preoccupazioni espresse da dirigenti del PD relative al presunto sostegno offerto a Renzi da elettori del Centrodestra, finalizzato a scardinare il partito (un giudizio chiaramente inficiato da una visione da Prima repubblica che non aiuta a comprendere gli avvenimenti), poiché appare chiaro, viceversa, che il successo del sindaco di Firenze si spieghi soprattutto con la capacità di attrarre consensi all’interno dell’elettorato mobile. Inoltre, sarebbero infondati anche i timori riguardanti le scelte di Renzi all’indomani della probabile sconfitta al ballottaggio, perché è molto probabile che la sua partecipazione alla consultazione elettorale non sia funzionale tanto alla scelta del candidato di Centrosinistra alla Presidenza del Consiglio, quanto al tentativo di innovare la vita interna dei partiti, favorendo il ricambio dei ceti dirigenti (come più volte da lui sottolineato). Dopo la mobilitazione popolare promossa da Renzi, infatti, appare del tutto improponibile immaginare che la dirigenza del PD (ma è auspicabile che ciò avvenga anche negli altri partiti) possa essere decisa da usurate liturgie del passato come i congressi, da tempo appannaggio di pochi e sempre più alienati (in senso marxiano) professionisti della politica, ignorando il responso di migliaia di liberi elettori. I quali, in molti casi, hanno espresso chiaramente la propria disapprovazione nei confronti di quadri dirigenti tenacemente attaccati alle proprie poltrone ed oggi delegittimati da una realtà profondamente mutata.
Merito di Bersani è aver dato spazio a tali istanze di mutamento e favorito il traghettamento, cui dovrà seguire necessariamente l’individuazione di forme e modi per accelerare la transizione, innanzitutto a partire dalla considerazione di Renzi e dei suoi sostenitori come risorsa e non come problema; se tale indirizzo condurrà anche alla liquidazione della tradizionale prassi clientelare da sempre dominante nel Mezzogiorno e dei quadri dirigenti del PD i quali ne sono interpreti, gli elettori meridionali sentitamente ringrazieranno, convinti di non subire un cambiamento deciso altrove, ma di cogliere i frutti di una nuova liberazione, alla quale, da ostaggi ormai impotenti, non potevano giungere autonomamente.

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Commenti (1)

  • stilo all'occhiello

    Il Pd deve cambiare per forza, non ci sono dubbi. Bersani è un uomo mite, capace certamente più di D’Alema di dialogare con altre “mozioni” interne al partito e di intercettare gli umori, ma non possiamo dire con forza che è l’uomo del cambiamento, è comunque appoggiato dai ‘vecchi’ non solo del partito ma anche della cultura italiana (basta vedere le firme a sostegno) che ormai non hanno più nulla da dire, solo da ricordare (e forse non sempre gli converrebbe). Inoltre i limiti posti alle votazioni non sono un aspetto secondario della faccenda, anzi, mostrano che tanta mitezza è più di facciata che di sostanza. Renzi poteva andare meglio. Come ha detto Vendola, è stato fatto passare il concetto che si trattava di un referendum “del PD” e non del centrosinistra. Invece era necessario, per cambiare e non per “fare finta di” cambiare, fare una vera discussione nel centrosinistra. Molti voti sono rimasti inespressi e sicuramente sarebbero andati a Renzi e Vendola. politicamente non mi sembra un grande risultato quello di Bersani, visto che Renzi è riuscito comunque ad apparire più che un “numero due” un “futuro” leader. per non parlare di Vendola che ora è ago della bilancia…

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