Renzi, gli italiani e la delega ipocrita

Renzi, gli italiani e la delega ipocrita
di Beatrice Benocci
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi

In questi mesi non ho più voluto trattare il tema politico. Il motivo è stato quello di aspettare, comprendere l’azione di governo e vederne gli esiti. Ora, da più parti piovono critiche contro il governo Renzi, molte condivisibili, altre molto pretestuose. Personalmente non sono né soddisfatta, né insoddisfatta. Registro però un dato che trovo più preoccupante del tanto discusso insuccesso di Renzi, tutto ancora da dimostrare. Ciò che più mi ha sorpreso è stato notare come nel volgere di poche settimane, dopo la nomina di Renzi alla presidenza del consiglio, gli italiani siano tornati al loro classico sport. Se teoricamente tutti erano e sono per il cambiamento, in pratica tutti (chiaramente le eccezioni ci sono sempre) hanno continuato a pretendere e a mettere in essere piccoli e grandi privilegi, a perpetuare il sistema clientelare, a muoversi secondo appartenenza e conoscenza. Il merito e l’impegno, il senso di responsabilità, sono caduti come sempre nel dimenticatoio. Il caso dei vigili urbani di Roma, che hanno utilizzato tutti gli strumenti possibili per rimanere a casa la vigilia di Capodanno, già ampiamente trattato dalla stampa, ne è solo un esempio. Il punto è questo, se vogliamo un paese diverso, dobbiamo lavorare tutti per ottenerlo. Non si tratta di essere moralisti, si tratta di essere coerenti. Ognuno di noi, in modo più che lecito, dovrebbe dirsi se vuole una vita di impegno civico e quindi anche fatta di rinunce, forse di insuccessi, di volontariato o, al contrario, una vita più semplice, sempre appagante, sicuramente vincente. È chiaro che sto parlando di chi oggi è garantito nel reddito e nelle relazioni (che continuano a rappresentare la formula più valida di collocamento), che quindi non rischia di perdere la casa, di non pranzare, di non risollevarsi da una situazione di indigenza. Sto parlando di coloro che proprio grazie a una condizione oggi favorevole potrebbero far parte di quel cambiamento da tutti invocato, ma ancora una volta delegato a un uomo solo, a una squadra di governo, che quasi per magia dovrebbe poter cambiare le sorti, l’educazione e la cultura di un popolo intero. La scelta è sempre libera, ma è la coerenza che manca, è la scelta di campo che manca e, purtroppo, è l’ipocrisia che resta. E resta in tutti i processi della vita di questo paese, ogniqualvolta ci si nasconde dietro i burocratismi e i diritti acquisiti. Per essere più chiari, dovremmo chiedere a gran voce lo snellimento delle procedure nella pubblica amministrazione, la fine dell’attuale sistema di reclutamento universitario, la semplificazione di quello della scuola e della stessa pubblica amministrazione, la modifica delle contorte (ed inefficaci) procedure di gara per l’affidamento dei servizi e gli appalti pubblici; e, ancora, dovremmo chiedere un sistema sanitario ovunque efficiente in Italia (basta con questi viaggi della speranza verso Nord), una scuola che non deve più chiedere carta igienica e sapone alle famiglie. Ma queste cose già le sappiamo. E allora perché nessuno le chiede, le pretende?  Forse, in molti dovremmo scendere dal carro di coloro che criticano per salire su quello di coloro che cercano di trasformare, modernizzare, cambiare il paese (anche incorrendo in grandi errori), in modo da farlo diventare il carro dei vincitori e questo, nella mia visione, è sempre nell’interesse di chi verrà dopo di noi, perché noi non siamo proprietari, ma solo custodi del presente.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *