Renzi, il cambio di strategia

Renzi, il cambio di strategia
di Giuseppe Foscari *
Giuseppe Foscari
Giuseppe Foscari

Dalla personalizzazione alla demagogia il passo è breve e Renzi ha deciso di cambiare strategia per quanto riguarda il referendum costituzionale. Con un furbesco atto di pentimento ha ammesso pubblicamente di aver sbagliato a farla diventare una crociata sulla sua persona e sul governo e si è accorto, o l’hanno messo per strada affinché capisse, che nel paese tira brutta aria per lui e per il PD. Troppi i fronti che si stanno coalizzando per disarcionarlo. Quella che doveva essere la sua vittoria per essere osannato come novello padre della patria e della costituzione repubblicana rischiava di essere un flop colossale, dal quale politicamente non si sarebbe certo ripreso. I sondaggi non lo premiano e lui ha deciso di cambiare tutto: entrare nel merito dei contenuti della riforma costituzionale e, soprattutto, solleticare gli indecisi, che restano tantissimi, prendendoli per la gola e sostenendo che con la riforma si risparmierebbero 500 milioni da poter utilizzare per i poveri. Quegli stessi poveri ai quali non ha concesso un solo minuto di attenzione sinora.

Ecco il cambio strategico per corrompere l’elettorato vacanziero e distratto, oscurare gli oggettivi limiti della riforma che intende far votare e puntare secco sul populismo demagogico con tanto di mieloso pietismo paternalistico.

E le cartucce non sono certo esaurite. Già, perché col cambio dei responsabili Rai ha segato le gambe ai comitati per il NO e costruito l’ennesima accondiscendenza dei giornalisti pubblici. I primi risultati di queste decisioni incrociate e studiate a tavolino non tardano a emergere: in tutti i giornali radio televisivi e radiofonici Renzi entra su tutto ciò che si agita in Italia, dalle Olimpiadi al messaggio ai soldati italiani in missione all’estero. Se ci fate caso, non manca mai la notizia sul presidente del Consiglio. Cosa ha fatto, cosa ha detto, chi ha incontrato, su cosa sta ragionando, quale altra genialata sta mettendo in campo e via discorrendo, in un crescendo del culto della personalità da far invidia a Erdogan. Ivi compreso le epurazioni.

Insomma, Renzi sta procedendo spedito perché sa che deve recuperare e i sondaggi lo danno in ritardo. Un ritardo non incolmabile, dal suo punto di vista.

Girando e discutendo ho provato a sondare se questa strategia sia passata nell’immaginario collettivo. Nulla di scientifico, per carità, ma l’ostilità verso il premier resta intatta, anzi qualcuno è anche indignato per la promessa dei soldi ai poveri. Operai, laureati e persone della middle class rivelano tutto il proprio livore nei suoi confronti, con motivazioni anche differenti ma che possono convergere in una: il parolaio fiorentino deve smettere di raccontare frottole.

C’è un però. Sorretto da una certa esperienza politica e avendone viste di cotte e di crude, mi accorgo che la battaglia per il NO è tutt’altro che vinta. Anzi, siamo appena agli inizi. Azzerate le voci contrarie, occupati tutti gli spazi informativi con il SI urlato e martellato come nelle pubblicità più aggressive, sovraesponendosi sul piano mediatico e provando a rassicurare gli Italiani, a partire dal numero dei vacanzieri in aumento sino al bottino finale delle medaglie olimpiche, in perfetto stile berlusconiano, continuerà la sua lotta per cambiare la costituzione.

Saranno mesi di tambureggiamento e chi penserà che Renzi si sarà arreso si sbaglierà di grosso. Per lui resta la madre di tutte le future vittorie o, come spero, invece, della sua futura e decisiva sconfitta.

 * professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno.

In primo piano, Renzi protagonista di un’affannosa e ormai difficile campagna per il SI

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