Renzi, lo statista assente

Renzi, lo statista assente
di Giuseppe Foscari*
Tsipras con Renzi nel corso della sua recente visita in Italia
Tsipras con Renzi nel corso della sua recente visita in Italia

Ricominciano le proteste di piazza, ma i gruppi più attivi non si attestano su una semplice linea movimentista, di grande energia di massa ma che correrebbe il rischio di essere sterile sul piano politico, e continuano a comprendere di dover diventare partito, sebbene con nuove modalità e nuovi valori organizzativi e culturali. In Spagna il movimento della sinistra radicale “Podemos”, guidato da questo giovane madrileno del ’78, Pablo Iglesias Turrión, continua a farsi sentire per sollecitare un cambiamento delle politiche europee ed è accreditato di sondaggi molto favorevoli dopo appena un anno di vita, tra il 19 e il 24%, e continua a crescere, scavalcando il Partito Socialista, attestato attorno al 22%, e insidiando Mariano Rajoy e il suo partito popolare di centro-destra, che resta primo (intorno al 27%), ma con un decremento netto nei sondaggi di 18-20 punti percentuali rispetto al 44% ottenuto alle ultime elezioni politiche. Il trend potrebbe portare la Spagna ad un totale sovvertimento delle gerarchie interne tra partiti e potrebbe spingerla nella medesima direzione di Tsipras.

Il programma economico dei “Podemos” è chiaro: un impulso della domanda mediante una redistribuzione della rendita e un controllo pubblico di specifici settori economici, la riduzione delle disuguaglianze sociali.

In Grecia, proprio per rafforzare Tsipras in questo lungo ed estenuante braccio di ferro con la Merkel, appena iniziato, i cittadini sono tornati per le strade a sostegno del loro neo-leader.

Varoufakis, il ministro delle Finanze, e lo stesso primo ministro, stanno provando a trovare alleati in Europa, per non restare isolati. Mentre Hollande traccheggia e deve ancora far comprendere le sue reali intenzioni rispetto alle rivendicazioni di voler creare un’Europa diversa, Renzi ha scelto la strada: ascolto dei problemi della Grecia ma partendo dalla considerazione che l’Unione Europea ha ragione e che vanno rispettati i conti e il rigore. In sostanza, Renzi e la Merkel, con poche sfumature concettuali, dicono la medesima cosa.

Alle loro spalle, a ispirare questa presa di posizione netta, la troika, FMI, BCE, U.E., che sta dettando le condizioni, manovra lo spread della Grecia per indurla a miti consigli e continua a predicare rigore, conti in ordine e manovre di lacrime e sangue.

Peccato per Renzi, che continua a spostarsi dalle posizioni originarie della sinistra europea e continua sempre più ad essere un democratico cristiano, senza neppure le phisique du rôle che accompagnava molti dei moderati ma acculturati uomini della vecchia DC.

Ha perso, da subito, un’occasione storica, non comprendendo che il mancato appoggio alla politica della Grecia è solo un gesto di bieco individualismo e strumentalità politica e che, come capiterà, si ritroverà solo quando cercherà, come ha promesso di fare e come dovrà fare, di rinegoziare tempi e modalità dell’azzeramento del grave debito pubblico italiano.

Per ora è solo uno statista assente, che ha già deciso di chinare il capo al cospetto dei potenti, nella speranza, tutta drammaticamente italiota, di genuflettersi e accarezzare i potenti per avere qualche atto di favore personale. Renzi s’è già messo in saccoccia l’idea di un’Europa dei popoli.

Assente e miope…

* professore di Storia dell’Europa, Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione, Università di Salerno

 

 

redazioneIconfronti

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