Revisionismi toponomastici

Revisionismi toponomastici
di Luigi Rossi
Caserta, corso Trieste
Caserta, corso Trieste

Presso il Consiglio comunale di Caserta si è svolto un dibattito rivelativo della rilevanza dell’impegno socio-culturale di alcuni amministratori. “Per il profondo vincolo che lega indissolubilmente Caserta alla dinastia borbonica” si è proposto di titolare uno dei corsi principali della città a Ferdinando II. A formulare l’accattivante proposta è stato un esponente di punta di “Futuro e Libertà”, impegnato, immagino, a disegnare un futuro di progresso esaltando coinvolgenti espressioni di libertà. Tutto ciò dovrebbe trovare il proprio riferimento fondativo nelle identità borboniche di Caserta. Da qui l’intitolazione al bisnipote di Carlo III, il sovrano che ha fatto costruire la reggia, incantevole edificio che, nel bene e nel male, ha reso famosa la città; ma, se s’intende recuperare le origini di una città, occorre farlo ipotizzando un disegno più ampio!

Il fatto induce a qualche osservazione circa le ironie della storia che deve difendersi da una inveterata propensione italica al nominalismo. Con stile gattopardesco si procede a riformare tutto per sancire la soporifera immobilità del semper idem.

Infatti, se la proposta corrispondesse all’impegno, al desiderio, alla capacità di restaurare e valorizzare come merita la reggia, potrebbe anche avere un apprezzabile riscontro propositivo. Probabilmente però questo revisionismo toponomastico guarda ad altri scopi, molto più riduttivi e localistici, come si può dedurre all’evoluzione nella scelta delle targhe con le quali dare nome al corso. Per omaggiare i sovrani di una dinastia del passato si propone di far ritornare ad essere via Ferdinando II il corso Trieste; evoluzione veramente significativa se si pensa che dopo l’Unità è divenuto corso Nazionale, poi Campano, successivamente Trieste e Trento e, risultando l’intitolazione troppo lunga, ridotta alla sola Trieste. In pieno trionfo della globalizzazione, la toponomastica è rivelativa di un iter a ritroso che rimpicciolisce le prospettive di evocazione di momenti significativi della storia per ritornare alle origini borboniche. Per procedere in tal senso si determina una sforzo notevole anche in termini di lavoro per l’ufficio anagrafe, come ha riconosciuto il sindaco, con qualche poco giustificabile dispendio di risorse. La decisione non riesce a coprire frustri revisionismi di cultori della storia che, purtroppo, hanno fatto scuola grazie anche al complice contributo di giornalisti di successo. Si continuano a spacciare per inizio di un percorso complessivo di recupero della memoria episodi isolati, che lasciano il tempo che trovano, dimenticando che la toponomastica costituisce uno documento per leggere la stratificazione storica.

Mediante l’apposizione di nomi a piazze e strade si consolida un’identità prestando attenzione ai protagonisti delle imprese che costituiscono l’ordito più significativo di una narrazione di vicende che hanno consentito l’unificazione del paese. Corso Trieste a Caserta rappresenta l’occasione di un racconto di storia italiana; cancellare un pezzo di storia del Novecento in una città che racchiude uno scrigno della presenza borbonica in Italia significa ridimensionare anche la portata dell’esperienza della quale si vuole glorificare la memoria proponendo un mero riscatto nominalistico.

Per essere compreso, il processo storico non può accettare che si sovrascrivano più nomi sulla targa della stessa strada. Con una tale operazione non solo si cancellano memorie ricche di significativi vissuti personali e collettivi, ma si fa calare la pericolosa nebbia dell’oblio su processi che vanno letti nella loro complessità per comprenderne la portata e coglierne il significato ancora valido per rispondere alle coinvolgenti domande del nostro quotidiano.

redazioneIconfronti

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