Riabilitazione, così il Comune di Eboli intende salvare l’Ises

Riabilitazione, così il Comune di Eboli intende salvare l’Ises
di Barbara Ruggiero
Una recente protesta dei dipendenti dell'Ises
Una recente protesta dei dipendenti dell’Ises

La storia dell’Ises di Eboli tiene banco oramai da tempo non solo a livello provinciale. Il centro di riabilitazione – oggi amministrato da un commissario liquidatore, Angela Innocenti – dagli anni Sessanta opera in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale, dal 2011 non dispone del certificato di agibilità per la sede e dal 2015 non ha più ricevuto contributi dal servizio sanitario.

Classe politica e amministrativa sono impegnati da tempo in un’operazione che dovrebbe salvare il salvabile: in ballo ci sono circa 100 posti di lavoro e il futuro degli utenti residenziali che di fatto continuano a usufruire di servizi, nella struttura a cui mancherebbe il certificato di agibilità, grazie all’opera di volontariato di alcuni dipendenti del centro che da mesi non percepiscono lo stipendio.

Dal 2011 l’Ises non ha la certificazione di agibilità: da quella data c’è stata una pronuncia del Tar che ha rigettato il ricorso dell’Ises sulla questione del riconoscimento dell’accreditamento – decretata dall’Asl per carenza di requisiti – e un ricorso al Consiglio di Stato.

Il sindaco di Eboli, Massimo Cariello, è tra quelli che, dal momento dell’insediamento al Comune, sta cercando di aprire un dialogo con il commissario liquidatore, la Regione e i dipendenti per cercare una soluzione al problema.

I dipendenti manifestano
I dipendenti manifestano

Sindaco, spieghiamo cosa sta cercando di fare l’amministrazione sulla questione “Ises”?

Chiariamo subito che il centro ha un commissario liquidatore. L’ex commissario del Comune di Eboli, prima che mi insediassi io, aveva avviato una ordinanza con cui sospendeva l’autorizzazione al funzionamento del centro per carenza di requisiti strutturali. Per quello che mi riguarda, appena insediato, ho scelto di non adottare alcuna linea drastica. Ho preferito aprire tavoli piuttosto che chiudere tutto immediatamente. L’obiettivo è chiaramente quello di salvare il salvabile. Allora ho proposto all’ex Consiglio di amministrazione del centro, prima dell’arrivo del commissario, delle soluzioni per la delocalizzazione del complesso in modo da ovviare, anche se provvisoriamente, al problema sollevato.

Pare di capire che uno dei problemi principali sia quello della sede. Quali soluzioni sono state proposte?

Inizialmente avevamo parlato dell’ex struttura dell’Ortopedia di Eboli al Rione Pescara. Come Comune ci eravamo anche impegnati a effettuare il cambio di destinazione d’uso proprio per consentire di delocalizzare la struttura in tempi brevi. Poi, con il cambio del Consiglio di amministrazione, è stata individuata una struttura privata, dove ha sede il giudice di pace. Ovviamente io ho accettato la decisione in quanto si tratta di una gestione privata. Poi c’è stata la richiesta di commissariamento e da quel momento in poi abbiamo cominciato a dialogare solo con il commissario liquidatore, l’avvocato Angela Innocenti.

Nel frattempo, sono nate e si sono fatte avanti due cooperative che vorrebbero “ereditare” i servizi offerti dal centro Ises. Ha parlato con questi interlocutori?

Come Comune stiamo dialogando solo ed esclusivamente con l’avvocato Innocenti, commissario liquidatore della cooperativa Ises, unica accreditata dall’Asl.

In passato si era parlato di accreditamento revocato per la cooperativa. Sarebbe possibile, in questo caso, continuare nella meritoria opera di salvare il salvabile?

L’accreditamento non è mai stato revocato. Solo sospeso.

La sede dell'istituto
La sede dell’istituto

Come si può uscire da questa situazione?

Bisogna tenere sempre alta l’attenzione. Il nostro obiettivo è quello di non consentire la chiusura della struttura per salvaguardare pazienti e posti di lavoro. A luglio ho addirittura inviato una nota, insieme ad Antonio Giordano (direttore generale Asl Salerno, nda) in cui do la disponibilità di altri tre mesi per consentire di procedere alla delocalizzazione. Abbiamo anche organizzato un tavolo di discussione in Regione Campania con cui, assieme a Longo, Postiglione ed Enrico Coscioni, abbiamo chiarito che non vogliamo si tocchi un accreditamento che appartiene al comune di Eboli. C’è la massima disponibilità a delocalizzare anche la struttura.

Quali sono i tempi per la delocalizzazione?

Sessanta giorni da quel documento di luglio. In pratica, entro fine del mese di settembre. Noi, sempre nell’ottica di fare il possibile per salvaguardare posti di lavoro e utenti, abbiamo indicato due nuove strutture per una provvisoria delocalizzazione: il Centro Socio-culturale al Rione Molinello e il Centro Polivalente San Cosma e Damiano. Sono soluzioni tampone, ovviamente, in attesa che si attrezzino e si risolva il problema definitivamente. Da parte nostra c’è la massima disponibilità a risolvere la questione. Ma c’è pure la certezza che non dipende tutto da noi.

In primo piano, il sindaco di Eboli Cariello

redazioneIconfronti

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