Riapriamo i conti con la Lirica

Riapriamo i conti con la Lirica
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Ci siamo abituati solo da qualche decennio a considerare i cantanti lirici anche come attori. E questo è sembrata sicuramente una piccola rivoluzione, nonostante la radice comune che fin dalle origini accomunava il canto con la declamazione in prosa o in versi. Questa innaturale divisione è stata presente, dopotutto, anche nelle nostre più scientifiche e accreditate storie del teatro. Il teatro di prosa da una parte, e il teatro musicale dall’altra, sono stati studiati e analizzati come se fossero due universi paralleli. Infatti, gli studiosi di teatro e i musicologi si sono così, molto spesso ignorati. Troppo chiusi nelle proprie competenze specialistiche, hanno ingenerato, spesso, delle false prospettive critico-interpretative. Tanto che anche l’attore e il cantante lirico sono stati considerati come cose troppo diverse. È bene sapere, però, che non è stato sempre così. Questo pervicace e nefasto dualismo è cosa in parte sconosciuta, per esempio, nelle culture spettacolari non Europee, in particolare quelle dell’Estremo Oriente. Ma, per fare ancora un esempio invece di natura storica e non solo geografica, anche nella gloriosa tradizione della “Commedia dell’Arte”, tali barriere tra danza, prosa e canto, non erano affatto presenti. E, per continuare, come è possibile ignorare che alla sua nascita il melodramma, alla fine del cinquecento, non volle essere una forma di teatro che sostituiva la prosa con la messa in musica dei suoi testi, bensì una ricostruzione ideale del teatro tout court, quello del mondo greco antico, dove il recitare e il cantare si identificavano senza opporsi o distinguersi? Per tornare a noi, questa cosa ha pesato enormemente, causando un ritardo imbarazzante e poco opportuno. Ciò, in parte, è valso anche per la danza e le arti circensi. C’è da dire però, a tale proposito, che grazie alle avanguardie primo-novecento e ai loro salutari sconfinamenti, queste fratture, in parte, già allora furono superate. Più difficile è stato scongelare il mondo della “Lirica”. Qui la tradizione ha avuto la meglio e c’è voluto più tempo per riaprire i conti con la “nuova esigenza teatrale” di conferire una più moderna efficacia all’intensità delle passioni. Esse, non possono valersi solo di un canto intonato e virtuosistico ma hanno bisogno di un approccio più drammatico, che desse maggiore credibilità alla rappresentazione. Non un semplice canto, dunque, quando piuttosto una “voce in musica”. Qui il contemporaneo si fa davvero “antico”.

In copertina il teatro lirico “Meli” di Cagliari

 

Andrea Manzi

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