Ricatto da 50mila euro dell’ex direttore dei Girolamini

Ricatto da 50mila euro dell’ex direttore dei Girolamini

Marino Massimo De Caro (foto), l’ex direttore della biblioteca dei Girolamini in carcere da maggio con l’accusa di avere sottratto libri alla struttura, chiese 50.000 euro ciascuno ai coindagati Luca Cableri, Maurizio Bifolco e Stephan Delsalle per non riferire agli inquirenti del loro coinvolgimento nella vicenda. Lo ha dichiarato lo stesso De Caro nel corso dell’interrogatorio investigativo del 2 agosto scorso. «Immaginando che sarei stato distrutto economicamente dalla vicenda nella quale sono rimasto coinvolto – ha affermato De Caro – avevo offerto la mia disponibilità a Cableri di tenerlo fuori dai fatti e di non riferire del suo pieno coinvolgimento nella vicenda di Monaco di Baviera (dove una casa d’aste avrebbe dovuto vendere volumi provenienti dalla biblioteca, ndr) in cambio della dazione da parte sua della somma di 50.000 euro. Analoga disponibilità l’ho offerta a Maurizio Bifolco e Stephan Delsalle». Don Sandro Marsano, l’ex conservatore della storica biblioteca dei Girolamini, agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato in concorso con varie persone, tra cui l’ex direttore De Caro si difende: «Non sapevo dei libri sottratti alla biblioteca ed ho considerato una fortuna l’arrivo e la nomina di Massimo De Caro. Da lui mi sono lasciato convincere che l’unico modo per risanare la biblioteca era quello di lavorare in proprio con l’aiuto dei suoi collaboratori». E’ questo uno stralcio del suo interrogatorio. Secondo il pool di pm don Marsano ha aiutato De Caro e i suoi collaboratori, in particolare consentendo l’accesso alla biblioteca di persone estranee e disponendo la disattivazione degli impianti di antifurto e telecamere di sicurezza «per il saccheggio di centinaia di libri dalla storica biblioteca». «De Caro disponeva di denaro personale per il risanamento, certamente non c’erano fondi pubblici. Non mi ha mai detto di dover vendere o di aver venduto doppioni di libri per recuperare il denaro per il risanamento. Ho visto De Caro – ha spiegato don Sandro Marsano – tirare fuori dalla tasca mazzette di denaro. Al fine di consentirgli di pernottare presso la foresteria del monumento, ho fatto fare dei lavori pagandoli con il mio denaro personale. Successivamente De Caro mi diede del denaro per completare i lavori. Non ho mai dato l’ordine di spegnere il sistema di videocamere. Ho chiesto di disattivare gli allarmi su specifica richiesta di De Caro», ha detto don Sandro Marsano ai pm. Nell’inchiesta sul saccheggio dei libri alla storica biblioteca dei Girolamini a Napoli c’è un antiquario, Stefano Ceccantoni, che ha svelato ai magistrati alcuni “sistemi” grazie ai quali venivano fatti sparire scatoloni pieni di volumi antichi di inestimabile valore. «Mi sono recato a Napoli presso la biblioteca dei Girolamini almeno sei volte – ha affermato Ceccantoni nel verbale depositato agli atti dell’inchiesta – Mi occupavo in primo luogo dei lavori interni alla biblioteca, vale a dire la ripulitura dei libri, la selezione dei libri del Cinquecento, che dovevano essere sottoposti a trattamento antitarlo, e di quelli che dovevano, a dire di De Caro, essere sottoposti a lavori di restauro all’esterno. Preciso che gli atlanti e le enciclopedie venivano messi, separatamente dagli altri, in altre stanze. In generale venivano fatte parecchie movimentazioni, alcune delle quali mi apparivano senza senso, ciò che mi aveva creato delle perplessità sulle loro reali motivazioni». «Mi occupavo poi – dice l’antiquario di Orvieto – dell’inscatolamento dei libri che De Caro aveva deciso dovessero essere portati all’esterno, sempre, secondo quanto egli diceva, per il relativo restauro. Preciso che le scatole in partenza venivano appoggiate momentaneamente presso l’ingresso vicino all’edicola presente su via Duomo. Caricavo le scatole sulla macchina di De Caro, la Bmw X5. Il carico delle scatole avveniva a mezzanotte ovvero nelle prime ore del mattino».

m.amelia

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