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Riccardo III vittima innocente della storiografia politicizzata

Riccardo III vittima innocente della storiografia politicizzata
di Carmelo Currò

riccardo IIIIl ritrovamento dello scheletro del re inglese Riccardo III sotto il suolo stradale di Leicester, in un luogo che corrispondeva al pavimento dell’antica chiesa francescana della città, distrutta dai protestanti al tempo delle lotte di religione, sta facendo risvegliare in tutto il mondo l’interesse sul sovrano britannico, la cui identificazione è stata possibile anche grazie ad una indagine sul Dna individuato grazie alla comparazione con un lontano discendente. Interesse che in realtà non era mai venuto meno da decenni, dal momento che la Società Riccardo III, sin dagli anni ’20 del Novecento, procedendo dall’Inghilterra ed espandendosi poi in altri Stati di lingua inglese, si è prefisso lo scopo di riabilitare il discusso monarca.
Riccardo III, secondo molti storici, è una vittima della storiografia politicizzata. Ossia di quel dibattito spesso regolato dai vincitori che si sforza di convincere l’opinione pubblica che una persona, e quindi la sua linea organizzativa, la sua parte politica, la sua nazione, hanno sbagliato, oppresso, perseguitato. I documenti storici si prestano frequentemente ad interpretazioni che rischiano di non essere obiettive. Si può dare maggiore importanza ad un argomento piuttosto che a un altro. E non mancano i casi in cui alcuni indizi non vengono affatto riportati da compilatori interessati ad escludere elementi positivi o negativi.
I due grandi esempi che riguardano l’Italia consistono nel dibattito post-risorgimentale che impegnò scrittori e storiografi prima nello sforzo di ricostruire la storia del Meridione alla luce di una miseria spirituale e materiale di cui era stato permeato tutto l’Antico Regime, quando Monarchie, Chiesa e classi dirigenti avrebbero oppresso i poveri sudditi. Fino, ovviamente, all’arrivo dei Savoia liberatori. E poi nell’ingigantimento della figura di Federico II di Svevia, di cui furono dimenticate stragi, avventure militari, lavori forzati per la popolazione, a vantaggio della sua bellezza, cultura e capacità. Anche in questo caso la rivalutazione del sovrano fu voluta nel periodo della Triplice Alleanza con la Germania e l’Austria e poi rilanciata con l’Asse Berlino-Roma. In entrambi i momenti storici, gli imperatori tedeschi (di cui Hitler era il naturale erede) erano mostrati come eroi; il francese Carlo d’Angiò (avversario degli Svevi) come un bieco usurpatore e assassino.
Bello, temerario e valoroso fu per molta storiografia inglese il re Edoardo IV. Deforme, crudele, vile, suo fratello Riccardo III. Il quale, se pure colpito da forme di artrite degenerante come capitava spesso all’epoca, non era deforme e aveva dato prova continua di valore, eroismo e devozione al suo fratello re. Le azioni violente, gli arresti, la dichiarazione di illegittimità dei nipoti figli di Edoardo furono spesso atti dovuti alla ragion di Stato, richiesti dai suoi politici, nell’ambito degli odi che dilaniavano le fazioni e dopo aver appreso dei continui complotti orditi dalla vedova di Edoardo IV e dai suoi fratelli. Non è vero che Riccardo III, come Shakespeare immagina, abbia gridato: “Il mio regno per un cavallo”. Egli morì trentaduenne e fiero, circondato e ferito da decine di nemici.
Il suo avversario politico John Morton, poi arcivescovo di Canterbury e Lord cancelliere del nuovo re Enrico VII Tudor (il padre di Enrico VIII), trasmise ogni sorta di notizie negative agli storiografi successivi. Era opportuno che la nuova Dinastia splendesse sulle ceneri di una vecchia Monarchia, quella yorkista, sconfitta ma ancora ricordata da potenti amici (come i Duchi di Norfolk). E che quindi l’opinione pubblica e i futuri lettori fossero indirizzati verso una critica negativa dei suoi uomini e dei suoi comportamenti.
Ricardo III non solo ritorna alla luce. Ma ora già le città di Leicester e di York competono per ottenere il suo corpo. Ma a lui forse basta riposare onorato su una qualsiasi parte del suolo inglese.

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