Lun. Ago 26th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Ricercare la condivisione non i beni, così si diventa liberi

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di Luigi Rossi
di Luigi Rossi

papapapaXVIII domenica per annum, primo fine settimana di agosto dominato dall’idea del giusto riposo, perciò buone vacanze a tutti: questo periodo di ristoro del fisico sia anche occasione per irrobustire lo spirito.

Il passo del vangelo impartisce una grande lezione di vita, che inizia col rifiuto di Gesù ad essere nostro giudice se ci riconosciamo fratelli; infatti, la fratellanza presuppone un padre al quale egli rimanda. Accettare di essere arbitro tra due fratelli in contesa significa avallare la possibilità di contrasti tra chi è generato dall’amore di Dio, lampada sempre accesa per illuminare i sentieri della nostra esistenza.

Dio gradisce l’uomo libero ricercatore di percorsi, non un esecutore di ordini emanati dall’esterno. Per rendere più evidente questi insegnamenti Gesù racconta una ennesima parabola, dalla quale si desume la sua sapienza nel delineare la mappa che rende possibile la nostra salvezza.

Protagonista del racconto non è un uomo disonesto, condizionato dalla avidità di possedere sempre di più. Non si tratta di considerare le conseguenze della sua cattiveria, ma riflettere sui rischi ai quali conduce l’insipienza di chi, non ponendo attenzione al vero significato dell’esistenza, cede alla vanità.

Nella prima lettura Qoèlet evidenzia le aporie di una vita fatta di continue sofferenze alla ricerca delle possibilità di riempire i propri forzieri già colmi, dimenticando che, alla fine, si è costretti a lasciarli ad altri che non hanno lavorato e patito per costruirli. È la stoltezza dell’uomo ricco: questi intravede il benessere del suo futuro nel possesso di molti beni, condizione che non ha mai mantenuto fede alle promesse di felicità perché incapace di colmare il cuore della vera gioia.

Il ricco della parabola è tremendamente solo, costretto a parlare con se stesso. Non ha nessuno al quale comunicare la decisione assunta, che gli dà la possibilità di moltiplicare un patrimonio ma lo condanna alla carenza di relazioni interpersonali e, quindi, ad una irriducibile povertà di spirito ed alla sterilità dei sentimenti. Il fantasma improvviso della morte, evocato al termine del racconto, non è altro che la constatazione di una fine ingloriosa già presente però in un uomo ricco di beni, ma morto agli altri.

Gesù in questa parabola non intende disprezzare i doni della terra. Essi sono la benedizione di Dio: la campagna assicura un raccolto abbondante. Il problema sorge quando se ne considera l’uso. I magazzini dove si ammucchiano ricchezze non danno gioia interiore, ma si trasformano in una dolorosa condanna se non si è capaci di condivisione, unico gesto in grado di approntare il banchetto della festa auspicato anche dall’uomo ricco. Questi programma una lunga vita di riposo, buona tavola e divertimenti. Ma provate a fare queste esperienze da soli: il riposo diventa noia, il cibo calorie che ingrassano minacciando la salute, impossibile fruire di un divertimento appagante. Perciò, Gesù ci invita a cercare una vita da riempiere non cercando nel bazar delle cose da possedere, ma tra le persone con le quali intessere relazioni fraterne.

A queste condizioni non c’è bisogno di giudici per dirimere vertenze, l’esistenza diventa un insieme di esperienze che, nel liberare l’uomo, diventano liberanti anche per gli altri. È il vero segreto della vita buona che radica in profondità il nostro spirito nel Vangelo del Regno. Essa può essere apprezzata soltanto se si è disposti a provarla concretamente per evitare che, dopo tanto sudore e spreco di risorse, il bilancio della vita si limiti soltanto al coacervo di ragnatele affogate nella polvere di stelle di desideri e di aspirazioni ormai inservibili, che hanno ingannato un’anima la quale ha preteso di cercare la luce dove regna soltanto gelida oscurità.

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