Dom. Lug 21st, 2019

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Ricetta-Bellacosa per la rivoluzione ambientale nel Meridione

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A fronte di una delle aeree turistiche più note al mondo e meglio protette da vincoli paesaggistici e ambientali, parliamo della Costa Amalfitana, la Provincia di Salerno, tra le più estese d'Italia, presenta una disomogeneità territoriale e ambientale che impegna molto gli amministratori locali: colti tra la protezione paesaggistica, la diffusione della cultura ambientalista ed una massiccia speculazione edilizia che ha risparmiato poche aeree della Provincia. Adriano Bellacosa (foto), 42 anni, avvocato, già assessore nella giunta Cirielli dell’insediamento è, dal marzo 2012, il neo assessore all’ambiente della Provincia di Salerno. Abbiamo posto al neo Assessore Bellacosa alcune domande in merito alla situazione ambientale nella Provincia di Salerno.

di Vincenzo Pascale (da N.Y.)

Foto: agro24.it

A fronte di una delle aeree turistiche più note al mondo e meglio protette da vincoli paesaggistici e ambientali, parliamo della Costa Amalfitana, la Provincia di Salerno, tra le più estese d’Italia, presenta una disomogeneità territoriale e ambientale che impegna molto gli amministratori locali: colti tra la protezione paesaggistica, la diffusione della cultura ambientalista ed una massiccia speculazione edilizia che ha risparmiato poche aeree della Provincia.
Adriano Bellacosa (foto), 42 anni, avvocato, già assessore nella giunta Cirielli dell’insediamento è, dal marzo 2012, il neo assessore all’ambiente della Provincia di Salerno. Abbiamo posto al neo Assessore Bellacosa alcune domande in merito alla situazione ambientale nella Provincia di Salerno.
Assessore, quali sono a suo avviso i limiti legislativi che comprimono l’Assessorato all’ambiente (e l’Assessore), costringendolo ad implementare una vera cultura dell’Ambiente nella Provincia di Salerno ed in Italia in generale?
Il vero limite legislativo, al momento, è quello che sta ispirando la riduzione delle funzioni ovvero una vera e propria soppressione delle Province. Lo dico non perché sono Assessore provinciale, ma perché sono veramente convinto del fatto che una vera cultura dell’ambiente possa essere promossa soltanto da un ente intermedio e di area vasta, come la Provincia: non può farlo la Regione, perché dovrebbe fare leggi piuttosto che gestire e perché un territorio regionale è spesso disomogeneo, culturalmente oltre che paesisticamente; neanche può farlo, da solo, un Comune, perché la tutela ambientale non può circoscriversi al virtuosismo di una singola comunità cittadina, se poi il Comune limitrofo non è altrettanto virtuoso. Ma credo che il legislatore abbia consapevolezza di questo, tant’è che si parla sempre meno di soppressione delle Provincie e, di sicuro, si sta riservando alle Province la competenza in materia di ambiente.
Perché al Sud ed in provincia di Salerno stenta a decollare una cultura dell’ambiente che potrebbe essere un volano per la crescita economica e civile del Mezzogiorno? È solo colpa di imprenditori rapaci o anche di politici affatto sintonizzati sulla cultura ambientalistica?
Le responsabilità sono un po’ di tutti. In primo luogo, però, di quanti hanno amministrato la nostra regione negli ultimi venti anni. Ci si è abituati a pensare che il problema non esistesse e che il nostro territorio non sarebbe stato “stressato” dall’inattivismo di chi avrebbe dovuto realizzare gli impianti necessari a trattare i rifiuti o le nostre acque. Così ovviamente non è stato; siamo rimasti indietro di anni, rispetto alle altre regioni, ed intanto il nostro ambiente ha subito un pregiudizio che potremo recuperare soltanto con un lavoro serio, per almeno i prossimi cinque anni. Sento di dire che con la nuova guida della Provincia di Salerno del Presidente onorevole Edmondo Cirielli, con il nuovo Assessore regionale all’Ambiente, prof. Giovanni Romano, e con tutta la Giunta regionale del Presidente Stefano Caldoro, si ha finalmente la certezza della chiara inversione di tendenza: pur nell’epoca dei consistenti tagli alla spesa pubblica, si è scelto di privilegiare il tema dell’ambiente e di investire, finalmente, piuttosto che sulle feste di piazza e sulle clientele politiche, sugli impianti e sulle grandi opere infrastrutturali.
La Provincia di Salerno presenta una mappa ambientale molto variegata. Pensiamo alla condizione ambientale dell’ Agro nocerino ed allo stato delle acque dei  fiumi Sarno e Solofrana.  Perché per anni la politica ha ignorato questa emergenza ambientale nazionale? Esiste una strategia d’intervento per depurare le acque di questi fiumi e che tempi si prevedono?
Assolutamente si. Quando ho detto delle scelte coraggiose della Provincia e della Regione, intendevo riferirmi al fatto che, finalmente, c’è una progettualità destinata a realizzarsi con il grande progetto delle reti idriche, con circa 100 milioni di euro da destinare ai collettori ed ai depuratori delle acque, ed oltre 200 milioni di euro per la sicurezza idrogeologica di tutto il bacino del fiume Sarno. Sono finanziamenti già riconosciuti, dei quali abbiamo potuto dare ufficiale comunicazione proprio in questi giorni. Grazie all’efficace lavoro del nostro settore Ambiente, abbiamo quasi tutti progetti esecutivi, per le reti idriche, e dunque entro un anno i lavori avranno inizio e potranno essere ultimati entro il 2015.
Educare è necessario per evitare ulteriori disastri ecologici. Quali attività educative e formative ha messo in campo il suo assessorato per arrivare a diffondere una vera cultura dell’ambiente?
Educare ed informare correttamente è fondamentale. Quanto alle iniziative già avviate, posso accennare alle molteplici attività realizzate con l’Assessorato alle Politiche Giovanili della Provincia, con anche la partecipazione al Giffoni Film Festival, dove abbiamo presentato un simpatico fumetto, da diffondere nelle scuole. Abbiamo anche lavorato molto con le associazioni ambientaliste ovvero con gli operatori, del settore dei rifiuti ovvero delle attività legate alla pesca, per realizzare progetti di scambio culturale ovvero per divulgare le notizie utili per la cura del mare. Ma la priorità, al momento, sono i rifiuti: da un lato, bisogna incrementare la raccolta differenziata, che deve anche diventare una raccolta differenziata di qualità, con la ulteriore riduzione della produzione dei rifiuti; dall’altro lato, bisogna realizzare la impiantistica sovracomunale, che dovrà localizzarsi in maniera razionale e con la collaborazione, piuttosto che con la protesta, delle comunità interessate. Mi riferisco, in particolare, al tema delle discariche. Alla psicosi del “n.i.m.b.y” (not in my back yard), dovrà sostituirsi la consapevolezza che si deve realizzare la ricomposizione ed il risanamento ambientale delle cave e dei siti che sono oggi delle discariche: solo con la procedura del “capping”, ossia della copertura con terreno e compost non inquinante derivante dalla lavorazione dei rifiuti, possono essere eliminati i rischi che ancor oggi si corrono, per responsabilità delle tante discariche abusive ed inquinate presenti sul nostro territorio. Per fare tutto questo, è allora necessario informare e far comprendere quale sia il vero problema e quale la soluzione da realizzare il più rapidamente possibile.
Cultura dell’ambiente è anche parchi giochi e piste ciclabili (sicure). Vi sono direttive in merito per accrescerne il numero ed incentivare l’uso di mezzi quali la bicicletta ed i mezzi pubblici (crisi gestionale a parte!).
La Regione Campania ha già finanziato un progetto per la promozione all’utilizzo delle biciclette. Ma c’è ancora tanto da fare. Il nostro paese ha bisogno di energia e, per questo, la Provincia si è fatta promotrice di una serie d’iniziative finalizzate al più facile reperimento di fonti alternative: non solo l’eolico ed il fotovoltaico, ma anche le biomasse, che, in qualche modo, completano sia il ciclo della produzione agricola, sia quello dei rifiuti. Nonostante negli ultimi anni il nostro ambiente sia stato trascurato, non dimentichiamo che abbiamo più della metà del nostro territorio che è Parco Nazionale (mi riferisco al Parco del Cilento e del Vallo di Diano); abbiamo quattro Parchi Regionali e due Aree Marine Protette (Punta Campanella e Punta Licosa); abbiamo tutto il perimetro del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, che è riconosciuto quale patrimonio Unesco, insieme alla Costiera Amalfitana, che è anche candidata a diventare Riserva della Biosfera. Dobbiamo essere orgogliosi di questo, ma dobbiamo anche difendere quello che abbiamo, con una corretta politica ambientale.
Ad oggi quale è il progetto da lei portato a termine per il quale va più fiero? Ha un modello di città italiana leader nella cultura ambientalista al quale intende ispirarsi?
Il progetto del quale vado più fiero, al momento, è quello al quale ho già accennato e riguarda la grande opera delle reti idriche superficiali. Si tratta di un intervento storico, perché finalmente la nostra progettualità è stata riconosciuta meritevole del finanziamento e permetterà di completare il sistema fognario e della depurazione delle acque, organicamente, in tutto il territorio della provincia: il primo risultato sarà per il nostro mare, ma i benefici saranno enormi e molteplici, anche se non necessariamente visibili. Mi fa piacere pensare che, quanto prima, potrò essere fiero del fatto di essere riuscito nella riorganizzazione del ciclo dei rifiuti: oggi è retto dai consorzi di bacino, che sono in liquidazione da ormai tre anni e devono necessariamente cessare le loro funzioni, in favore di un nuovo sistema organico di area: ma probabilmente ne parleremo in un’altra occasione. Con altrettanto orgoglio, ed ovviamente con sincerità, dico che il modello di città al quale continuo ad ispirarmi è Mercato San Severino. Uno dei comuni della provincia di Salerno, che sotto la guida efficace di un Sindaco come Giovanni Romano, oggi ancora sindaco ed anche Assessore Regionale all’Ambiente, è considerato fra i comuni più virtuosi del nostro Paese.

2 thoughts on “Ricetta-Bellacosa per la rivoluzione ambientale nel Meridione

  1. Mi pare che delle ecomafie se ne dovrebbero occupare la magistratura e le forze dell’ordine, i politici si trovano a gestire ed amministrare situazioni ambientali da tempo compresse. Certo possono legiferare per arrestare il fenomeno degli sversamenti e discariche abusive come progettare piani di raccolta differenziata attuabile e non eccessivamente a carico del contribuente

  2. È una disamina per la prima volta concreta e documentatissima della situazione e, di tanto, va dato atto all’assessore. Traspare dall’intervista una notevole competenza dell’assessore Bellacosa, soprattutto sul piano giuridico. L’unica cosa che rilevo con disappunto è che l’intervista riserva pochissimo spazio alle eco-mafie che, soprattutto in Campania, sono state la rovina del territorio. Probabilmente bisognava parlare anche di quest’aspetto non secondario, che è una delle cause maggiori del degrado dell’ambiente e conseguentemente dell’attentato alla salute dei cittadini.

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