Riconosciamo Lazzaro

Riconosciamo Lazzaro
di Luigi Rossi

lazzTracey Emin per quattro giorni vegeta nel letto tra bottiglie di liquore, indumenti sporchi e tanti altri oggetti che consentono d’immaginare il tipo di esistenza al quale si è abbandonata prima di essere scaricata in tronco dal fidanzato. La sua catarsi sarebbe stata nel colpo di genio che l’ha spinta a formare quei rimasugli di giorni amari in un’opera d’arte, almeno così dicono gli esperti! Così nel duemila, quando il nuovo millennio avrebbe dovuto riaccendere le speranze, la giovane vende per duecentomila dollari quelle lenzuola sporche; questa settimana all’asta di Christie sono state aggiudicate per 3,77 milioni di dollari!

È una notizia, anzi la notizia perché, a queste condizioni, possiamo affermare che nemmeno il bello ci salverà, come invece si era auspicato in precedenza.

Rispetto al reiterato ingolfarsi nel male e nel dolore per esistenze sprecate si continua a sciupare la vita e, a conferma la drammaticità della notizia, scandalizza l’uso che si fa del danaro. La congiuntura da anni rende i ricchi sempre più ricchi. Costoro vestono porpora e bisso e banchettano tutti i giorni lautamente, malgrado si debbano confrontare con tantissimi poveri Lazzaro, che giacciono alla loro porta, coperti di piaghe nel corpo e nello spirito e disposti a sfamarsi di quanto cade dalle loro mense.

Ma un giorno la “livella” condurrà tutti allo stesso luogo. Allora anche il ricco, la cui unica occupazione è stata l’allegro godimento della vita, dovrà riconoscere che ha scelto un programma stolto perché inteso solo ad accumulare. Così, anche se non ha commesso dissolutezze, il povero nel dolore si trasforma in capo di accusa contro di lui.

La contiguità rende ancora più penoso il contrasto tra le due forme di vita e più palese l’ingiustizia della situazione. La colpa maggiore del ricco è il disinteresse per la condizione di bisogno; più che la cattiveria, a condannarlo è la totale indifferenza. Lazzaro è ammalato, segnato da una tormentosa condizione che gli impedisce di andare nel proprio tugurio. Il perno della famosa ed attuale parabola raccontata da Gesù non è il diniego materiale del ricco di fronte al povero, ma l’abisso incolmabile della sua vita. È un’esistenza, come quella di tutti i ricchi egoisti, lontana dalla sfera dell’Amore, che consolida la speranza del povero. Le due rappresentazioni ribaltano i valori tradizionali: al primo quadro della vita gaudente dell’egoista e degli stenti del mendicante corrisponde il secondo del capovolgimento della situazione. Le ragioni sono spiegate nel tentativo di tarda resipiscenza di chi gozzoviglia, indifferente per le piaghe che procura al povero Lazzaro, vera pietra d’inciampo.

La palese predilezione di Gesù per i poveri, i malati, i deboli, per chi non ha la possibilità di difendersi rispetto all’egoismo dei ricchi, causa del vero dolore e delle sofferenze più acute sulla terra, si riassume nel “guai ai ricchi” e “beati i poveri”. Sono espressioni che invitano alla radicale scelta di superare il fastidio che genera la povertà degli altri, partecipando al loro grido di dolore con gesti concreti di consolazione, mossi dalla com-passione, unico sentimento che ci fa tutti veramente figli di Abramo.

Oggi non è necessario andare nel terzo o nel quarto mondo per incontrare Lazzaro; il nostro destino si gioca in casa perché all’ingresso delle nostre dimore incontriamo tanti bisognosi. Intanto il passaggio alla casa del Padre o avviene con Lazzaro, mano nella mano, o non può avvenire perché ognuno di noi è Lazzaro per gli altri e quello che abbiamo fatto a uno di questi piccoli, lo abbiamo fatto a Lui.

A queste condizioni è possibile allora rifare anche un letto disfatto dalla noia di una vita vuota sulla quale giaceva la giovane artista e sistemarlo per consentire di godere il meritato ristoro del corpo e la gioiosa opportunità di ricominciare il viaggio della vita nel quotidiano che ci attende con umanissima serenità, una operazione per nulla dispendiosa, come tutte quelle che richiedono soltanto compassionevole amore.

 

redazioneIconfronti

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