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Ricordo Di Maio in facoltà, era furbo e ambizioso

Ricordo Di Maio in facoltà, era furbo e ambizioso
di Salvatore Prisco *

Ho conosciuto Luigi Di Maio quando era presidente del Consiglio degli studenti della mia facoltà e fingeva di essere iscritto per dare esami e laurearsi. Intelligente, ma soprattutto abile manovratore, furbo e ambizioso, in grado infatti di tenere assieme molti suoi colleghi in una facoltà che (salvo una minoranza di studenti e professori di sinistra) è sempre stata fatta di e per fighetti e zompaperete borghesi, per intenderci di quelli che il 26 luglio 1943 sarebbero stati tutti antifascisti, dopo essere stati a lungo tutti fascisti fino a due giorni prima. Non lo stimavo ieri e non lo stimo oggi, ma chapeau per essere arrivato da zero a quasi tutto, partendo cinque anni fa da Pomigliano d’Arco.

Salvatore Prisco

Salvatore Prisco

E ora ricordate la scena di “Tutti a casa” in cui, subito dopo l’8 settembre 1943, un sottotenente (Innocenzi) Alberto Sordi, ignaro, senza collegamenti, con un esercito in rotta, alla testa di un manipolo di soldati che non hanno direttive, telefona sotto un bombardamento per lui incomprensibile al colonnello che anche lui se l’era data a gambe e gli dice: “E’ successa una cosa assurda, i Tedeschi se so’ alleati co’ gli Americani”? Prepariamoci, se c’è una logica succederà, il populismo è la base comune e il cemento.
E, a proposito di tutti a casa, è l’ora: per Renzi, che dobbiamo tanto ringraziare per avere provato a impapocchiare la Costituzione e per avere distrutto la sinistra; per Grasso, visibilmente un pesce fuor d’acqua, per Speranza, la cui faccia sempre sofferente contraddice altrettanto visibilmente il cognome, per Bersani, che vuole fare il leader occulto e manco sa come materialmente si vota, per D’Alema, che mi ricorda il gatto Silvestro dei cartoni animati, che passa il tempo a ordire contro il topo trappole che regolarmente gli si ritorcono contro.
Buona notte anche a Berlusconi, che per contrappasso muore politicamente al seggio tra le tette di una donna, manco bona e manco nipote di Mubarak. Però consoliamoci: D’Alema e l’attuale segretario (ancora per poche ore, credo) del PD continueranno a beccarsi anche con rispettive percentuali da atomo, come i polli di Renzi.
Finisce un’epoca. Anche per me, che devo andare in pensione, perché non capisco più i ragazzi. Stamattina, una tesista mi ha cercato su Facebook, chiedendomi se avessi letto l’indice del suo lavoro e le ho risposto che una volta, dopo le elezioni (e tanto più lo si sarebbe fatto dopo queste, che terremotano tutto), il giorno dopo le elezioni lo si passava piuttosto a fare l’analisi del voto.
Esco da pochissimo da un bel convegno sul federalismo, organizzato assieme a Fulvia Abbondante e a Stefania Parisi alla Federico II. Vi si è parlato perlopiù di teoria generale, di storia del pensiero, di esperienze attuali, ma straniere e si è parlato pure di Lombardia e Veneto, coi loro referendum consultivi di applicazione dell’art. 116, III comma, della Costituzione, ma oggi la secessione più complessiva dell’Italia si è avviata, tra due parti che non si parlano, a meno che Lega e Cinque Stelle non si alleino, come ho scritto all’inizio del post, su una base comune di populismo e di chiusura etnica. I Paesi seri fanno la Grosse Koaltion, noi (come risulta dalle istruzioni dei comandanti della marina borbonica, se la nave fosse stata attaccata dal nemico) “facimmo ammuina”.

* ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso l’Università Federico II di Napoli

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