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Ricostruire l’Europa partendo dagli “ultimi”

Ricostruire l’Europa partendo dagli “ultimi”
di Pasquale De Cristofaro
Pasquale De Cristofaro

Pasquale De Cristofaro

Ancora non si vuol capire che per vivere tutti più sicuri in Europa bisognerà lavorare per ottenere in ogni suo angolo maggiore giustizia sociale. La forbice che si allarga sempre più tra i pochi che stanno meglio e i tantissimi che vivono sempre peggio, è un fattore di rischio enorme per il vecchio continente. Patria dei diritti, della democrazia, della pace e del benessere, l’Europa, sotto la spinta di una globalizzazione così violenta, sta attraversando un dei suoi periodi di più grandi e pericolose fibrillazioni socio-economiche e politiche che ne minano fortemente la sua base. Sembra essere un pugile dai trascorsi vittoriosi ormai caduto in disgrazia, ai bordi del ring in attesa del colpo finale. Eppure ha ancora risorse da spendere per rimettere la nave in sesto. Ci sono grandi intelligenze e notevoli capitali per riconquistare quella centralità che, invece, sembra oggi irrimediabilmente perduta. Solo, serve un’inversione di rotta decisa e un rimettersi sulla scia di quelli che sono stati i principi e le mete dei padri costituenti. Un Europa, è bene ricordarlo, che veniva da due disastrose guerre mondiali che aveva decimato la sua popolazione e distrutto i suoi apparati produttivi. Nonostante ciò, in pochi decenni grazie anche all’aiuto determinante degli alleati americani e in parte del blocco sovietico, riuscì a rimettersi in piedi e correre. Quella energia, quel vigore sembrano essersi smarriti del tutto. È tempo di lavorare per una nuova fiducia e una nuova speranza. Un’utopia concreta, riportando al centro della questione non più la finanza ma le persone. Maggiore solidarietà e giustizia sociale sarebbero deterrenti efficaci contro la crescita di risentimenti che mischiati a emarginazione e ghettizzazioni razziali e religiose stanno rendendo la vita difficile a noi europei. Ci vuol tanto a capire che i bilanci dell’Europa, d’ora in avanti devono prevedere quote sempre più alte per rendere le periferie delle grandi città luoghi sempre più vivibili e meno bombe ad orologeria e polveriere di scontento, rabbia e rancore verso chi, agli occhi degli ultimi, se la passa bene e se ne infischia delle loro pessime condizioni di vita? Ci vuol tanto a capire che anche tra gli stessi italiani c’è ormai tanta gente che non ha più un reddito dignitoso e che sempre più famiglie sono sotto la soglia di povertà? Anziani che rinunciano ormai a curarsi e bambini, tanti bambini, malnutriti e con una scarsissima scolarizzazione. Insomma, è opportuno e non più differibile un intervento dei governi in favore delle fasce più deboli per riportare quel sano equilibrio e quella pace sociale che, bene o male, ci ha garantito fin ora. Dare una prospettiva ai giovani e non lasciarli soli nella angosciante attesa di un futuro che non arriverà. Dare una nuova occasione per i tanti che hanno perso il lavoro in una età non ancora pensionabile. Dare alle tante donne la possibilità di conciliare più opportunamente lavoro e maternità. Per far questo, certo, alcuni ceti che in questi anni hanno lungamente approfittato e speculato per mettere denaro da parte, devono cedere qual cosa. Ma, dopotutto, è anche nel loro stesso interesse.

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