Riflettori su Gesù / Maestro itinerante

Riflettori su Gesù / Maestro itinerante
di Luigi Rossi

GESU E I BAMBINI 6Gesù sceglie di rimanere estraneo rispetto al reticolo amministrativo del Tempio, pronunciando di fatto una condanna che perviene al suo acme con l’espulsione dei mercanti. La sua indifferenza al sistema di potere civile, religioso ed economico di Gerusalemme non genera in lui disinteresse per le funzioni cultuali, assunte sempre a fondamento di una identità condivisa da tutto il popolo, considerazione che lo spinge a reiterare la sua denuncia circa i soprusi perpetrati dai poteri forti che controllano il sistema di vita cittadino. Pronto ad attestare la sua fiducia nella funzione del Tempio per tutto Israele, Egli considera Gerusalemme città-simbolo e la sceglie come luogo esemplare per rendere pubblici i suoi progetti di riscatto per tutti.
Ne consegue l’irrimediabile scontro con l’ambiente conservatore di sadducei, farisei, sacerdoti, leviti e scribi, che perseguono una pratica religiosa vuota e sterile rispetto alla feconda prospettiva dell’Alleanza. La situazione conflittuale si aggrava per la lontananza ancora più marcata dai romani, con i quali Gesù ha contatti rarissimi; anzi, sembra che non sia lui a sollecitarli, come dimostra il caso del centurione di Cafarnao. A questo atteggiamento si affianca la critica verso gli ambienti della corte, una conferma della diffidenza nei confronti del processo di romanizzazione che, invece, trova sostegno nella clientela erodiana. Perciò sceglie di condurre una vita non sedentaria, di essere sempre in moto per incontrare quanti più esponenti del popolo e dei ceti più umili.
La sequela dei discepoli è stata una vita in movimento perché Egli era solito risiedere per brevi periodi in un luogo allo scopo di entrare in contatto con la gente. Motivi sociali e religiosi lo hanno indotto a perseguire una identità senza legami, consapevole dell’incombenza segnata da precarietà nella sua esperienza quotidiana. Staccatosi dalla sua stabile situazione originaria, è libero di visitare villaggi.
Nel lasciare tutto Gesù ha inteso costituire un precedente per sollecitare i discepoli ad imitarlo. In tal modo si è liberato dall’obbedienza dovuta al capo del clan familiare o verso un’autorità politica e religiosa che pretende comportamenti contro la sua coscienza. Sradicato, fonda l’identità non sulla casa o sul mestiere, ma su una miriade di legami interpersonali realizzati in uno spazio alternativo di accoglienza rispetto a normali criteri di riferimento. Sempre di passaggio, attrae chi non è condizionato da legami di sorta, quindi ha maggiore propensione ad accogliere il messaggio ed è più deciso nel riproporre il suo stile di vita, determinando reazioni stizzite o anche consensi per le novità sconvolgenti di un Maestro non nomade, ma pellegrino della buona novella del Regno.
Gesù preferisce incontri brevi con reiterati distacchi. La sua mobilità fa crescere il reticolo di relazioni e le opportunità per predicare il messaggio, anche a costo del fallimento perché annuncia un vangelo privo di legittimazione ufficiale. Un carpentiere itinerante prima di fare il predicatore, Gesù attrae i contadini perché, mobile e distaccato dai ceti abbienti, innova destabilizzando, mentre l’esperienza dell’incontro fortifica il ricordo tramite il racconto di quanto è accaduto, un andare sempre avanti per il bisogno non di vedere luoghi, ma per incontrare persone alle quali portare parole e gesti di salvezza, di vittoria sul male e sulla disperazione perché in grado di sconfiggere il vero bisogno.
Questa salvezza è legata alla sua persona, non a un determinato luogo, perché egli è l’itinerante di Dio disposto all’auto-spoliazione pagando i costi del distacco, la lontananza che attanaglia il cuore, il senso d’insicurezza, la paura che accentua la percezione della debolezza e dell’incertezza. Solo una persona così distaccata supera la tentazione di difendere interessi parziali; infatti, il suo annuncio del Regno non proviene da una famiglia, da un ceto, da un luogo, ma è espressione della volontà di Dio, che Gesù intende concretizzare. Ne deriva che a dar senso a quello che fa sono le risorse che ha come persona. Perciò sceglie di non legarsi ad alcuna struttura religiosa; non al Tempio, non alle sinagoghe.
(3 / continua)

(I Confronti-Le Cronache del salernitano)

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *