Riflettori su Gesù / Nell’amore non c’è calcolo

Riflettori su Gesù / Nell’amore non c’è calcolo
di Luigi Rossi

maria_maddalena_con_gesu_illustrazione_di_alexander_ivanov_museo_san_pietroburgo_russia_01La giornata di Gesù era piena di sorprese, anche se le vicissitudini della vita complicavano la normalità del suo quotidiano, scandito da tante esperienze imprevedibili o inspiegabili. Molto spesso egli ha dovuto farsi carico della condizione di chi era colpito da una malattia, da un malessere interiore, dalla monotonia dell’abitudine che mina il coraggio di guardarsi dentro e toglie ogni barlume di speranza. Proprio per combattere ciò, Gesù era sempre in movimento, sommerso dalle richieste di aiuto, circondato dall’insolita animazione della folla che si accalcava avvolgendolo con un coro a più voci di sentimenti di tristezza, aneliti di entusiasmo, grida di disapprovazione, sibili d’invidia mal repressa.

Viaggiava con i discepoli, diventati molto protettivi verso di Lui. Infatti sovente lo invitavano a smettere o rispondevano a richiedenti assillanti di non disturbarlo, soprattutto quando il Maestro crollava, sopraffatto dalla stanchezza, ed aveva urgente bisogno di riposo. Ma quella volta non fu possibile comportarsi allo stesso modo. Si era avvicinato il capo della sinagoga e non riuscirono a bloccarlo avendo colto il suo stato d’animo e compreso che nessuno può ridare senso a una vita segnata dalla disperazione. Egli era molto mesto: aveva perduto ogni speranza perché, pur essendo uomo di fede, era convinto che si potesse arrivare solo fin dove può portare la ragione; oltrepassare questa soglia per lui significava entrare nel mondo dell’oscurità, ove tutto è spento. Il suo cuore sanguinava, il portamento incerto faceva trasparire tanta debolezza. Negli altri del gruppo dominava il pianto come espressione di ribellione. Gesù invitò a continuare a sperare accettando di seguirlo fin nella sua casa.

Arrivati, già prima di entrare sentirono grida d’impotenza per l’amara sconfitta: tutti si erano resi conto che l’aspettativa di Giairo per un miracolo era sfociata nel fumo acre dell’illusione. La loro umanissima reazione prese consistenza nel deridere il Maestro: quando tutto sembra perduto, il senso comune invita a gettare la spugna e accettare passivamente l’irreparabile. Ma Gesù continuò ad avere compassione. Con i genitori si recò nella stanza abitata da una ragazzina diventata nel pieno della vita ricettacolo di morte. La prese per mano e la restituì all’affetto dei genitori, gesto dalla semplicità sconcertante. Quel risveglio trasformò la fissità di un cadavere inerte in un cuore di nuovo palpitante, in un’intelligenza amorosa, inizio di un nuovo giorno, di una nuova vita, non solo un rivivere, ma l’opportunità di una maggiore consapevolezza.

Per sfuggire alla calca, Gesù andò a pregare nel deserto e i discepoli lo seguirono senza capire bene cosa fosse accaduto; allora Egli cominciò a raccontare parabole. La folla, che si andava assiepando, estasiata lo ascoltava assetata di insegnamenti che sgorgavano semplici ma profondi dal suo cuore. Protagonisti di questi racconti sovente erano vedove o poveri pronti a perseverare rivolgendo il proprio sguardo al Signore con profondo rispetto ed estrema fiducia perché il Padre concede sempre ciò che si chiede, anche quando a volte sembra nascondersi. Ma, in verità, questo modo di operare non è altro che il suo stile nel concedersi.

Gesù era capace di immedesimarsi nelle sofferenze di chi sperimenta umiliazione e incomprensione divenendo profezia della Verità liberante che fortifica con la sua azione ridonando la luce, motivo perché non esitava incontrare peccatori sulla via del pentimento, disposti ad amare perché non accettavano il giogo del perbenismo. Con loro Gesù è pronto a svuotare se stesso per ricolmarli di comprensione, anche a costo di essere giudicato negativamente dai benpensanti, criticato dai farisei, condannato dai sacerdoti.

È quanto avvenne in casa di Simone il fariseo, nella quale era entrata non invitata anche una donna di strada. Ella mostrò il suo volto senza preoccuparsi degli sguardi indiscreti, che trasudavano malizia. Unse i piedi di Gesù, gli profumò la vita gratuitamente, le gocce di nardo espandevano la loro fragranza amabile tra i commensali. Gesù non si ritrasse, lasciò fare permettendole una insolita intimità. La donna con la dolcezza dei suoi gesti gli vuole dimostrare la propria riconoscenza.

Rispetto a Simone, che organizza il banchetto per onorare Gesù e far mostra dei buoni principi sui quali fonda la propria esistenza, la donna dona senza riserva, gioiosamente e gratuitamente; sparge la ricchezza senza calcolo, nulla riesce a fermarle la mano, nemmeno l’indignazione del padrone di casa. È la sua risposta al gesto di salvezza, di liberazione, di perdono gratuitamente ricevuto da Gesù, che la svuota del male per riempirla di bene. Simone ha pianificato ogni gesto e, per giustificarsi, considera irragionevole il comportamento della donna, ma la sua é stata solo un’accoglienza esteriore, l’amore spontaneo si trova invece nel vaso traboccante di nardo, proiezione dell’animo della donna. (6/continua)

(I Confronti – Le Cronache del Salernitano)

redazioneIconfronti

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