Gio. Ago 22nd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Riflettori su Gesù / Uomo delle periferie

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di Luigi Rossi
di Luigi Rossi

1-__La_tombola__(per_seconda_elementare)_html_m7e9b4db3Come ogni individuo anche Gesù va collocato in uno spazio e in un tempo particolari e posto all’interno di relazioni sociali ben determinate che si collegano alle mappe mentali del territorio, costruite in base a una pratica di vita e a una specifica visione della realtà. Nel caso della Palestina, a questo proposito, le città hanno avuto sempre rilevanza, in particolare per il reticolo di strade che collegavano tutte a Gerusalemme. L’élite che viveva nella città santa considerava la Galilea un sistema di villaggi collegati da grandi vie che emarginavano i più piccoli, uniti tra loro da una molteplicità di percorsi secondari consistenti in sentieri tracciati secondo l’andamento del territorio. Questo era il contesto ambientale del lago di Tiberiade, percorso tante volte da Gesù e circondato da piccole strade che portavano verso le rotte di navigazione che lo attraversavano.

Obiettivo immediato dell’esistenza e dello spazio d‘azione del Maestro di Nazareth, soprattutto agli inizi, sembrava essere quasi esclusivamente quello delle aree rurali, agglomerati non importanti, da lui considerati veri gangli vitali del territorio in cui intendeva svolgere la sua attività. Anzi, la loro vita complessa e brulicante di incontri influiva sulla sua percezione della gente e delle situazioni. Particolare era il suo legame con Sefforis, esperienza che spiega come villaggi simili a Nazaret erano tutt’altro che chiusi in loro stessi. Ritenere che l’isolamento potesse influire sulla personalità di Gesù non è perciò corretto. Egli è cresciuto lungo una delle strade commerciali più trafficate di quella regione, anche se la sua vicenda assume senso in un contesto rurale che accentua le occasioni di contrasto con le élite cittadine, le quali, per motivi d’interesse auspicavano una maggiore integrazione con Roma.

In quest’area la quotidianità era ritmata da relazioni di carattere familiare e personale, che incidevano su economia ed opportunità di lavoro, le quali segnavano, condizionandole, le singole esistenze. Per il gruppo dirigente, pur se diviso in tante fazioni, questi villaggi e la loro popolazione erano percepiti come un coacervo senza identità e radici storiche riconoscibili, meri fornitori di derrate. Invece, per Gesù i poveri sono sempre stati i veri portatori dell’identità giudaica, che per Lui trovava sede e rifugio proprio nei villaggi e tra nuclei domestici a base della struttura socio-culturale della Palestina. Di questa porzione del popolo della Promessa egli ha scelto di essere pastore e maestro, perciò ha vissuto con loro per poterli incontrare e cercare così le pecore perdute della casa d’Israele, che ha invitato a partecipare alla restaurazione del Regno.

Il lago di Tiberiade nella Galilea, il Nord, Gerusalemme e i luoghi che hanno visto il ministero del Battista, sono le regioni da lui maggiormente frequentate. Così ha incontrato pescatori, artigiani, lavoratori della terra ai quali rivolge per primi il suo evangelo, mentre si reca al Tempio per evidenziarne la portata simbolica. Non indugia nel concreto scenario quotidiano animato dalla casta sacerdotale e dal gruppo dirigente al vertice del potere nella città santa. Agli inizi egli fissa la sua cattedra ambulante anche presso le sinagoghe sparse per la Giudea; solo alla fine della missione allarga la prospettiva spaziale per esaltare la sua indipendenza e dimostrare quanto sia radicato il suo proposito di superare schemi sociali consueti. Si decide a questo passo dopo aver constatato il livello di vita nei villaggi ed il senso d’incertezza e di prostrazione nel quale era precipitata la popolazione, situazione che accentua il processo di disintegrazione della comunità e, di conseguenza, la disponibilità a dare ascolto a chi si presenta come profeta e sollecita movimenti di riforma anche non pacifici.

Questo è l’ambiente anche psicologico che accompagna il magistero di Gesù. La sua proposta di redenzione s’interseca con queste marcate tensioni, che danno luogo a vivaci manifestazioni di scontento, soprattutto nei momenti in cui incertezza e ingiustizia fanno sentire con particolare crudezza la condizione di progressiva povertà. Da qui la sua capacità di generare speranza nei diseredati che incontra, anche se non disdegna di frequentare nuclei familiari più floridi, sempre pronto ad entrare in contatto con tutti, in una Palestina dalla umanità composita ed in fermento per gli effetti delle dinamiche di ascesa e di crisi sociale. L’impossibilità di trovare ascolto presso i centri decisionali induce il Maestro a condividere un atteggiamento anticittadino come conseguenza della sua netta critica nei confronti di una situazione a lui ben nota e decisamente rigettata.

Ne deriva la sua contestazione del Tempio proprio perché percepito come simbolo del potere e centro economico di tutto Israele. Gesù non si sottrae alle conseguenze del suo modo di porsi rispetto alla città santa. Egli si deve confrontare con una evidente opzione: integrarsi con i vertici o alienarsi il loro consenso per condividere aspirazioni e speranze dei ceti medi e bassi; in realtà non può accettare lo status quo nella città e nel Tempio; anzi lo critica in modo radicale, confermando un orientamento assunto fin dagli inizi. Il Maestro si reca a Gerusalemme per partecipare alla Pasqua, gesto che lo identifica con le masse pellegrine perché rimane sempre un giudeo osservante, ma non fornisce alcuna occasione per essere considerato un potenziale cittadino gerosolimitano; egli, infatti, attraversa le mura di mattina per la preghiera al Tempio, ma se ne allontana all’imbrunire. Preferisce trascorrere la notte con amici nei villaggi circonvicini, in particolare a Betania, strategica per i suoi spostamenti, per cui vi si reca ripetutamente, accolto sempre con provvida ospitalità.

(2-continua)

I Confronti per Cronache del Salernitano

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