Riflettori su Maria / Madri e figli

Riflettori su Maria / Madri e figli
di Luigi Rossi

la famiglia 3Un mendicante cieco, l’ultimo del villaggio che non possiede nulla e non ha nessuno per amico, è solo perché di lui si disinteressano perfino i genitori. Egli diventa oggetto dell’attenzione amorevole di Gesù, il quale si ferma, gli  dedica tempo senza giudicare la causa della sua condizione, ma solo per stargli vicino e mostrare partecipazione simpatetica. L’incontro diventa talmente coinvolgente che la gente non lo riconosce più: il cieco è cambiato, è diventato un’altra persona.

La grazia di cui è partecipe determina anche il mutamento nel suo destino: da miracolato diventa infatti imputato. Gesù ha compiuto il suo gesto di bontà di sabato, caricandosi di problemi etici e teologici per non aver rispettato una regola, errore gravissimo per i farisei, i quali non vedono l’uomo nel bisogno, ma solo la casistica da considerare astrattamente perché rappresentanti di una istituzione interessata a giudicare solo se la legge è stata osservata.

Quanta tristezza in questa predisposizione a negare perfino l’evidenza dei fatti! Costoro, pur di aver ragione, preferirebbero che il mendicante diventasse di nuovo cieco. Invece Gesù, esperto di umanità, ha fatto di un mendicante nel bisogno un uomo libero ed autosufficiente, talmente determinato e forte da tener testa a presuntuosi conoscitori di sterili regole attenti a chiedersi soltanto: allora chi ha peccato? Lui o i genitori? E’ un assillo al quale Gesù non risponde; lo ritiene una credenza assurda. Inorridito, egli si allontana da chi non riesce a comprendere che il peccato non è l’asse sul quale fondare tutto. Per Gesù Dio è compassione. A Lui si da gloria se il mendicante è capace di rialzarsi e felice, godere della vita, dono di Dio.

I genitori di questo cieco nato ci sorprenono per il loro comportamento. A chi li interroga rispondono: “Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé”. (Gv. 9, 20-21)

Certo sono espressioni che non fanno trasparire gioia, sono dettate da paura. Questi genitori sono indifferenti per quanto è capitato al figlio mendicante, che loro non assistono essendosene lavate le mani. Che famiglia!

Anche Gesù ha avuto problemi in famiglia, come si desume dall’episodio, molto imbarazzante, quando i fratelli cercano di potarselo via ritenendolo un invasato.

La popolarità di Gesù aveva determinato reazioni contrastanti. Le folle stravedevano per lui, mentre le autorità cominciarono a temerne la fama. A Nazareth arrivavano notizie non sempre rassicuranti ed inviti ad intervenire per evitare ripercussioni negative su tutto il parentado di Giuseppe. Questi era morto per cui Maria, dopo l’inizio della missione di Gesù, fu costretta ad andare a vivere con la famiglia del cognato per non rimanere sola, scelta che non sarebbe stata tollerata dal clan. Strettamente osservanti della Legge, fin dall’inizio questi parenti non avevano accettato di buon grado la presenza della donna; criticavano Giuseppe per l’amorevole comprensione nei suoi confronti e per il ruolo svolto con grande devozione nei riguardi di Gesù. Gli uomini della famiglia allargata dello sposo ritenevano che nulla dovesse insidiare nella vita la sicurezza che serve a garantire un sano equilibrio.

Questa scelta determinava già un vivace contrasto con Gesù, ma Egli continuava imperterrito ad operare malgrado le accuse di non rispettare il sabato perché guariva gli ammalati, di non seguire le disposizioni rituali e la prescrizione di non condividere la tavola con ladri e prostitute. Nel paese quasi tutti giudicavano sconvenienti atteggiamenti che si scontravano con la mentalità comune, manifestazione del bisogno di proteggere certezze acquisite per tradizione, senza riflettere o considerare alternative più valide, giuste ed amorevoli.

Per giorni a casa vi fu un vivace dibattito; alla fine gli uomini decisero di dover proteggere Gesù dalle sue stranezze e far di tutto per rimetterlo in riga. Nessuno di loro tentava di comprendere quanto egli aveva detto prima in famiglia e poi predicato per le strade della Galilea, che, cioè, rispetto ad ogni apparente logica umana, chiunque fa la volontà di Dio per questo motivo diventa fratello. Di conseguenza il vero legame familiare non è quello del sangue e della carne perché da solo esso non ha il potere di far comprendere pienamente la dimensione dell’amore, anzi a volte proprio il sangue e la carne non uniscono ma dividono.

Per questi motivi la vita di Maria non è stata mai facile, stretta, com’era, tra due mondi, quello della tradizione, che respirava nella casa dov’era costretta a vivere, e quello di Gesù, al quale si sentiva sempre più attratta e del quale voleva far parte già da subito, soprattutto per proteggere il suo unigenito. Viveva in una continua condizione di attesa che produceva nel suo cuore gioia per i suoi successi, trepidazione per le voci di minacce nei suoi riguardi, stupore per i segni che compiva. Il desiderio di seguirlo al più presto era frammisto ad una certa curiosità, tutta femminile, di essere parte degli inizi del Regno. Attendeva protesa verso di lui, anche se temeva che i giorni passassero troppo in fretta. Allora si ricordava di Simeone e percepiva un dolore fisico che le trapassava il cuore. In realtà, mentre attendeva che egli ritornasse in paese per unirsi a lui una volta che fosse ripartito, si sentiva già in sua compagnia. Gli occhi non lo vedevano, ma lo spirito era con Lui, oggetto continuo, unico dei pensieri, delle gioie, ma anche delle paure. Così perseverava nella condizione di attesa, senza nulla pretendere, ma chiedendo all’Altissimo di saper amare silenziosamente i componenti del suo clan, non potendo chiederGli di farle amare di più il suo Gesù, cosciente che una madre non potesse manifestare in un modo ancora più intenso il legame col figlio di come faceva lei, consapevole che il corpo era tutto suo. Nei momenti di preghiera, ad imitazione del figlio. Ella era convinta d’incontrarsi col suo spirito in istanti d’intensità chiedendo nella solitudine gratuità, rinuncia, servizio, via dei perdenti e dei deboli perché non c’è resurrezione senza morte, amore senza sofferenza, due strade continuamente intrecciate e percorse entrambe da Gesù grazie anche agli insegnamenti di Maria.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *