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Rifondiamo la polis

Rifondiamo la polis
di Luigi Zampoli

mappa-concettuale-su-Pericle-schema-riassuntivoNon si tratta di essere tutti greci, né di manifestare solidarietà e fraternità d’occasione con il popolo greco. Troppo facile, scontato sentirsi partecipi della loro tragedia economica e sociale. I greci hanno i loro difetti, sono corresponsabili di questa situazione, in particolare chi li ha governati negli ultimi quindici anni.
Ciò non toglie che il referendum abbia dimostrato come duemilacinquecento anni di storia sono ancora tutti lì, nella mente e nelle gesta dello sfiancato popolo ellenico.
Questo significa essere un popolo; ci sono i difetti e i pregi, i vizi e le virtù, ma, soprattutto, ci sono le peculiarità, la traccia indelebile ed un dna che ha attraversato, intatto, i millenni. In fondo è la grande lezione della letteratura classica greca, l’indagine sull’uomo e sulle sue sfaccettature e il rapporto tra singolo, comunità e potere pubblico.
Tutto è ritornato puntualmente in questa estenuante lotta per il salvataggio di una nazione che si ostina a volersi salvare solo a determinate condizioni, perché, diversamente, significherebbe soccombere ad un potere, la trojka finanziaria, visto come spietato e straniero. Un leviatano che ha condannato milioni di persone alla povertà.
Ci sono tutti gli elementi di un’idea di umanità che non è mutata nei secoli, l’accerchiamento rende coeso e forte un popolo, poco cambia se la minaccia proviene dai Persiani o dalla Bce e la Merkel, i greci sanno sempre cosa fare in queste situazioni.
Il pericolo cambia forma, volto e dimensioni nel corso nella storia, quel che resta immutato è lo spirito di un popolo che interroga se stesso e decide il proprio futuro con l’unico fine di continuare ad essere popolo, con un’identità e un innato senso d’appartenenza. I greci si sono sempre fatti trovare pronti agli appuntamenti cruciali della storia, dall’antichità ai giorni dell’occupazione nazista, alla dittatura degli anni ’70, archiviata definitivamente anch’essa con un referendum nel 1974.
Il referendum istituzionale era stato l’ultimo, prima dell’ultimo di domenica, in cui il popolo greco si era pronunciato a favore della democrazia, riprendendosi quel dono che loro hanno consegnato alla storia dell’umanità, la genesi stessa dell’idea di modernità e civiltà; nell’Ellade non c’è spazio né per monarchie né per tecnocrazie e il gusto per la cara, vecchia abitudine di essere artefici del proprio destino non muore mai.
Quando sono in gioco la carne viva degli uomini, le loro vite, il loro futuro, il nostro sofisticato ordine europeo non può che arrestare il suo spietato rullo compressore burocratico-finanziario; in ogni paese dell’Unione in difficoltà la lezione greca riecheggerà in tutta la sua forza simbolica. Le Termopili sono ovunque nella periferia europea e dalla penisola ellenica è giunto un segnale di resistenza contro presunti corsi inevitabili della storia.
C’era una polis, c’era un’agorà, una politeia ….ci sono loro, gli Ateniesi. È ancora così.

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