Riforma delle professioni / Per i giornalisti non cambia quasi nulla

di Vera Arabino

La consueta solerzia del presidente nazionale Enzo Iacopino ed il supporto web, assicurato da un tecnico disponibile malgrado le ferie agostane, hanno consentito di soddisfare la curiosità (e forse di fugare una certa apprensione) della categoria giornalistica circa le “novità” introdotte dal DPR sulla riforma delle professioni, approvato dal governo lo scorso 3 agosto.
Diciamo subito che la professione giornalistica non ne esce rivoluzionata. Rimangono i due elenchi, professionisti e pubblicisti, ai quali si continuerà ad accedere con le procedure attuali e resta in piedi il registro dei praticanti, anch’esso con le norme vigenti. Quanto all’assicurazione, altro aspetto controverso, l’obbligo di stipularla non vige per i giornalisti. Un obbligo viene sancito ed è quello della formazione, ma con modalità ancora tutte da stabilire.
Ecco di seguito l’analisi più dettagliata degli aspetti del DPR che riguardano la professione giornalistica, così come opportunamente chiariti dall’Odg.

ALBI PUBBLICI. Gli Albi debbono recare i dati anagrafici degli iscritti e debbono essere pubblici. Vanno annotati, si prescrive,”i provvedimenti disciplinari nei loro confronti”. Questo dovrà avvenire su base regionale. I singoli Albi vengono poi conferiti, “per via telematica e senza indugio”, al Consiglio nazionale che dovrà pubblicare l’elenco generale degli iscritti. Nulla si dice sui tempi di permanenza dell’annotazione della sanzione disciplinare, accanto al nome del sanzionato.
ASSICURAZIONE (per la copertura di eventuali danni derivanti al cliente). La norma non si applica ai giornalisti. Era già emerso nel confronto che il vertice dell’Odg aveva avuto con il ministro Paola Severino ed è confermato dalla relazione tecnica di accompagnamento al DPR. I giornalisti, quale che sia il rapporto che hanno con l’editore, non sono tenuti a stipularla. Si crea, tra loro e l’editore, un contratto di fatto perfino con l’offerta di un servizio da parte del collaboratore, contratto che si perfeziona con l’accettazione e la pubblicazione dello stesso.
FORMAZIONE. Il Cnog dovrà, entro un anno, predisporre il regolamento, per i corsi sul quale deve acquisire il pare “favorevole” del ministro. Il Cnog ha già trasmesso il regolamento al Ministero. Ma si tratta di uno sforzo enorme che non potrà affrontare da solo. Ma il Ministero si riserva un parere “vincolante” sulla autorizzazione che il Cnog dovrà, se lo riterrà utile, dare a enti o associazioni terze per l’organizzazione dei corsi di formazione. Ci saranno da affrontare problemi seri, perché, tra altro, la mancata formazione rappresenta per l’iscritto una violazione deontologica. Ma non si può sottacere la complessità di conciliare la formazione migliore, con i costi che la stessa comporta. Costi che occorrerà verificare come possano essere affrontati e a carico di chi debbano essere. È previsto che le regioni “possono” concedere fondi per organizzare corsi di formazione. Con le attuali ristrettezze di bilancio, sarà problematico e, quindi, sarebbe stato meglio prevedere per le regioni l’obbligo di organizzare corsi di formazione.
TUTELA DELLA DEONTOLOGIA. Nascono i collegi di disciplina territoriali, composti da tre membri, tutti giornalisti, presieduti dal più anziano per iscrizione all’Odg mentre il più giovane ne sarà il segretario. Non si può essere membri del collegio di disciplina e del consiglio regionale territoriale. I tre membri del collegio verranno designati dal presidente del Tribunale che li sceglierà in una rosa di sei giornalisti forniti dal Consiglio regionale. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto, il Consiglio nazionale dell’Ordine dovrà stabilire i criteri in base ai quali i consigli regionali dovranno formare la rosa, con un apposito regolamento sottoposto al pare “vincolante” del ministro. In base a quanto previsto dai commi 7 e 8 dell’articolo 8, i membri del collegio nazionale di disciplina possono essere scelti tra i consiglieri nazionali in carica. Fino ad allora restano valide le procedure in atto.
PRATICANTATO. Resta il registro dei praticanti tenuto da ciascun Ordine regionale e, in attesa di una riforma che stabilisca un diverso titolo di studio (la laurea) valgono le norme attualmente vigenti. Le altre previsioni non riguarderanno i giornalisti. In sintesi: il praticantato giornalistico va retribuito secondo i parametri contrattuali e rappresenta un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, salvo specifiche diverse al momento dell’assunzione (cioè non si applica quanto previsto dal comma 6 dell’articolo 6). Resta confermato che il praticantato non impone, ipso facto, l’esclusiva. Occorrerà fare una riflessione sul comma 9 dello stesso articolo perché prevede che il tirocinio possa essere effettuato per un periodo non superiore a sei mesi grazie a corsi di formazione. Da una parte questo consentirà a colleghi che hanno visto cessare l’attività della loro azienda prima che siano decorsi interamente i 18 mesi (ma ne siano passati almeno 12) di completare il percorso, ma evidenzia la necessità di aumentare la pratica nei Master abilitanti. Entro un anno dall’entrata in vigore del decreto, il Consiglio nazionale dell’Ordine, previo parere del Ministero, dovrà emanare il regolamento per la formazione dei praticanti (comma 10 articolo 6). Occorrerà verificare se si applica anche all’Odg l’ipotesi che si possa permanere nel registro dei praticanti per un massimo di cinque anni (ora sono tre).
RIFORMA DELL’ORDINE. Ovviamente sarebbe stata impossibile in un unico provvedimento che riguarda tutti gli Ordini professionali. In ogni caso resta la necessità di una riforma organica di una legge che il prossimo anno compirà 50 anni. Occorrono nuove regole per l’accesso, una maggiore qualificazione non solo culturale dei nuovi giornalisti, un diverso criterio per conciliare il dovere di rappresentanza dei giornalisti italiani, professionisti e pubblicisti, nel rispetto delle componenti con l’esigenza di un organismo, il Consiglio nazionale, che con l’attuale meccanismo rischia di diventare “esplosivo” ben oltre l’altissimo numero dei suoi membri.

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