Rilancio dell’editoria, la riforma approda in Senato

Rilancio dell’editoria, la riforma approda in Senato
di Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero

La riforma dell’editoria approda domani in Aula al Senato. Il disegno di legge per la Fnsi – che oggi ha promosso una giornata di mobilitazione per chiedere la rapida approvazione del provvedimento – «rappresenta un passo in avanti per gettare le basi per il rilancio del comparto».

Ricordiamo che il disegno di legge denominato “Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti e della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti” è stato approvato dalla Camera dei deputati nello scorso mese di marzo.

Il disegno di legge prevede l’istituzione del Fondo e per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, che dovrebbe incentivare l’innovazione dell’offerta informativa, della distribuzione e della vendita e lo sviluppo di nuove imprese editoriali anche nel mondo digitale.

Il ddl contiene una serie di deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico all’editoria, per la disciplina dei profili pensionistici e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

La riforma prevede l’esclusione dai contributi pubblici per l’editoria degli organi di informazione di partiti, movimenti politici, sindacali o periodici specialistici a carattere tecnico e delle imprese editrici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o anche solo partecipati da società quotate in mercati regolamentati.

In riferimento ai requisiti richiesti per accedere ai contributi, il ddl prevede tra le varie cose: la riduzione a due anni dell’anzianità dell’azienda editoriale e di edizione della testata; regolare applicazione del contratto collettivo di lavoro; edizione digitale dinamica e multimediale della testata, anche in parallelo a quella su carta; obbligo di dare evidenza del contributo e degli altri finanziamenti ricevuti; criteri premiali per chi assume a tempo indeterminato lavoratori con meno di 35 anni.

Per quello che riguarda la ridefinizione dei criteri pensionistici, il ddl prevede anche il divieto di mantenere un rapporto lavorativo con il giornalista in pensione e la revisione della procedura per il riconoscimento degli stati di crisi alle imprese editoriali ai fini dell’accesso agli ammortizzatori sociali e ai prepensionamenti.

Capitolo a parte per quello che riguarda il processo di riforma del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Si andranno a ridefinire le competenze del Consiglio in materia di formazione per i giornalisti e il numero dei componenti: il ddl prevede un numero massimo di 36 consiglieri, di cui 24 professionisti e 12 pubblicisti (con posizione previdenziale attiva all’Inpgi).

L’iter dell’approvazione della riforma, se i tempi venissero confermati, potrebbe concludersi prima della pausa estiva.

redazioneIconfronti

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