Riscoprire i valori autentici con la Sacra Famiglia di Nazareth

Riscoprire i valori autentici con la Sacra Famiglia di Nazareth
di Luigi Rossi
Lorenzo Lotto, Sacra Famiglia con angeli e santi, 1536, Parigi, Musée du Louvre

Oggi si ripete sempre più spesso che la famiglia è in crisi, molteplici i sintomi: fragilità dei legami, disistima della fedeltà coniugale, mancanza di dialogo e di comunione, incomprensione fra genitori e figli. Anche i motivi sono tanti, basti citare il lavoro di ambedue i genitori, un falso concetto di autorità da una parte e di libertà dall’altra, lo scadimento dei tradizionali valori morali. Ma la ragione più profonda è il rifiuto pratico che Dio entri nella famiglia, sostituito da altri dei, quali il prestigio, il danaro, il successo, il piacere; così inesorabilmente il dialogo scompare e il focolare domestico si sbriciola.
L’ultima domenica dell’anno è segnata dalla riflessione biblica sulla famiglia proponendo alla nostra meditazione tre pagine. La prima è tratta dal libro del Siracide, un conservatore illuminato che cerca di aggiornare la teologia sapienziale rispetto alla cultura laica presentando il corteo delle virtù del pio israelita. Egli riflette sull’amore verso i genitori da onorare e il termine utilizzato evoca l’impegno ad amarli, aiutarli concretamente e a queste condizioni si diventa degni della benedizione divina. La seconda lettura è una riproposizione del codice familiare di Paolo, il quale lo incultura nel contesto di allora anche se fa esaltare la fisionomia di Cristo evocando la sua capacità di perdono e di amore, il suo anelito all’unità in un dialogo rispettoso della sensibilità umana. Al vertice di questa riflessione si colloca la famiglia di Nazareth come la descrive Lc 2, passo analizzato anche in prospettiva psicologica e psicoanalitica. Il dodicenne Gesù entra nella pienezza dei suoi doveri verso la Legge quando si dichiara ufficialmente la sua maturità. Il discorrere con i dottori nel Tempio diventa una auto-rivelazione del suo essere Figlio e Maestro, un prendere le distanze dalla routine di un quotidiano segnato dal lavoro umile di una famiglia di artigiani. Maria trasforma questa esperienza in una meditazione dando inizio al doloroso itinerario di fede che Le fa scoprire il mistero del ragazzo. Anche se alla fine di questo viaggio a Lei è destinata la spada del dolore indicibile per la morte del Figlio, non considera Gesù un possesso, lo lascia libero, consapevole che deve crescere sviluppando i propri talenti. E il Figlio accoglie con devoto rispetto i sentimenti di provvido amore dei genitori, ma si attende che lo lascino libero di scegliere perché nessuno può predeterminare la vita di un altro. I genitori immaginano grandiosi progetti, ma alla fine devono saper accettare che i figli possano spiccare il volo verso la vita perché anche questa accettazione è un evidente atto d’amore.
Le dinamiche relazionali all’interno della famiglia di Nazareth si trasformano in interrogativo per la nostra coscienza, invito a riflettere sugli aspetti più profondi di una esperienza di vita in comune che non è mera convenienza materiale, ma presupposto perché ogni persona si sviluppi in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini. La famiglia di ogni tempo si deve specchiare in essa per aprirsi a nuovi valori e a nuove possibilità malgrado la spietata contestazione in atto; infatti, sempre più numerosi sono coloro che la ritengono vuota consuetudine borghese o sterile ufficializzazione dell’egoismo a due. Troppi fattori contribuiscono ad addormentare e a far precipitare in uno stato di torpore, di non coscienza: propaganda, mode, abitudini, conformismi, slogan, ciò che fanno tutti, ciò che pensano i vicini. Invece, come Maria, è necessario ascoltare non la voce della piazza, ma quella che viene dal profondo di noi stessi, dove agisce lo spirito di Dio, che è spirito di sapienza e d’intelletto, di consiglio e di fortezza per rivedere le nostre famiglie nello spettro tagliente della luce che s’irradia dalla esperienza di Gesù.
L’aver collocato la festa della Sacra Famiglia nella domenica tra l’ottava di Natale è stata una felice intuizione della liturgia. Tale festa, infatti, è una dilatazione, una espansione del Natale: dal Figlio lo sguardo passa alla Madre, a Giuseppe. Questa famiglia si porrà sempre, nella storia, come punto di riferimento di tutte le altre non solo perché le si richiede protezione e conforto, ma anche perché modello di vita nel porre Gesù al centro, segno di contraddizione e pietra di scandalo. Egli è venuto tra noi passando attraverso una vita di famiglia contrassegnata da tensioni drammatiche per la misteriosa maternità di Maria portata a compimento in condizioni umane e abitative assai difficili, un clima d’incomprensione e di persecuzione che costringe ad una fuga precipitosa verso l’ignoto, una vita non facile, esperienze umane vissute dall’interno per purificarle e sublimarle, conferendo loro il giusto significato nel silenzio, nel lavoro, nella quotidianità dialogante con Dio ed aperta al mondo. A queste condizioni non solo è possibile sperimentare la serenità della comunità familiare, ma si pongono le premesse per vivere con gioisa maturità l’anno nuovo che ci attende. Auguri per un prospero 2013.

redazioneIconfronti

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