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Rispettiamo le leggi ma su tutto c’è Dio

Rispettiamo le leggi ma su tutto c’è Dio
di Michele Santangelo

slide_1I brani di vangelo che abbiamo considerato nelle domeniche scorse, specialmente le ultime tre, ci hanno mostrato un Gesù impegnato a mettere a nudo l’ipocrisia e l’infedeltà  dei “principi e degli anziani del popolo” che vedevano così messo in pericolo il loro ruolo di maestri e guide della gente che mostrava verso di loro riverenza e sottomissione.  Si erano resi conto che era difficilissimo, se non impossibile, tenere testa ai ragionamenti e agli insegnamenti del Maestro e tanto meno riuscivano a confutare le verità che egli andava illustrando e che la gente mostrava di apprezzare. Inoltre avevano avuto la netta sensazione che Gesù alludeva proprio a loro quando stigmatizzava certe situazioni e lo avrebbero volentieri catturato. Si trattenevano dal farlo, annota l’evangelista Matteo, per timore della folla che considerava Gesù un Profeta. E allora ricorrono ad un espediente; d’accordo con gli erodiani pensano di tendergli una trappola costringendolo, secondo loro, a prendere posizione con una domanda capziosa:  “È  lecito o no pagare il tributo a Cesare”,  creando così un miscuglio di questioni estremamente problematico: religione, politica, interessi economici, un intricatissimo, diremmo oggi, conflitto di interessi: da una parte gli ebrei che mal sopportavano il fatto che con il loro denaro dovessero sostenere dei pagani, i romani, che tra l’altro interferivano pesantemente nella loro storia di popolo eletto, dall’altro gli erodiani che, sia pure minoranza tra gli altri ebrei, avevano interesse a portare il discorso di Gesù sul piano della politica e coglierlo in fallo. Ben costruita, quindi, la domanda. Inevitabile, secondo loro, per Gesù prestare il fianco a pesanti accuse: se avesse risposto “sì” avrebbe avuto contro tutto il popolo, i farisei, e tra questi specialmente gli zeloti, contrari a qualunque tipo di occupazione da parte dei Romani. Se invece avesse risposto “no”, andava incontro all’accusa da parte degli erodiani, favorevoli ai Romani, di essere un sovvertitore dell’ordine costituito. Ma il Maestro non elude la questione, anzi coglie l’occasione per sottolineare maggiormente la cattiva fede degli interroganti quando ipocritamente si erano rivolti a Lui: “Maestro, sappiamo che sei veritiero, e insegni la via di Dio senza guardare in faccia a nessuno…”, “Ipocriti, perché mi tentate?” e subito va alle radici del problema: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. È questa una di quelle frasi che sono entrate nel linguaggio comune e viene usata, solitamente, per rivendicare la netta separazione  tra la sfera religiosa e quella sociale, commettendo però un errore di valutazione. La risposta di Gesù, infatti, da un lato invita al rispetto delle leggi, dall’altro, però, afferma con grande chiarezza che all’origine e al di sopra di qualunque forma di autorità umana c’è quella di Dio e che comunque i valori politici ed economici non possono prescindere da quelli religiosi  e che in nessun modo in nome di quelli, possono essere conculcati o negati questi ultimi. Non esiste prevaricazione degli uni sugli altri, né invadenza della religione sulla politica, così come nessun pretesto economico o politico può compromettere i valori assoluti della religione. È secondo questo equilibrio che la frase ha attraversato i secoli ed è ancora di grande attualità. Certo succede ancora oggi che la frase venga usata da taluni in modo pretestuoso per negare ai cristiani il diritto di vivere, di adoperarsi perché le conseguenze dei principi di fede vengano attuate e difese oltre che nella condotta personale, anche nella vita sociale. Infatti, papa Giovanni Paolo II affermava che “attraverso la dottrina sociale, la Chiesa proclama la verità su Cristo, su sé stessa e la applica a situazioni concrete”. È dovere, infatti, di ogni cristiano rendere presenti nella società quei valori che procedono dalla sua fede.

 

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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