Risurrezione, il fatto che fonda la fede

Risurrezione, il fatto che fonda la fede
di Luigi Rossi

IMG_7358 la resurrezione dei morti  L Signorelli

Domenica scorsa ci siamo imbattuti nella figura di Zaccheo. La sua scelta di vita dimostra che tutto ciò che esiste è come un grande palpito del cuore di Dio perché Egli è amante della vita, dinamismo e interazione tra libertà e verità, tensione per superare l’individualismo, gioia dello stare insieme. Zaccheo –  ricco, rapace, strozzino, esattore di imposte impegnato a fare la cresta – riteneva il denaro unico scopo della sua esistenza. Ma Gesù ha letto l’inquietudine nel suo cuore e gli ha fatto comprendere che la ricchezza va condivisa. Da questa premessa parte la riflessione delle letture relative alla XXXII domenica: argomento centrale è la nostra risurrezione, ciò che è oltre la morte, fatto incontestabile, che oggi tanti vorrebbero cancellare come nulla, vago, qualcosa di indefinito.
I sadducei, l’aristocrazia sociale e sacerdotale degli ebrei, non credevano nella risurrezione dei morti, per loro una superstizione popolare estranea alle Scritture. Per mettere in imbarazzo Gesù gli rivolgono una domanda allo scopo di dimostrare quanto fosse ridicola quella idea. Con meraviglia di tutti, Egli risponde evocando la potenza del Dio vivente secondo quanto asseriscono le Scritture.
Dio vince la morte, questo importa, anche se non sappiamo come, né è importante; in ogni caso, la risurrezione non é mera imitazione dell’esistenza terrena. Risorgere significa entrare in una vita che dura sempre, ma soprattutto è nuova e coinvolge tutto l’uomo, non solo il suo spirito. Gesù parla di risurrezione e non di immortalità, speranza da lui difesa contro le opinioni di rabbi e sadducei e accettata dalla primitiva comunità cristiana fondandola sulla attendibilità delle parole del Maestro e sulla solidità della testimonianza della sua resurrezione.
E’ il discorso centrale della fede perché la risurrezione di Cristo non può essere considerata un fatto isolato; infatti ciò che riunisce la chiesa non è una cultura, una filosofia, ma un fatto: Gesù è vivo per rendere eternamente vivo chi crede in lui. Noi non possiamo andare oltre questo fatto e ritenere l’aldilà semplice prolungamento della esperienza attuale. La casa del Padre è un grande mistero. La certezza è una sola: il nostro Dio non è il Dio dei morti ma dei vivi. Lo comprende chi sperimenta un Dio che chiama per nome.
La risurrezione non cancella l’umanità, la trasforma in una eternità che non é ripetizione infinita, ma continua scoperta che il Signore è il Dio di Abramo, Dio di vivi ed il “di” esprime il legame strettissimo che fa appartenere Dio a noi e noi a Dio; il nome di quanti Egli ama diventa così parte del suo nome e lega la sua eternità alla nostra perché a vincere la morte non è tanto la vita, ma l’amore divino.
Proprio guardando Cristo comprendiamo un po’ meglio cosa è ognuno di noi nel piano di Dio. Il corpo non è la prigione dell’anima, ma il segno della nostra solidarietà col mondo e con l’intera umanità. L’anima non è una scintilla smarrita nel buio della materia, ma soffio di Dio che ci fa essere: un tu di fronte a Lui, in grado di dialogare con Lui e sceglierlo nella fede; un tu non destinato a dissolversi nel nulla, ma a tornare a Dio conservando il proprio nome e la propria individualità di persona mentre placa la fame e la sete del divino.
Se entriamo nella logica di Cristo ad ognuno di noi è garantita consolazione eterna e buona speranza, che Paolo augura ai Tessalonicesi nella relativa lettera. Perciò, dimostriamo con la vita che il nostro Dio è il Dio dei vivi anche a chi affolla i cimiteri in determinate occasioni e non comprende la portata di questa verità.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *