Ritorno ad Enotria

Ritorno ad Enotria
di Benito Imbrìaco

 

sud-italiaI siciliani e i sardi, godendo di larghe autonomie – Regioni a Statuto speciale – che noi cosiddetti meridionali del sud continentale sospiriamo, sono fieramente orgogliosi di proclamarne l’appartenenza.

Sud e Meridione sono espressioni geografiche presenti ovunque nel mondo che, per quel che ci riguarda, non hanno significato alcuno, se non generico e inappropriabile.

Ovvio che il venir meno dell’orgoglio identitario di appartenza ad un popolo specifico ci rende fragili, refrattari al progresso e di conseguenza incapaci di ridurre quella distanza socioeconomica dal Nord Italia, condizione essenziale per dare finalmente compimento all’unità nazionale.

 

La Città del Parco

un forte segnale

 

La riprova di questa nostra singolare situazione, anche in ambito meridionale, è, per esempio, la constatazione che sia la Sicilia che la Sardegna siano riuscite, entro certi limiti, a fare dei passi in avanti nella lotta alla criminalità organizzata, mentre per ‘Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita sembra l’esatto contrario.

Non potersi riconoscere in un nome unificante per i 13 milioni circa di meridionali del Sud Continentale, strettamente uniti da rapporti plurisecolari, equivale ad ammettere di essere diventati orfani.

Negare oggi il nome e la riunificazione ad un territorio, già Enotria, poi Magna Graecia, poi Regno di Napoli – senza tener conto di quello delle due Sicilie – infine Repubblica Partenopea, sarebbe una grave offesa alla nostra dignità e una chiusura inaccettabile sul nostro futuro.

L’idea di una Macroregione Sud, già presente nel mio articolo di luglio 2013 di questa rivista, trova utile collegamento per dar senso e continuità ad una battaglia che unisce persone libere e di buona volontà concentrate su un progetto affascinante, “La Città del Parco”, legato e strettamente connesso con il nostro vero Grande Sud, ovvero il Sud Continentale.

Doveroso, a questo punto, offrire, con il massimo di sintesi possibile, le notizie più salienti sul popolo degli Enotri come pure precisare che ho utilizzato più fonti di documentazione.

 

Terra dei vini

fascino di radici

 

 

Il termine “Enotrio” deriva quasi certamente dal vocabolo greco “oinos” (vino) da cui l’espressione “Terra dei vini” come pure il nome Italia nasce come eponimo del Re Italo, giunto nel nostro territorio nella cosiddetta “Età del Ferro” (XI sec. a. C.).

Da precisare che la nostra Patria, prima di chiamarsi Italia, assunse il nome “Enotria” da Re Enotrio, precursore di Re Italo.

Le notizie più attendibili sugli Enotri provengono da fonti greche e romane.

Ecateo di Mileto (500 a. C.) li descrive come un popolo di montanari, dedito alla pastorizia, che rese abitata ogni contrada della fertile terra di Ausonia e successivamente all’agricoltura.

Polibio (200 a. C.) ne parla come di un popolo in possesso di “ogni virtù, per onestà di costumi, benignità della natura, ospitalità verso tutti, e diverso dagli altri greci per colpe e crudeltà; notevole per religioso rispetto verso gli dei”.

Virgilio (I sec. a. C.) declama l’Enotria “terra antica, potente in armi e feconda, gli Enotri la coltivarono, ora è fama che i posteri la chiamarono Italia, dal nome del loro signore”.

Omero (XI sec. a. C.), che li conobbe in uno stadio di civiltà avanzato, quando già il re Italo li aveva convertiti all’agricoltura ed i traffici tra Asia, Africa ed Europa li avevano collocati nel pieno centro di un turbinio di ricchezze e di idee, discorrendo del popolo dei Feaci, popolo che si ritiene idealizzazione poetica degli Enotri, li descrisse quanto mai felici, soprattutto perché vicini al regno degli dei.

Peculiare e interessante l’organizzazione politica degli Enotri, prevalentemente di tipo oligarchico-monarchico e soprattutto federativo. Più villaggi, collegati tra loro da vitali interessi, costituirono e fondarono le “città”, nelle quali risiedevano le più alte istituzioni politiche e religiose: il “capo” e il “sacerdote”.

 

Tra i prodromi

del federalismo

 

Le città dell’Enotria erano “federate” tra di loro e governate da Principi che però, nei momenti di grande difficoltà e di guerra, affidavano il comando ad un unico  condottiero che svolgeva la funzione di Re, con pieni poteri.

Interessante al fine di un’ulteriore conoscenza degli Enotri l’archeologia e le necropoli rinvenute in vari territori, tra i quali il nostro Cilento.

Infatti, proprio nel comune di Roscigno (SA), in località Monte Pruno, fu scoperta nel 1938 una sepoltura con ricchissimo corredo funebre, la “Tomba di Monte Pruno”. Altro insediamento è venuta alla luce nella campagna di scavi negli anni 1991-1995 nel comune di Tortora (CS) in località San Brancato, alla foce del fiume Noce. Ulteriori segni di stanziamenti sono stati rinvenuti in località Colle dei Greci nel comune di Latronico (PZ).

Concludendo, si può attendibilmente affermare che con il nome di Enotri venne chiamato il popolo già civilizzato e organizzato che i Greci sbarcati tra i sec. VIII  e V a. C. nel Sud Continentale, in cerca di terre fertili e proficui commerci, trovarono nell’entroterra e con il quale intessero rapporti economici e culturali, talmente ricchi e fecondi da produrre uno dei momenti più alti e fulgidi della civiltà occidentale di tutti i tempi, detta dai romani con sapiente, avveduta e esatta scelta del termine “Magna Graecia”.

(dalla rivista Il Paradosso)

redazioneIconfronti

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