Gio. Lug 18th, 2019

I Confronti

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Roma, lo specchio rotto dell’Italia

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di Luigi Zampoli
di Luigi Zampoli

mino-ceretti-uomo-allo-specchio-rottoChissà quanto è vasto questo mondo di mezzo cui spesso faceva riferimento il capo dell’organizzazione criminale romana Massimo Carminati nelle sue conversazioni con i “collaboratori”. Gli stralci delle intercettazioni riportati sui giornali in questi giorni rappresentano come meglio non si potrebbe il vero potere forte che impera, non solo a Roma, ma in tanta parte del Paese.
È la zona grigia, l’area della contiguità, l’insieme dai tanti sottoinsiemi, colletti bianchi e grandi collettori d’interessi, una sequela di faccendieri e sedicenti uomini d’affari che s’interpongono tra il criminale e il politico o il dirigente pubblico.
Questa non è una storia di criminalità organizzata come tutte le altre, bensì è la rappresentazione plastica dell’eterno riciclo di uomini, storie sotto nuove spoglie sempre più mimetizzate e insidiose. Di vicende così in Italia ce ne sono tantissime, il paese dove il gattopardo cambia pelle, ma non molla la presa sulla carne viva di un tessuto socio-economico sempre più a brandelli, eppure non per questo meno appetibile per chi vive di sola avidità.
Un’intera città, Roma, la Capitale, assiste sgomenta e quasi incredula alle cronache di questi giorni, è lo specchio di un intero Paese dove, per certi insani e aberranti versi, nulla muore mai del tutto.
La magistratura farà il suo corso, arriveranno le condanne, i partiti si daranno un bel da fare nello sbandierare l’ennesimo rinnovamento totale cambiando una manciata di teste poi, quando tutto sembrerà archiviato, le cellule malate ricominceranno a riprodursi.
Ci deve pur essere un modo per spezzare questa rassegnazione da déjà-vu, per sconfiggere la minaccia dell’eterno ritorno dell’uguale, come direbbe Nietzsche, e lo sappiamo che ora gli opinionisti e commentatori d’occasione imperverseranno su giornali e televisioni parlandoci di “battaglia culturale”, moralizzazione, trasparenza, inasprimento di controlli e pene; non basterà, devono esserci dei vizi originari, dei meccanismi non ancora del tutto compresi e svelati.
Fino a quando noi riusciremo solo a fare della fredda cronaca su quanto accade, nell’ansia di metabolizzare tutto e ripartire, continueremo a far finta di scandalizzarci al prossimo polverone politico giudiziario.
È questo il ritornello dell’”esistenza” all’italiana, in questo mondo di mezzo, forse, c’è la reale dimensione di un intero popolo.

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