Romney alla Convention con i suoi gravi problemi di “identità”

Romney alla Convention con i suoi gravi problemi di “identità”
di Vincenzo Pascale (NY City)
Foto: panorama.it

La convention Repubblicana di Tampa, Florida, è partita senza grandi sussulti politici ma nella morsa della paura per l’uragano. Aspettando i big repubblicani che interverranno da questa sera con in testa il governatore del New Jersey Chris Christie, la discussione mediatica e politica ruota intorno alla personalità del candidato repubblicano alla presidenza USA, Mitt Romney. La sua candidatura è uscita da un lotto di candidati che rappresentavano da un lato la vecchia guardia del partito (vedi l’ex speaker della Camera Newt Gingrich), dall’altro lato personaggi come il senatore della Pennsylvania Rick Santorum, un candidato iper conservatore molto sostenuto dalla base evangelica ed ultra conservatrice dell’area cosidetta della Bible Belt.
Mitt Romney, 63 anni, ex governatore dello Stato del Massachussets, a sua volta figlio del senatore Romney, già candidato alla Casa Bianca nel 1968, battuto da Richard Nixon a causa di una controversa intervista in merito alla Guerra in Vietnam. Mitt Romney è uno dei candidati più ricchi di tutti i tempi a correre per la Casa Bianca, è tra i fondatori di Bain, una investment bank tra le più influenti del pianeta. Di fede mormone, la qual cosa gli ha creato ad avvio campagna elettorale non pochi attriti con la base elettorale repubblicana conservatrice. Di idee moderate perseguite ed implementate durante il governatorato dello Stato del Massachussets, da candidato repubblicano alla Casa Bianca si è trovato a dover abbracciare una agenda politica iper-conservatrice dettata dalla base repubblicana ed evangelica fortemente anti-Obama. Questo corto circuito ideologico e politico non ha giovato affatto al candidato repubblicano, che ad oggi non ha trovato ancora una sua autonoma voce politica. In effetti, le continue gaffe di Romney sull’economia e sulla politica estera di Obama sono ascrivibili ad una ancora scarsa chiarezza della sua agenda politica che ad oggi viene ancora redatta da personaggi quali Rush Limbaugh (giornalista radiofonico) e Karl Rowe (il guru politico dell’era Bush). Questi due giorni di convention repubblicana dovranno servire a Mitt Romney a trovare la sua voce e collocazione politica in un’America polarizzata tra i detrattori di Obama e i pro Obama. I sondaggi danno Romney indietro di vari punti (tra i 5 e gli 8). La partita elettorale si giocherà interamente sulla piattaforma economica: la capacità dei due candidati di rassicurare l’elettorato americano che la ripresa economica è già partita e che l’America ha ancora davanti a sé un futuro di crescita economica per le prossime generazioni. Romney, su questo punto, non ha ancora appieno svelato il suo piano economico: il tempo stringe. Se riuscirà a convincere l’elettorato moderato a votarlo, la partita per la Casa Bianca si riaprirà. Se dalla Convention di Tampa uscirà un messaggio politico ed economico ultraconservatore la corsa alla Casa Bianca per Mitt Romney non sarà affatto facile.

redazioneIconfronti

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