Rosamilia, i conti aperti con la ricerca artistica

Rosamilia, i conti aperti con la ricerca artistica
di Silvia Siniscalchi

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Che il tre sia il numero perfetto lo sostenevano già i pitagorici, come pure i cinesi. E che il tre sia anche magico, quale numero della totalità cosmica (cielo, terra, uomo) e simbolo di perfezione divina, lo credono alcune importanti religioni (dalla Trimurti induista alla Trinità cristiana). Non sembrerà strano, dunque, se a Salerno, nell’ambito della quarta edizione di VinArte 2014, nell’abbinamento del vino alle arti visive contemporanee, si è svolta alcune settimane fa una mostra dedicata a tre artisti, Peppe, Nando ed Enzo Rosamilia, e ai loro lavori di pittura, creatività visiva e fotografia. La circostanza che i tre siano anche fratelli rende forse ancora più perfetta la triade, se volessimo interpretare il caso da un punto di vista esoterico. Ma la casualità e la coincidenza delle vocazioni artistiche non sono certamente i soli punti di forza dei fratelli Rosamilia, le cui opere possiedono una potenza espressiva significativa e del tutto autonoma. Chi ha visitato la mostra, allestita presso l’Archivio dell’Architettura Contemporanea in via Porta Elina, lo ha certamente potuto intuire osservando le opere presentate all’ingresso dello spazio espositivo, firmate da Peppe Rosamilia, esperto conoscitore di culture europee ed extraeuropee, che trasferisce nei propri quadri i simboli della femminilità, del mito e di una natura dirompente e vitale, trasformando la pittura in altorilievi cromatici vivacissimi (grazie all’uso del polistirene) e dando corpo a immagini femminili che si muovono tra sacralità e profanità, con forme sinuose che danzano nel perenne ciclo vitale dell’esistenza. A seguire le opere di Nando, con i suoi richiami alle contraddizioni della vita contemporanea, attraverso originali composizioni che usano e riusano materiali e oggetti di impiego quotidiano, normalmente destinati al macero (dalle lattine schiacciate ai giocattoli scomposti, ricomposti o destrutturati) e qui trasformati in linfa vitale per nuovi spunti artistici e per immagini che in alcuni casi richiamano la “pop art” di Warhol. Infine, le suggestive e potenti immagini di Enzo, uno dei massimi esponenti della fotografia artistica, che gode di riconoscimenti nazionali e internazionali. La sua fotografia, da anni abbinata all’uso della carta d’Amalfi, è un viaggio nell’interiorità dello sguardo attraverso l’obiettivo, intriso di simboli e cultura. Il suo prossimo progetto riguarderà il racconto per immagini dei testi di Cechov.

Meno affascinante, nella sua oscurità, resta invece il mistero di capire come mai, dopo il taglio del nastro del “Fuori Salone VinArte 2014”, preceduto da una conferenza stampa al Teatro Ghirelli, nonostante il patrocinio del Comune e dell’Enoteca Provinciale di Salerno con la partecipazione del Museo Città Creativa, della Fondazione Salerno Contemporanea e della Scuola Europea Sommelier, i fratelli Rosamilia si siano ritrovati quasi sempre da soli nello spazio espositivo dell’Archivio. Dopo la prima frizzante miscela di cantine e arte, spariti gli appassionati e gli intenditori di vino, spenti i riflettori sulla manifestazione, i tre artisti hanno avuto per le settimane successive solo i visitatori e i galleristi da anni legati alla loro ricerca o gruppi capitati per caso in uno spazio divenuto troppo grande nella sua fredda desolazione. Non un manifesto, non un’indicazione che potesse dare segno della loro presenza e delle opere in mostra. Quadri, fotografie e composizioni artistiche hanno così avuto come compagno fisso solo il maestoso plastico della Salerno deluchiana, con cui hanno dovuto giocoforza dividere lo spazio. Resta così il dubbio che molte delle iniziative salernitane, per quanto pregevoli e ambiziose negli intenti, si riducano infine a eventi fini a sé stessi e poco significativi per il rafforzamento di un tessuto culturale autenticamente innervato a Salerno nella costruzione di una nuova idea di città.

Silvia Siniscalchi

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