Salerno città dell’accoglienza, ora occorrono i fatti

Salerno città dell’accoglienza, ora occorrono i fatti

Clochard_fotofocus-1024x768Oggi alle 18, presso la libreria Einaudi di Salerno,  “Per Salerno-Partecipazione responsabile” ha organizzato un incontro dibattito sul tema: “Salerno città dell’accoglienza – Passiamo dalle parole ai fatti”. Partecipano Paolo Romano, Nicola Merola, Antonio Bonifacio, Maria Luisa Troccoli. Coordina Concita De Luca. De seguito un documento sulla situazione salernitana, sulle promesse mancate e sulle emergenze e i progetti da affrontare.

 

SALERNO CITTA’ DELL’ACCOGLIENZA:

 passiamo dagli slogan ai fatti

 

documento a cura del movimento

Per Salerno – Partecipazione Responsabile

 

Salerno “città dell’accoglienza” : proviamo insieme a realizzare quello che rischia di rimanere solo un bell’auspicio.

La situazione attuale mostra quanta strada occorre ancora percorrere per praticare politiche inclusive, estese a tutti i cittadini, compreso chi si trova a vivere temporaneamente sul nostro territorio, non per fare turismo.

Da un lato i rom  e i senza fissa dimora, talvolta immigrati clandestini, in transito  sul nostro territorio, dall’altro gli stessi cittadini “residenti”: disabili, persone con disturbi mentali, anziani, minori in difficoltà, ma anche padri separati, famiglie che non ce la fanno più a pagare il fitto di casa.

Mentre le vie della città si preparano a scaldarsi al tepore delle “luci d’artista”, i clochard,  i senza fissa dimora ma anche tanti cittadini in difficoltà portatori di diverse problematiche, si preparano a vivere un altro lungo inverno all’addiaccio o tra mille difficoltà.

Inesistenti le risposte delle istituzioni.  Le uniche alternative alla strada sono quelle promosse e gestite dai volontari come il piccolo dormitorio  da anni attivo in Via Bottiglieri, quello gestito dalla comunità Gesù Redentore nella zona orientale, alcune case per le famiglie rom, messe a disposizione della comunità del Volto Santo a Prepezzano,  i 20 posti letto attrezzati da un gruppo di volontari presso l’istituto Saveriano, a partire dal mese di novembre, o Casa Betania per le ragazze madri , bambini e donne maltrattate. Iniziative lodevolissime, risposte essenziali in situazioni di emergenza assoluta, ma portate avanti senza alcun sostegno istituzionale. Un altro grosso “bacino di accoglienza” è offerto per il capoluogo provinciale dalla Casa Nazareth, struttura di pronta accoglienza ubicata a Cava dei Tirreni: 70 sono le persone attualmente accolte, provenienti da Salerno e provincia, senza alcun contributo pubblico: ma in tal caso il Comune di Salerno ha fatto di peggio, eliminando dai marciapiedi i cassonetti di raccolta degli indumenti usati – gestiti dalla suddetta comunità grazie al lavoro delle stesse persone accolte, in termini di auto sussistenza – ed affidandolo ad una ditta privata.

Sempre in termini di pronta accoglienza, residuale l’impegno delle istituzioni per sostenere mense e luoghi di accoglienza diurna: di non molto tempo la situazione a dir poco imbarazzante tra l’amministrazione comunale e provinciale di Salerno, che si contendevano la palma di ente meno sensibile ai bisogni di quanti nella nostra città, nel 2013, non riescono nemmeno a mettere il piatto in tavola.

 

Può sembrare, inoltre, non gradita in città la presenza nemmeno di turisti meno ricchi, persone che possono permettersi di pagare un albergo solo con una cifra di 10 euro (tra questi, anche tanti immigrati, che lavorano nella nostra città): deve sicuramente far aprire in città  una approfondita riflessione il fatto che da anni rischia di chiudere  l’albergo popolare di Via Luigi Guercio, gestito dalla cooperativa Livingstone, a causa della mancanza di risorse per pagare il fitto della struttura da parte del Comune di Salerno piuttosto che relegare la questione ad un mero scontro tra la stessa cooperativa ed il Comune.

 

Talvolta l’assenza di politiche di accoglienza si accompagnano a quelle legate all’intolleranza ed alla “pubblica sicurezza”: il sequestro della fisarmonica ad un Rom, “suonata sul corso infastidendo i passanti”,  a Salerno è una notizia, che compiace il potere dal pugno duro  e tranquillizza quanti pensano che la sicurezza sia impedire allo “straniero” di circolare per strada e invadere il territorio cittadino. Da anni la politica degli sgombri e dei respingimenti è di ostacolo e si scontra con le iniziative di inclusione, con una certa compiacenza da parte di molti salernitani, che sembrano gradire e sostenere, approvando le scelte, a volte semplicistiche, legate ad un falso e propagandistico concetto di sicurezza sociale.

Ma, per i propri concittadini , Salerno è città ospitale ?

Quali servizi ricevono quanti stanno vivendo o vivranno in un prossimo futuro problemi di accoglienza ?

I disabili: in città le comunità di accoglienza si contano sulla punta delle dita, mai realmente sostenute ed incentivate dalle istituzioni locali, da quando sono nate. Il cosiddetto “dopo di noi” è una prospettiva che atterrisce centinaia di famiglie, mancando qualsiasi politica di accoglienza e di integrazione delle persone disabili, sia nel campo dell’accoglienza notturna che diurna. Lo sparuto numero di centri socio-educativi, sempre gli stessi da anni, e sempre più in crisi di sussistenza, fanno sempre più fatica a sopravvivere: né è servito introdurre in tale tipologia di servizi la compartecipazione dell’utenza, di fatto incamerata dall’amministrazione comunale, senza alcun miglioramento del servizio o ulteriore incentivazione a quanti lo erogano.

Le persone con disagio mentale: a Salerno pochissime le comunità di accoglienza socio-sanitarie, alternative alle “Case di cura neuropsichiatriche” (vere e proprie strutture  neo manicomiali). Le comunità di accoglienza (che rappresentano l’unica possibilità di uscire dal circuito perverso della “cronificazione” della malattia) non trovano da parte del Comune il necessario sostegno economico. Non ci sono risorse economiche in bilancio, né la Regione Campania ha provveduto a fornire risorse economiche a Comuni e Piani Sociali di Zona per questo tipo di prestazioni. Per le comunità con profilo socio-sanitario, le uniche risorse su cui far leva restano, dunque, quelle provenienti dal fondo sanitario, a cui si accede con anni di ritardo e solo previe ingiunzioni disposte dal tribunale.

Inutile dire che se non ci sono risorse per l’accoglienza notturna, figuriamoci per tutta una serie di risposte a bisogni socio-assistenziali (prevalenti più di quanto si possa immaginare su quelli prettamente sanitari), che potrebbero prevenire o limitare le accoglienze fuori dal contesto familiare, o limitarle in termini temporali. Tutto il peso e la responsabilità ricade sulle famiglie, che sempre di più restano schiacciate sotto un peso insostenibile.

I bambini e ragazzi in difficoltà: in città da anni sono presenti case famiglia per minori e comunità di accoglienza, di vario genere, alternative agli antichi orfanotrofi, dichiarati fuorilegge. Da quel punto di vista privilegiato, si ha l’impressione che sempre di meno si provveda a fare interventi sostitutivi della famiglia, ma non per favorire politiche legate più alla prevenzione e ad interventi integrativi al ruolo della famiglia, bensì per evidenti difficoltà economiche da parte degli Enti locali. In altre parole, sempre di più si interviene solo in caso di estrema necessità, e dunque a dettare l’agenda degli interventi è il bilancio comunale piuttosto che i bisogni dei minori in difficoltà, per quanto grave ed a rischio sia la loro condizione.

Più in generale, sembra mancare a Salerno una politica complessiva dell’accoglienza, di concerto tra tutte le forze istituzionali e sociali del territorio, in grado di fornire risposte in termini preventivi, e non soltanto emergenziali.

Manca una strategia che eviti di segmentare per età e condizione le ipotesi di accoglienza,  e ridurre gli interventi a puro servizio sociale. L’obiettivo non è moltiplicare i “posti letto”, o le risposte di tipo emergenziale, ma di costruire percorsi di accompagnamento, in grado di accogliere e condividere con le persone percorsi di autonomia ed inclusione sociale.

Anche l’accoglienza può essere un’occasione per realizzare politiche di sviluppo ed occupazionali, e forse se in campo socio-assistenziale sinora non si sono attuate iniziative adeguate è stato sia per mancanza di strategie e politiche concertate con chi vive e si impegna nel settore sia di adeguate risorse economiche.

I tagli ai bilanci che hanno interessato negli ultimi anni gli enti locali, sono solo in parte, un’attenuante.

Occorre uno sforzo unitario e sinergico da parte delle istituzioni pubbliche e di quanti sono disposti a impegnarsi per rendere Salerno sempre più città dell’accoglienza.

Occorre una maggiore efficienza ed efficacia nell’uso delle risorse pubbliche.

Ma forse occorre pure un maggiore sforzo comune nell’individuazione, nel bilancio degli enti locali, di maggiori risorse da destinare alle politiche sociali.

Occorre in tal senso, ad esempio, riflettere sul ruolo svolto e che potrebbe svolgere , nei suddetti settori di intervento, una Società Partecipata come Salerno Solidale, intenta, altrimenti, a sopravvivere in altre maniere, come ad esempio vendendo spazi pubblicitari sui cartelloni presenti per le strade cittadine, invece che “inventarsi” e promuovere servizi, in campi come quelli descritti nel presente documento. Ne avrebbe tutti i numeri e la legittimità, visto che a partire da alcuni servizi nel campo della terza età, di fatto, questa istituzione utilizza grossa parte del bilancio proprio dell’amministrazione comunale di Salerno.

Ci chiediamo insieme, in conclusione, come cittadini di Salerno : quale posto vogliamo che  occupino le politiche di accoglienza nella scala di priorità della nostra città?

È possibile ipotizzare la creazione di un minimo di strutture di pronta accoglienza?

La chiusura di tutte le istituzionalizzazioni presenti in città (compreso il limitare l’ospedalizzazione per i malati, o il ricorso alla sola misura detentiva per i carcerati, o il non utilizzo di strutture di riabilitazione a fini manicomiali per le persone con problemi di salute mentale …),  può essere l’orizzonte verso il quale lavorare, istituzioni, terzo settore, famiglie e comunità civile.

Su tali punti il gruppo “Per Salerno . Partecipazione responsabile” intende aprire un tavolo di lavoro, esteso a quanti in città lavorano nel campo dell’accoglienza, in modo da interagire con le istituzioni pubbliche, in primis con il Comune di Salerno, rispetto alle provocazioni e proposte contenute in questo documento, da arricchire con il contributo di tutti, soprattutto di quanti vivono problematiche di esclusione sociale sulla propria pelle.

Salerno, 1 ottobre 2013

 Per Salerno

Partecipazione Responsabile

Promotori Alberto Avarista, Antonio Bonifacio, Giovanni Celenta, Alfonso Conte, Marta Chiaradonna, Marianna Cirillo, Gino Daraio, Dino Del Cogliano, Gianluca De Martino, Mimmo Gelormini, Aniello Iannone, Donatella Mansi, Francesco Mele, Salvatore Pappalardo, Assunta Parrilli, Paolo Romano, Pietro Ravallese, Vincenzo Ronca, Giovanni Saviello, Peppe Sottile, Giuseppe Vitolo

 

redazioneIconfronti

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