Salerno e il cambiamento necessario

Salerno e il cambiamento necessario
di Angelo Giubileo

Comune-di-salernoSe è così difficile, com’è stato in questi ultimi tre anni e poco più, dal governo Monti e almeno a tutt’oggi, venire fuori dal pantano in cui il paese è precipitato; alzi la mano chi pensa che sia viceversa così facile cambiare il sistema di potere consolidatosi nella città di Salerno per oltre un ventennio.

Tra costoro, a quanto pare, due miei amici viandanti, incontrati nel corso di quest’ultimo anno. La mia amica Luciana, apparentemente convinta che “se la città di Salerno oggi potesse parlare, direbbe: Vincè, mò basta”. L’altro, il mio amico Pino, che, complementarmente, ritiene che la scelta del Ministero dell’Interno di rinviare il voto per il Comune di Salerno al 2016, anzi di “negare il voto a maggio”, sia stata una scelta “politica”.

Ma quali sono e dove sono tutti coloro che, non si capisce bene per quale motivo sia impedito loro di parlare, oggi direbbero “Vincè, mò basta”? Insisto, nel chiedere dove siano, per il semplice fatto che in realtà non ne vedo, almeno tanti, in giro. Forse pochi. O, certamente, fin troppo pochi; se davvero si vuole, come si accennava in apertura, cambiare l’attuale sistema di potere.

Dunque, mi sia consentito, di questa forza necessaria non si vedono ancora le tracce. E pertanto, se si vuole, ripeto, che davvero le cose cambino, di tempo almeno ce ne vuole, Anche se, il tempo da solo, com’è normale, potrebbe non bastare. E qui, in proposito, riemergono le ansie e le paure di chi vorrebbe invece che tutto fosse già finito. Ma, in ogni caso, non è così facile. Come, viceversa, è stato supposto.

Pino infatti dice che “Alfano ha voluto dare a Renzi un segnale di disponibilità a fare gioco di squadra per non aprire con il bellicoso sindaco di Salerno un nuovo fronte di lotta. Del resto una scelta diversa avrebbe favorito solo il M5S e la sinistra vendoliana con i pianetini che gli ballano attorno …”. D’accordo, ma per fare cosa? Soltanto, un’ennesima sterile opposizione. E, per quanto riguarda la sinistra, passatemi il termine “antagonista”, niente affatto nuova. Anzi, residuale; e, per mia fortissima convinzione, soprattutto antistorica.

E dunque, anch’io sono tra coloro che manifestano soddisfazione per la data del rinvio. Pertanto, anche nei miei confronti, l’accusa metaforica rivolta è che: “e tutto en attendant Godot”.

Esattamente, ed infatti è proprio questo il punto. Godot, nel caso, ben rappresenta innanzitutto l’immagine di una cittadinanza attiva, dei cives salernitani che raggiungono, al termine di un percorso e partendo viceversa da ora, la consapevolezza di un cambiamento, prima culturale e poi politico, che al governo della città sarebbe già oggi opportuno ma, evidentemente, non ancora necessario. Se fallisse questo tentativo, è evidente che, allora, non resterebbe altro che una scelta calata dall’alto. Che sia di Renzi e Alfano, è  senz’altro prematuro dirlo. Certo, se sarà, potrebbe più facilmente trattarsi di un giovane re, un royal baby.

 

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *