Salerno e il Verdi, eterna storia d’una provincia

Salerno e il Verdi, eterna storia d’una provincia
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Com’è la nuova stagione di prosa del teatro Verdi? A questa domanda, qualche giorno fa, Luciana Libero sul suo blog ha risposto con la solita franca competenza: “discreta”. Insomma, senza infamia e senza lode. Questo, dal suo punto di vista. Com’è noto, però, le cose cambiano a seconda delle prospettive. Infatti, se la compariamo a quelle delle città alle quali di volta in volta il nostro primo cittadino ci ha abituato in questi anni ad equiparare Salerno (grossi centri non solo italiani ma europei), il nostro personale giudizio è ancora più severo; questa è una stagione più che deludente. Nessuno spettacolo veramente internazionale, nessuna produzione d’eccellenza. Piuttosto, diversi spettacoli per lo più leggeri, qualche discutibile riproposta di classici e, soprattutto, nessuna curiosità verso il teatro contemporaneo. A voler essere più sinceri, essa è caratterizzata da diverse “rendite di posizione” che, di fatto, l’ingessano tanto da non prevedere neppure un naturale avvicendamento, di anno in anno, tra titoli ed attori. Se, invece, la confrontiamo con quella di altre piccole o medie città italiane, questa è una stagione brillante e fin anche con qualche punta di dignità. E allora, come se ne esce? Credo sia necessario riportare tutti con i piedi a terra. Per fare questo è opportuno ribadire che nel teatro di prosa, la nostra città è molto provinciale. Ci sono diverse sale e qualcuna nuova ancora si aggiunge, ma le loro programmazioni sono per lo più datate e poco attrattive per un pubblico giovane e competente. Con una stagione lirica sopra dimensionata e le luci d’artista che consumano l’intera voce in bilancio destinata alla cultura, c’è poco da stare allegri; se non si cambia spartito la musica sarà chissà per quanto tempo ancora la stessa. Per il resto non ci sono che briciole e, quindi, per il cartellone della prosa ci si affida al Circuito Campano che con i tempi che corrono fa già miracoli. E il pubblico? Quel poco che ancora è rimasto, s’accontenta di ciò che passa il convento e ringrazia. E la classe dirigente della città? Quella fedele al capo, mugugna scontenta ma accetta; gli altri o preferiscono raggiungere Napoli o fanno finta di nulla e si girano volentieri dall’altra parte.
P.S.: Ciò accade, a mio parere, perché si è assottigliato di molto il nostro senso civico ed è aumentata a dismisura la nostra cinica indifferenza per il bene comune.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *