Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Salerno e la notte dell’antipolitica

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di Andrea Manzi
di Andrea Manzi
Andrea Manzi
Andrea Manzi

Salerno, inquadrata dal dopo Ferragosto, appare immobile. Non s’intravede alcun segnale d’iniziativa politica che ne renda dinamico l’aspetto. Il centrosinistra è ormai un’area ad alta tensione, nella quale il renzismo roma-napolicentrico, giorno dopo giorno, costruisce la diga anti-De Luca, mentre il deluchismo dei reduci e dei clientes gioca le ultime carte per una sopravvivenza sempre più velleitaria. Tale scontro si nutre di ardori a-politici, ripiegando su pseudo valori purtroppo ancora in grado di scaldare qualche anima arida. Le polemiche sul San Matteo show sono un esempio della decadenza del regime e dello speculare anti-regime.

Il dato più allarmante emerso in questi giorni è costituito, però, dal silenzio delle aree di elaborazione politica, sia quelle portatrici di interessi diretti che le altre, per così dire, di rappresentanza, dai sindacati alle organizzazioni di categoria, che continuano a tollerare l’esproprio della loro piena ed esclusiva soggettività da parte di clan, lobbies e apparati familiari. È così che le crescenti ambizioni del sindaco di Salerno sono riuscite ad occupare il vuoto lasciato dai partiti, dai sindacati e dalla libera stampa. L’attuale rapporto dialettico del deluchismo non è, infatti, con una politica alternativa ma con il vuoto. Il centrosinistra è area di faide, il centrodestra appare né più né meno che una coalizione aliena.

Il quadro, dicevamo, è desolante. Risse da cortile e, poi, il nulla. Sotto il clamore di parole vuote, la crisi intanto si avvita su se stessa. La fame di risorse e di alternative stringe i salernitani al collo. È un cappio. I segnali sono catastrofici: le aree industriali sembrano cimiteri abbandonati, le attività economiche languono, è inarrestabile la moria di imprese. Dati sconfortanti, con due salernitani su tre senza un lavoro stabile o, comunque, degno di questo nome.

Qualche giorno fa, Pietro Ravallese si poneva il problema dell’impegno politico dei cattolici nell’attuale congiuntura. I cattolici, per tradizione, da più di cento anni stabilmente ma con alterni livelli di partecipazione, conferiscono idee e progetti alle politiche nazionali e comunitarie. Questo è un dato inconfutabile. Non credo, però, che nell’attuale clima politico sia possibile oltre che opportuno porre all’attenzione tale tema, senza con questo voler negare la nobiltà della proposta e la passione civile del proponente, non nuovo a sfide coraggiose e utili provocazioni.

Salerno non ha bisogno di riaffermare specificità o culture politiche, siano esse cattoliche, laiche, riformiste o massimaliste. Salerno ha bisogno di politica, di chiudere cioè con i regimi dei papi e dei re, che sono il sintomo di un’anti-politica galoppante. Occorre pertanto che l’individuazione e la cura di aree comuni costituisca un appuntamento inderogabile che proceda con la consapevolezza dell’attuale momento emergenziale, da vivere con coscienza etica febbrile, la stessa, se possibile, che nel dopoguerra favorì la transitoria abiura ideologica per una sopravvenuta (e salvifica) cultura del bene comune.

 

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