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Salerno e le Luci fatue nell’era del figlio-Narciso

Salerno e le Luci fatue nell’era del figlio-Narciso
di Andrea Manzi

Le luci d’artista con il loro fulgore paganeggiante hanno rialimentato l’enfasi di apparato in sede di bilancio. Soste più lunghe dei turisti stranieri, saldi attivi nei vari comparti: nulla di dimostrato, però, perché non ci sarebbe stato il tempo per alcuna seria elaborazione statistica. Ma i dati non servono, l’informazione di regime, in loro assenza, sfodera il concetto sostitutivo del “postulato” che è un principio indimostrato valido a priori e indispensabile per costruire una teoria. E di teorie e tesi iperboliche si nutrono da anni i salernitani, che nella realtà sono diventati sempre più poveri, sprofondati ormai, negli ultimi anni, in coda a tutte le classifiche relative alla qualità della vita.
Da quanto si è visto, anche quest’anno le Luci sono state una promessa tradita, hanno mostrato una vistosa fragilità ideativa: a sostenerle, progetti scadenti, peraltro confezionati altrove e dal costo insostenibile per la comunità, per non dire delle pesanti ricadute negative di questa “classica” natalizia sui residenti. Pochi i flussi significativi, folle di gitanti del contado a sbafo, crescenti disagi per i residenti, nessuna traccia da consegnare alle cronache e alla storia dell’arte.
Salerno, per agganciare il futuro, avrebbe bisogno di una lingua meno evanescente di queste luci fatue e un po’ pacchiane. Qualche anno fa si fece carico di questa esigenza esistenziale delle città meridionali il filosofo Aldo Masullo, che rifletté a lungo sulle linee strategiche della globalizzazione e del Mediterraneo. La prima è un dato, che ci colloca sulla scena del mondo in un rapporto di com-presenza con gli altri: siamo tutti accolti dalla società mondiale del rischio, che convive con l’ecosistema vulnerato, la crisi economica e il terrorismo.
Il Mediterraneo è invece il mare che dovremo navigare per riemergere. Con la scoperta dell’America, esso scomparve dalle rotte della storia, spingendoci per secoli ai margini dell’attualità economica. Ora è un lago di sangue dove si scontrano e annegano culture alienate e uomini soli. E Salerno è un balcone spalancato su questo specchio d’acqua, che potrebbe riannodare i legami tra l’Europa e il mondo arabo. In molti hanno ritenuto, in passato, quest’ipotesi un’opportunità concreta. Da tempo, però, non è più così e le relazioni inter-mediterranee hanno acquisito la faccia pallida dell’utopia. Perché, dunque, non inaugurare una nuova cultura, facendo leva sull’opportunità della globalizzazione e sulla vocazione all’armonia del nostro vecchio mare? Sui suoi fondali giacciono le “vecchie funi sommerse” della civiltà. Ad esse, scendendo in apnea, soltanto il canto poetico si è talvolta accostato. Masullo proponeva di ricreare sulle sue sponde una Città della pace, dove formare i costruttori di tolleranza e cooperazione, attraverso l’attività di laboratori inter-culturali e multi-etnici. Soltanto con una globalizzazione di valori aggreganti, diceva, si potrà assestare un colpo alla rete dei “protettori” tirannici, che, da secoli, tiene in scacco il mondo.
LUCI-ARTISTA-2Nel vasto anfiteatro del nostro mare entrerebbero in circolo le dinamiche dei centri e delle periferie, di distanze e accostamenti, povertà e ricchezze, cesure e inglobamenti. Partirebbero, cioè, i software in grado di far funzionare l’hardware di una contemporaneità interconnessa, spazzando via i rigurgiti razzisti che si sono manifestati negli ultimi tempi e ristagnano, a Salerno e in provincia, in alcune aree di sub-culture colpevolmente nostalgiche. E, soprattutto, scomparirebbe la inattuale visione post-industriale che fonda soltanto sul turismo, nel caso di Salerno privo di cultura e di storia.
Oggi del turismo si parla come di un orizzonte di pura gestione, incapace di cogliere nuovi nessi e inediti generali interessi. Segno di una grande debolezza analitica e progettuale e di una attività istituzionale sostenuta da un gruppo di potere incolto e inconsapevole che si sforza da decenni di “pensare” unicamente il pensiero del proprio capo, quando questi riesce a farlo. In un perimetro così chiuso mancano non soltanto i progetti, ma anche le prospettive. Queste ultime rappresenterebbero gli orizzonti dei cittadini e la loro conclamata assenza è una sciagura. La democrazia, d’altra parte, non è una rituale e ciclica scadenza elettorale, ma l’area del dialogo tra chi è eletto e chi elegge. Mondi in teoria legati, ma separati da anni.
Condividere un progetto per arricchire la fiera fosforescente di Salerno sarebbe, nella fiacchezza partecipativa degli ultimi anni, una svolta in grado di rianimare economia e cultura. Attualmente, gli investimenti sono miopi o ciechi, non contengono l’anima del popolo e non nascono dallo sguardo della gente. Sono figurazioni estranee, giustapposte. Purtroppo, a Salerno e in Campania, mancano uomini-guida per far entrare nel vuoto delle luci la luminosità del pensiero. Non c’è né Giorgio La Pira, che già cinquant’anni fa avrebbe voluto issare nel Mediterraneo la Tenda della pace, né Giulio Carlo Argan, che indicò il riscatto di Roma, in anni difficilissimi, lungo le traiettorie della cultura, dei sodalizi inediti e dell’ambientalismo maturo. Ma non è una ragione per arrendersi. Al contrario il vuoto rappresenta l’occasione affinché ogni individuo affermi la propria piena cittadinanza. E se ciascuno avvertirà di essere un’agenzia cosmopolita di ideale lotta, il nuovo orizzonte della città potrà far intravedere luci molto più armoniose delle sterili e costosissime luminarie trash. Ne guadagnerebbe Salerno e se ne avvantaggerebbero anche la politica e le istituzioni, orfane di un autentico legame con la città. Affinché ciò avvenga, però, la democrazia cittadina dovrà riappropriarsi delle necessarie quote di sovranità da molto tempo sottrattele. E le prossime elezioni di marzo sono una ghiotta occasione per provarci, evitando di passare dal tempo del figlio-Edipo a quello del figlio-Narciso.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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