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Salerno, il luna park per la gioia e l’euforia di pochi

Salerno, il luna park per la gioia e l’euforia di pochi
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Il regista Pasquale De Cristofaro

Stando a ciò che sentiamo dire dai nostri amministratori, viviamo in una delle città più belle della penisola. Il radicale cambiamento urbanistico con le tante opere architettoniche firmate dai maggiori progettisti che operano sulla piazza mondiale, fanno della nostra città un esempio di trasformazione urbana “unico al mondo”. Se non si trattasse di una seppur legittima esagerazione dovuta alla retorica propagandistica, la cosa scivolerebbe nel ridicolo. In realtà, le cose stanno decisamente in modo diverso. Certamente il cambiamento c’è stato, ma se proviamo a capire, poi, che cosa davvero ricade in termini d’efficacia per la vita quotidiana dei salernitani, al di là del clamore mediatico, il fenomeno miserabilmente si sgonfia. In una città dove i trasporti pubblici lasciano a desiderare, dove le periferie scontano ritardi e approssimazione nei servizi, dove l’ordinaria manutenzione di strade e decoro urbano sono un miraggio, dove un’azienda ospedaliera quasi ogni giorno è sotto tiro per incapacità a gestire l’emergenza e l’assistenza, dove molte sono le scuole ai limiti della praticabilità, dove una desertificazione delle imprese genera una disoccupazione preoccupante, dove per anni non si sono monitorate sufficientemente le aziende che producevano inquinamento, ecco, una città del genere, è difficile classificarla come uno tra i “migliori dei mondi possibili”. È evidente che tutto ciò non è solo responsabilità dei nostri politici locali. Una crisi più generale ha determinato molti ritardi e mancati trasferimenti di risorse dal centro alla periferia, condizionando pesantemente i servizi pubblici e le pubbliche utilità. Ma è proprio questo il punto. Che si andava verso un periodo di “lacrime e sangue” lo si poteva facilmente prevedere. Un mondo senza più certezze, che ha preferito, per fare solo un esempio, magnificare la precarizzazione lavorativa in modo così veloce e violento, poteva mettere i nostri politici nella condizione di spendere quelle poche risorse rimaste con maggiore sobrietà. È come se avessero creato intorno a noi un grande Luna-Park dove, però, noi tutti sempre più ci aggiriamo disorientati e carichi di rabbia, disperazione e risentimenti, perché l’euforia generale è solo per pochi. Aumentando esponenzialmente la forbice tra chi ha tanto e chi non ha nulla, è stato il modo peggiore per cercare di salvare le nostre fragili democrazie; anzi, tutto ciò ha contribuito ad alimentare populismi che, come ben si sa, sono spesso l’anticamera di nuovi e pericolosi fascismi. Infine, per tornare alla nostra città, mi piace segnalare una cosa sulla quale si è prodotto un felice cambio verso. Finalmente, dopo dieci anni, in cui durante la stagione concertistica il Verdi andava per lo più deserto, con una saggia politica di prezzi bassi, la sala del Massimo cittadino è ritornata ad essere piena di giovani. Ecco, questa credo sia davvero una buona notizia.

In copertina, le annuali “luci d’artista” a Salerno

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