Salerno, il miracolo di San Matteo nel Municipio

Salerno, il miracolo di San Matteo nel Municipio
di Andrea Manzi
Andrea Manzi
Andrea Manzi

Sabato 12 settembre, alle ore 10, San Matteo farà il miracolo. Entrerà nel municipio di Salerno non da statua sulle spalle dei portatori ma sotto le paciose spoglie dell’arcivescovo Luigi Moretti per la presentazione alla città dell’enciclica green di Papa Francesco “Laudato si’”. L’iniziativa precederà di una settimana la sua festa di patrono maximus. In un clima ancora segnato dall’ultima processione del disonore cittadino, l’incontro è stato organizzato – con una discrezione da diplomazia nordica – dal Comune e dalla Curia. Agli inizi di giugno i primi contatti tra il sindaco e il segretario dell’ufficio diocesano per i problemi sociali e del lavoro Antonio Memoli, quindi l’accordo raggiunto in pochi giorni sul filo del telefono. Segno di una ritrovata disponibilità al dialogo. Il sindaco facente funzione Enzo Napoli ha accettato di essere tra i relatori dell’incontro, il vescovo preferirà invece ascoltare, per garantire un taglio laico alla manifestazione, alla quale interverranno giornalisti, magistrati e intellettuali per raccontare il legame tra custodia del creato e promozione della giustizia.

Se da un lato continuano le mediazioni per tracciare percorsi tranquilli della processione del 21 settembre, scongiurando la suburra dell’anno scorso ma anche l’arena di simbolismo paganeggiante e di depressione civica dei due ultimi decenni, sul piano del dialogo Curia e amministrazione hanno ritrovato l’intesa. Probabilmente essa è figlia dell’urgenza di riempire lo spazio vuoto spalancatosi, come un abisso, tra la città e la chiesa, anzi tra una modalità di vivere la civitas, minoritaria e infantile, e la comunità autentica dei fedeli con a capo il proprio vescovo.

Il segnale di dialogo arriverà alla città dalla riflessione sulla recente enciclica di Papa Bergoglio, dallo scandalo del miliardo e mezzo di donne e uomini che vivono sotto la soglia di povertà, cioè da quella “miseria globalizzata” che indigna il Papa e non risparmia alcun luogo della terra, coinvolgendo tutti in una dolorosa riflessione sull’iniqua distribuzione dei beni e sullo sfruttamento dissennato delle risorse del pianeta. Sarà un viatico per inaugurare festeggiamenti maturi in onore di San Matteo, riscattando una pratica di fede da una fragilità culturale che l’ha trasformata, nel tempo, in una superstiziosa adorazione mondana. L’ipotizzato corso nuovo potrebbe aiutare – è un auspicio diffuso, e non solo in Curia – a liberare le istituzioni da identificazioni improprie con la sacralità di una funzione. Negli anni ’80, il sindaco Vincenzo Giordano, dichiaratamente ateo, non partecipava alla processione rispettando lo spazio del rito. Negli anni successivi, la pratica di fede è stata svincolata dalla sua funzione espiatoria e propiziatoria. Ne è nata una simbologia simil-religiosa, che ha gratificato i frivoli e gli scortesi. Stili e codici diversi, due ere contigue eppur lontane. Il dato sensibile, però, ad oggi, è il tentativo di svolta. Continuando a coltivare il passato, si sarebbe arrivati, nel giorno di San Matteo, a conferire verità al calembour di Marcello Marchesi: “Qui non c’è niente di sacro tranne l’osso dove si prendono i calci”.

(da Il Mattino del 25 luglio 2015)

redazioneIconfronti

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