Salerno, la città non è di un uomo solo

Salerno, la città non è di un uomo solo
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Spesso, noi che leggiamo molto e ci riteniamo aggiornati su tutto quel che si muove nella società, pecchiamo di superbia. Riteniamo cioè di poter spiegare tutto facendo uso di ragione e conoscenza. In realtà, come ben sapeva Amleto, “ci sono molte più cose tra il cielo e la terra”, e non tutto può essere razionalmente spiegato. Come è difficile capire, per esempio,  il fatto che noi campani, pur sapendo che votando De Luca ci saremmo messi in una situazione di grande imbarazzo istituzionale, lo abbiamo eletto comunque nostro governatore. “A dispetto”, avrebbe detto il grande Totò. Sapevamo che c’è una legge vigente che lo avrebbe sospeso, eppure … Dopo tutto, si ripete spesso, quasi a scusare questi bizzarri comportamenti, che “la folla scelse Barabba”. Cioè, a significare che nonostante le nostre buone letture, o forse a causa di esse, non riusciamo mai a capire veramente la “massa”. Essa, pensa e agisce molto diversamente da come pensiamo e agiamo noi. Non lo capirono neanche gli intellettuali napoletani del 1799, ai quali fu, però, tagliata la testa. A noi per fortuna, questo non accadrà; ciò non ostante non c’è da stare allegri. Detto questo, sarà per noi ancora più incomprensibile la notizia che da qualche giorno sta circolando in città, di un possibile avvicendamento per la carica di sindaco di De Luca padre con uno dei suoi due figlioli. Molti uomini delle professioni e della borghesia cittadina che conta si sono detti possibilisti (e ti pareva). Il primo, però, è bene saperlo, è stato l’attuale sindaco facente funzioni. Qualcuno timidamente ha fatto notare che prima che ciò accadesse ci sono da svolgere democratiche elezioni. Ma questo, viene percepito dai più come un fastidio, un inciampo, un inutile dettaglio. A parte il colossale “conflitto d’interesse” che nascerebbe se tutto ciò si verificasse, è come se noi congelassimo il nostro pensiero critico e ritornassimo ad affidare i nostri destini ad una stirpe dinastica. Corsi e ri-corsi storici. Si dirà, “signori, la post-modernità è anche questo: un ritorno al passato”; alla faccia dell’Illuminismo e della democrazia. Certo, contro tutto questo, potremo alzare i toni della polemica, fare appello alla coscienza democratica, auspicare mobilitazioni civiche, scrivere un fondo come questo; non otterremo granché. Per i più, saremo sempre quei quattro o cinque sfigati che a furia di leggere sono diventati così miopici da non capire che cosa si agita al di là del proprio ombelico. Tempi bui, una vera e propria emergenza democratica. Vorrei però ricordare, rassicurandoli, che in questo grande palcoscenico che è il mondo, ognuno si è dato un compito e a noi, sfigati o no, è toccato esercitare il “giudizio critico”, ora e sempre.

P. S. Il grande Sofocle nella sua Antigone fa dire ad Emone, in un terribile, franco e risolutivo scontro con Creonte, suo padre, “Una città non potrà mai essere di un uomo solo”. Meditate gente, meditate.

 

redazioneIconfronti

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