Salerno, le voci della poesia entrano a teatro

Salerno, le voci della poesia entrano a teatro
di Luigi Zampoli

Allen Ginsberg

Ieri sera al Teatro A. Ghirelli si è tenuto il secondo appuntamento del progetto “Voci della poesia”, nell’ambito della collaborazione tra Casa della Poesia e la Fondazione Salerno Contemporanea, con la presentazione degli archivi audio-video che testimoniano 17 anni di attività meritoria di divulgazione della letteratura in versi.
L’incontro è stato dedicato ad Allen Ginsberg, figura di primo piano della letteratura americana del Novecento, in particolare della “controcultura” degli anni ’50 e ’60.
Sergio Iagulli e Raffaella Marzano di Casa della Poesia hanno accompagnato il pubblico attraverso le immagini e i suoni lungo il “sentiero” visionario, modernista e dissacrante dell’alfiere, assieme a Corso, Kerouac e Borroughs, della beat generation.
Diversi i preziosi contributi mostrati al pubblico intervenuto, con i volti e le voci dei protagonisti di quella stagione irripetibile di trasformazioni socio-culturali che attraversarono gli Stati Uniti e non solo.
Dalle letture di Allen Ginsberg, tra cui “Howl” (Urlo), il poema che ha tracciato una linea del prima e dopo nella storia della letteratura americana e “America”, accompagnata dal segno musicale di Tom Waits, ad una serie di video di Ginsberg e di altri rappresentanti della beat-generation (Lawrence Ferlinghetti, Janine Pommy Vega, Martin Matz).
Particolarmente significativa per comprendere il “mood” di quegli anni a New York è stata la proiezione del cult-movie di Robert Frank e Alfred Leslie “Pull My Daisy” (1959), con la rigorosa ed accurata traduzione di Raffaella Marzano che rende tutta la forza dirompente del linguaggio di Ginsberg e Kerouac.
Il film, testimonianza della cinematografia underground newyorkese alla Cassavetes degli anni ’50 vede come protagonisti Allen Ginsberg, Gregory Corso, Peter Orlovsky, con l’aggiunta della voce fuori campo di Jack Kerouac che narra gli “estratti di vita” di un gruppo di giovani, con una lettura suggestiva e coinvolgente del testo, intriso di linguaggi “alti” e linguaggi “bassi”, propri della cultura border-line del Village della Grande Mela di quel tempo.
Una serata “post-datata”, quella trascorsa ieri sera al Teatro Ghirelli, all’insegna di un‘atmosfera da cine-studio degli anni Sessanta-Settanta, esperienze da vivere e da rivivere per tenere ogni tanto il presente fuori dalla porta, ricordando i volti e le parole di grandi autori e poeti della contemporaneità, ancora attuali sia per i contenuti che per la carica di vitalità e di energia che li caratterizzava.

redazioneIconfronti

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