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Salerno muore, istituzioni in letargo

Salerno muore, istituzioni in letargo
di Gennaro Avallone

Le istituzioni locali stanno vivendo serie difficoltà nella crisi economica e sociale che si protrae ormai da dieci anni ed hanno scelto la strada della propaganda o del silenzio per tirare avanti, sperando in tempi migliori.
Certo, non tutte le colpe sono degli amministratori, che hanno responsabilità limitate, però essi possono contribuire ad alleviare gli effetti della crisi o possono rafforzarli.
Nel caso di Salerno, come di tante altre città italiane, è prevalsa la seconda alternativa, ovviamente a svantaggio di una parte della popolazione per avvantaggiarne altre. È possibile rimediare? Certo, è possibile, però deve cambiare qualcosa nell’orientamento politico generale. In primo luogo, modificare l’atteggiamento politico: ascoltare di più ciò che emerge dalla società locale, le sue proposte, i bisogni espressi, non liquidando il conflitto come confusione o perdita di tempo, ma riconoscendo che il conflitto esprime vitalità democratica e voglia di affrontare i problemi.
Di fronte alla precarietà e alla disoccupazione consolidata, all’emigrazione permanente da almeno 15 anni, soprattutto delle persone più giovani, alla terziarizzazione povera della struttura economica, al turismo che non riesce ad andare oltre poche centinaia di visitatori a settimana, tranne nei fine settimana di Luci d’artista con turisti giornalieri, le istituzioni locali non danno grandi segnali di iniziativa e confronto.

Gennaro Avallone

Gennaro Avallone

È possibile affrontare questi problemi con la propaganda sugli arresti dei parcheggiatori non autorizzati? È possibile agitare il tema della sicurezza sempre contro gli immigrati in una delle città più tranquille d’Italia (grazie ai suoi abitanti), dimenticando i temi della sicurezza del lavoro (ad esempio, la disoccupazione giovanile altissima), della sicurezza sociale (ad esempio, i lavori poveri in crescita) della sicurezza ambientale (ad esempio, il caso delle Fonderie Pisano)?
Evidentemente, e i risultati lo dimostrano, non è possibile. Così come non è possibile chiudersi nei palazzi istituzionali, non ascoltando, ad esempio non ascoltando le ambulanti e gli ambulanti senegalesi, bangladesi e italiani fuori dai mercati che da oltre un anno chiedono di risolvere i loro problemi di lavoro, creando, in questo modo, nuovi problemi occupazionali e di povertà.
Mi chiedo quale sia il ruolo delle istituzioni pubbliche, dal Comune alla Prefettura, dalla Camera di commercio alla Provincia, in questa situazione e mi chiedo chi si aspetta ad aprire un confronto pubblico, anche con un tavolo tecnico in Prefettura, che affronti le più impellenti emergenze e conflitti presenti in città: dalla situazione delle Fonderie Pisano a quella degli ambulanti, dalla situazione delle persone e delle famiglie in condizione di povertà a quella dei creditori nei riguardi del Comune, che, in media, aspettano 8 mesi per essere pagati, con gravissimi disagi sui servizi svolti, soprattutto nell’ambito delle politiche sociali.
I problemi vanno riconosciuti ed affrontati da parte istituzionale. Altrimenti peggiorano. E non ce lo possiamo permettere.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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